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La moglie di Grillo replica a Boschi: «Un video testimonia l’innocenza di mio figlio»

La capogruppo alla Camera di Italia Viva aveva durante criticato le parole di Beppe Grillo che in un video-sfogo aveva difeso suo figlio Ciro accusando la stampa di gogna mediatica
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«C’è un video che testimonia l’innocenza di ragazzi, dove si vede che lei è consenziente. La data della denuncia è solo un particolare». È quanto scrive, in replica al post pubblicato ieri sera da Maria Elena Boschi, la moglie di Beppe Grillo, Parvin Tadjik.

L’ex ministra nel video pubblicato sul suo profilo social aveva duramente criticato le parole del garante del M5S, in un video-sfogo contro la stampa, secondo cui il figlio Ciro e i suoi tre amici, indagati per violenza sessuale di gruppo, sarebbero innocenti. E ha ribadito con forza che la ragazza che ha denunciato i quattro ragazzi si sarebbe rivolta alle forze dell’ordine «solo dopo otto giorno, dopo avere fatto kitsurf». Parvin Tadjik, come apprende l’Adnkronos, nel corso dell’inchiesta, coordinata dal Procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, è stata anche intercettata a lungo. La notte del presunto stupro, a metà luglio del 2019, la donna dormiva nella stessa villa in Costa Smeralda in cui sarebbero avvenuti i fatti. Ma ha sempre detto agli inquirenti di non avere sentito niente. Sia la donna che il marito parlano di un video che scagionerebbero i quattro ragazzi.

Le parole di Beppe Grillo «sono piene di maschilismo. Quando dice che la ragazza che ha denunciato il figlio per stupro sostanzialmente è una bugiarda perché ci ha messo otto giorni a denunciare, fa un torto a tutte le donne vittime di violenza. Perché forse Beppe Grillo non sa il dolore che passa attraverso quelle donne che spesso impiegano non giorni ma settimane per trovare il coraggio di denunciare per superare magari la vergogna e l’angoscia», ha detto Boschi. «Quando Grillo ci spiega che suo figlio è chiaramente innocente – ha aggiunto la capogruppo alla Camera di Italia Viva –  perché non è né in carcere, né ai domiciliari dice semplicemente una falsità da l punto di vista giuridico, che non sta né in cielo né in terra. E quando ci spiega che sono solo dei “coglioni”, cito Grillo, “quattro ragazzi che stanno scherzando”, deresponsabilizza 4 ragazzi maggiorenni e lo può fare solo perché è famoso e può fare l’avvocato del proprio figlio. A me piacerebbe che nel M5S qualcuno, magari qualche donna, prendesse le distanze. E non perché io debba condannare il figlio di Grillo, non sta a me farlo e io sono garantista con tutti, anche verso di lui per me vale la presunzione di innocenza». Infine, premettendo «io sono garantista e per me vale la presunzione di innocenza anche per il figlio di Grillo», Boschi ha ricordato il clima di odio nei confronti di suo padre (la cui situazione processuale è stata archiviata, sottolinea) e della sua famiglia, «spesso ispirato da Beppe Grillo e dai 5 stelle» e invece «oggi Grillo ci spiega che ci sono due pesi e due misure. Caro Beppe Grillo ti devi semplicemente vergognare».

Le reazioni

Durissime le reazioni da parte di tutte le forze politiche, dalla Lega a Italia viva, dal Pd a Forza Italia, nei confronti del garante del Movimento 5 stelle. Non è certo tenero con Grillo il Pd, che stigmatizza le parole utilizzate nel video, fino ad arrivare – come fa Andrea Romano – a chiedere che Grillo venga «bandito» dai tavoli politici con i dem per «non compromettere l’alleanza» con M5s. «Attaccare i comportamenti delle vittime di stupro fa schifo», afferma Emanuele Fiano. Parole «aberranti», dice Pina Picierno. «Il video di Grillo è allucinante», aggiunge Matteo Orfini. «Il frasario tipico di chi colpevolizza la vittima non può trovare alcuna forma di spazio pubblico nell’Italia del 2021», scandisce la capogruppo dem al Senato, Simona Malpezzi.

Si fa sentire anche il centrodestra, con Lega e Forza Italia che attaccano il cofondatore del Movimento sul fronte giustizia: «Da Grillo garantismo a giorni alterni. Il sabato Salvini è colpevole, il lunedì suo figlio è innocente», è il commento della Lega di Matteo Salvini. Si associa Forza Italia: «Beppe Grillo, fustigatore giudiziario per professione, manettaro per credo politico, adesso diventa iper-garantista a difesa, guarda un pò, del figlio Ciro, coinvolto in un’inchiesta per violenza sessuale. Per anni il leader del Movimento 5 Stelle ha usato la gogna mediatica contro gli avversari di ogni partito, dando patenti di onestà o disonestà in base ad un oscuro e personalissimo codice etico. Oggi, d’un tratto, cambia completamente impostazione, dà la sentenza e indica la strada alla magistratura. Due pesi e due misure», spiega il capogruppo azzurro Roberto Occhiuto.

Di tutt’altro tenore i commenti dei 5 stelle, che si schierano al fianco del Garante (anche se non mancano alcuni distinguo), accusando invece i media di fare «sciacallaggio». «Ciò che prova Beppe a livello umano posso solo immaginarlo, e da mamma gli sono vicina. La magistratura è al lavoro, perciò auspico che giornali e talk show lascino che questa vicenda si risolva, come giusto che sia, in tribunale. Serve rispetto: no a speculazioni da sciacalli», afferma Paola Taverna. «Sono e siamo umanamente vicini a Beppe Grillo. Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura», spiega Vito Crimi, ma «quando si ha a che fare con la vita delle persone, con vicende di una tale delicatezza, è più che mai opportuno che i fatti vengano trattati dai media evitando conclusioni affrettate e la ricerca di sensazionalismi». Per Gianluca Castaldi quanto sta accadendo è una sorta di attacco al «sogno» creato da Grillo. «Sono un grillino. Sono anche un papà! Capisco tutto. Ma si è andati oltre ogni più pessima aspettativa di ’rinculò del potere», scrive su facebook. «Sapevamo che avremmo avuto contro tutti», ma ora «si sta andando oltre», osserva. Solidarietà a Grillo anche da parte di un ex di peso, Alessandro Di Battista, che proprio sotto il video scrive: «Sei un papà e ti capisco. Spero che tutto si possa chiarire e alla svelta. Coraggio Beppe».

Voce fuori dal coro è quella della deputata M5S Federica Daga, che in un’intervista a Repubblica ammette di essere rimasta «senza parole».«Grillo ha fatto un discorso grave che mi ha fatto rivivere tutto il mio dramma. Un discorso da uomo arrabbiato. Ma come si fa a dire che una violenza non è violenza se viene denunciata otto giorni dopo? Io sono stata massacrata di botte e perseguitata da un uomo che sono riuscita a denunciare soltanto a sei mesi dalla fine di quell’incubo», ha spiegato.  «Sono stata male, malissimo», ha aggiunto. «Non ce la faccio a commentare. Anzi, sono parole – ha sottolineato Daga – che si commentano da sole. Per fortuna oggi c’è il Codice Rosso per cui si può denunciare fino a 12 mesi dopo. Nel mio caso invece i termini erano addirittura scaduti ed è stato processato soltanto per stalking. Quando si viene aggredite, umiliate, picchiate, è difficile parlare, ammettere ciò che si è subito. Io mi sentivo addirittura in colpa per quello che mi era capitato. E spero che i miei genitori non lo vengano a sapere mai». «Non posso certo entrare nel merito e non dovrebbe farlo nessuno essendo una vicenda sub judice. Dovremmo anzi fare un passo indietro e avere rispetto per tutti coloro che sono coinvolti e per le loro famiglie di cui comprendo il dolore. A chi alimenta polemiche dico che la violenza sessuale è un tema che va affrontato con serietà e su cui il Movimento ha lavorato tanto in questi anni, dando un grosso contributo per migliorare la normativa vigente», ha commentato la pentastellata, Anna Macina, sottosegretaria alla Giustizia.

Da ultimo l’attacco del deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, che in un’intervista al sito Vigilanzatv.it accusa il Tg1 di censura: «Quanto accaduto nell’edizione delle 20 del Tg1 è davvero grave. Aver omesso di far sentire la frase di Grillo che parla di presunta consensualità della ragazza che ha denunciato lo stupro significa di fatto aver tentato di proteggere il leader del Movimento 5 stelle. Quella parte del video ha fatto venire la pelle d’oca a tutti, è stata la più contestata anche sui quotidiani di oggi perché nasconde quella che oggi Michela Murgia chiama “cultura della stupro”. Quella frase è terribile, ma proprio per questo il Tg1 avrebbe dovuto farla sentire, come hanno fatto tutti gli altri tg».

«La scelta di proteggere il leader dei 5 stelle – prosegue Anzaldi – è una conseguenza della lottizzazione targata proprio M5s che in questi anni è stata fatta in Rai. Il Tg1 che durante i governi Conte si è trasformato nel megafono di palazzo Chigi ora addirittura decide di prendere le parti di Grillo e di suo figlio rispetto alla denuncia di una ragazza che accusa di essere stata violentata. Davvero una scelta imbarazzante, non si capisce come le donne della redazione possano accettarla senza dire nulla, dopo che anche alcune donne del Movimento 5 stelle sono intervenute contro Grillo e il suo maschilismo. Peraltro non è stata l’unica scelta volta a proteggere Grillo».

«Ieri Maria Elena Boschi in un video molto efficace – dichiara ancora il deputato Iv – ha risposto a Grillo, per anni principe dei giustizialisti e dell’odio alimentato in rete anche contro i familiari dei politici, ma oggi garantista perchè è coinvolto suo figlio. Ebbene, quel video è stato trasmesso da tutti i tg ma non dal Tg1, che pur di non far sentire le parole della Boschi su Grillo ha deciso addirittura di darle spazio nel pastone politico sugli incontri del premier Draghi con le forze politiche. Se si pensa che Italia Viva è sistematicamente cancellata dal Tg1, che ha meno spazio di tutti gli altri partiti in Parlamento, compresa Leu che ha la metà dei parlamentari, si capisce che dare voce eccezionalmente alla capogruppo Iv nel servizio politico è stato un modo per evitare di darle spazio sul caso del giorno, ovvero l’imbarazzante video di Grillo».

La replica dei genitori della ragazza

«Siamo distrutti. Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante», hanno replicato in una nota, diffusa dall’avvocato Giulia Bongiorno, i genitori della ragazza che ha denunciato per stupro il figlio di Beppe Grillo e altri tre coetanei. «Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore, la disperazione e l’angoscia della vittima e dei suoi cari sono strategie misere e già viste, che non hanno nemmeno il pregio dell’inedito», hanno concluso.

I fatti

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Ciro Grillo risale al 16 luglio del 2019. Dopo una serata in discoteca quattro giovani, tra cui il figlio di Beppe Grillo, finiscono la giornata nella villa del comico e fondatore del M5S. Con loro due studentesse milanesi. Una sarebbe andata a dormire quasi subito. L’altra, invece, dopo aver bevuto alcol in quantità sarebbe stata stuprata dal gruppo, secondo quanto denunciato dalla presunta vittima. L’amica, in un appartamento affianco, non si sarebbe accorta di nulla. La denuncia da parte dell’allora 19enne italo-svedese è stata presentata in questura a Milano, al suo rientro dalla Sardegna. Sulla base del racconto della ragazza, la procura di Tempio Pausania ha raccolto elementi e avviato le indagini per far luce sulla vicenda. Il procuratore capo Gregorio Capasso e la sostituta Laura Bassani hanno nei mesi scorsi chiuso l’inchiesta e inviato agli indagati la relativa comunicazione. Sono chiamati a rispondere di violenza sessuale di gruppo, oltre al ventenne Ciro Grillo, gli amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. I quattro, assistiti da un pool di avvocati genovesi, giovedì 15 aprile sono stati sentiti in procura a Tempio dal pm Capasso e dalla sostituta Bassani. Massimo riserbo sul loro interrogatorio da parte degli inquirenti. Anche i legali degli indagati si sono trincerati dietro un assoluto silenzio. Uno solo si è limitato a ribadire che gli accusati hanno confermato la loro versione nei fatti respingendo le accuse. In pratica – questa è la linea della difesa – non vi fu violenza perché i rapporti sessuali furono consenzienti.

L’accusa: «Afferrata per la testa e costretta ad avere rapporti»

Secondo i pm non fu «sesso consenziente», come dice invece la difesa degli indagati. Per l’accusa è stata «violenza sessuale di gruppo». E per dimostrarlo hanno allegato agli atti, visionati dall’Adnkronos, il racconto crudo della ragazza che racconta di essere stata stuprata a turno. «Verso le sei del mattino – si legge in un verbale – mentre R. M. (l’amica della vittima ndr) dormiva», scrivono i magistrati, la giovane è «stata costretta» ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box doccia del bagno, con uno dei ragazzi. «Gli altri tre indagati hanno assistito senza partecipare». Poi un’altra violenza, costringendo la giovane a bere mezza bottiglia di vodka contro il suo volere. La Procura ha anche una serie di fotografie e immagini che ha inserito nel fascicolo. «La ragazza ha poi perso conoscenza fino alle 15 quando è tornata a Palau», scrivono i pm. La «lucidità» della vittima «risultava enormemente compromessa» quando è stata «condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati» l’avrebbero costretta ad avere «cinque o sei rapporti» sessuali. «Costretta ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box del bagno», «afferrata per la testa a bere mezza bottiglia di vodka» e «costretta ad avere rapporti di gruppo» dai quattro giovani indagati che hanno «approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica» di quel momento,  è l’atto di accusa della Procura di Tempio Pausania.

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