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La Superlega perde pezzi: sei soci fondatori dicono addio

Si sfila anche l'Inter: «Non siamo più interessati»
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Appena nato è già finito, si potrebbe dire citando Mina. Il progetto per la Superlega perde i primi pezzi, con il ritiro dei club inglesi e il passo indietro dell’Inter, spaventata dalla minaccia di uno stop alla sua partecipazione al campionato di serie A. Resiste, invece, Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che nonostante le proteste dei tifosi ha annunciato di voler andare fino in fondo ad un progetto che, comunque, andrà rivisto.
«Fra i nostri club c’è un patto di sangue, il progetto della Superleague ha il 100 per cento di possibilità di successo, andiamo avanti – ha dichiarato Agnelli a Repubblica -. Abbiamo fiducia nella bontà della nostra iniziativa che crediamo avrà successo nel breve periodo. L’iniziativa intrapresa, come previsto dal Trattato Ue, porterà a veder riconoscere un nostro diritto. Per questo teniamo il dialogo aperto con istituzioni, Fifa e Uefa. Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio».
Le sei società di Premier League hanno fatto un passo indietro, sulla scia delle critiche arrivate dai tifosi, dagli stessi calciatori e dal mondo politico, con il premier Boris Johnson a guidare il fronte dei contrari. Il primo a defilarsi è stato il Manchester City, che ha «formalmente avviato le procedure per il ritiro», posizione seguita da Tottenham, Chelsea, Liverpool e Manchester United, che ha annunciato anche le dimissioni (da fine 2021) di Ed Woodward, uno dei principali promotori del progetto. C’è poi chi è arrivato a chiedere scusa, come l’Arsenal. «Abbiamo commesso un errore e ce ne scusiamo», l’ammissione dei Gunners in un tweet.
I Blues si sono visti bloccare dagli ultrà in segno di protesta il pullman all’ingresso dello stadio prima del match con il Brighton, protesta che ha fatto il paio con lo scetticismo di calciatori e allenatori. «Non ci piace e non vogliamo che accada. Questa è la nostra posizione collettiva – ha spiegato il capitano del Liverpool Jordan Henderson in rappresentanza di tutta la squadra -. Il nostro impegno per il club e i tifosi è assoluto e incondizionato». In precedenza anche il manager del City Pep Guardiola si era espresso contro il progetto dei 12 club “ribelli”. «Non è sport quando non c’è relazione tra sforzo e successo, non è sport. Non è sport se non conta se perdi – ha spiegato lo spagnolo – Ho detto molte volte che voglio la migliore competizione possibile».
Con l’addio dei club della Premier League l’intera esistenza della Superlega, ridotta nel giro di poche ore da 12 soci a 6, è in pericolo. Non a caso anche dalla Spagna gli ultimi rumors indicavano un Atletico Madrid «perplesso» e un Barcellona che avrebbe vincolato la propria presenza dietro il via libera dei soci del club. Le società superstiti comunque non si arrendono. «Alla luce delle circostanze attuali, valuteremo i passi più opportuni per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i contributi di solidarietà per l’intera comunità calcistica», si legge in una nota della
Superlega dopo l’addio dei club fondatori facenti parte della Premier League, «costretti a prendere tali decisioni a causa delle pressioni esercitate su di loro». La ’mission’ insomma resta la stessa. La Superlega «è convinta che l’attuale status quo del calcio europeo necessita di un cambiamento». Anche se la strada adesso è ancor più in salita.

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