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“Dire e contraddire”, l’arte delle parole “civili” per imparare la democrazia

L'avvocatura entra nelle scuole con il torneo di retorica ideato dall’Ordine degli avvocati di Taranto nel 2019 e oggetto del Protocollo d’intesa tra il Consiglio nazionale forense ed il ministero dell’Istruzione
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Azioni civili unite a parole civili. Si può riassumere così “Dire e contraddire”, il torneo ideato dall’Ordine degli avvocati di Taranto nel 2019, a cura del Consigliere Cnf Vincenzo Di Maggio e dell’avvocato Angela Mazzia, diventato, lo scorso anno, oggetto del Protocollo d’intesa tra il Consiglio nazionale forense ed il ministero dell’Istruzione. Il torneo, che porta l’avvocatura – da quest’anno a livello nazionale – nelle scuole, è stato presentato venerdì on line e ha l’obiettivo di diffondere la cultura dei valori della democrazia, dei diritti e doveri di cittadinanza e della legalità attraverso una coinvolgente disputa su temi di educazione civica scelti direttamente dagli studenti.

Demolendo il linguaggio d’odio sempre più diffuso nella società, lo scopo è quello di insegnare ai giovani gli strumenti per una comunicazione efficace ed efficiente attraverso la capacità di argomentare e contro-argomentare. Il progetto è finalizzato alle scuole superiori e mira all’acquisizione della padronanza del “saper dire” e “contraddire” attraverso un discorso efficace modulato a ritmo di ethos, logos e pathos. Coinvolti gli studenti di 12 classi di scuole secondarie di secondo grado di Taranto, Milano e Roma. Ad occuparsi della formazione dei circa 90 ordini territoriali che hanno aderito è stata Angela Mazzia. «L’avvocatura si è assunta la responsabilità di condurre le giovani generazioni in questo percorso di conoscenza delle tecniche di una comunicazione che sia efficace ed efficiente spiega al Dubbio Mazzia -. Un’assunzione di responsabilità apprezzata dai dirigenti scolastici ma anche dai ragazzi, che hanno dimostrato entusiasmo ad esercitarsi con la parola. Le frasi scelte dai ragazzi sono molto significative e toccano questioni importantissime, come politica, carcere, fine vita, libertà, tolleranza e differenze di genere. Sono tematiche forti, nei confronti delle quali hanno dimostrato interesse. Lo scopo è far comprendere loro l’importanza di saper compiere azioni civili unitamente a parole civili. Questo vuol dire essere cittadini liberi e responsabili».

Gli studenti delle 12 squadre si sfideranno sotto la guida dei componenti esterni della Commissione educazione alla legalità del Cnf, coordinata dalla consigliera Daniela Giraudo, gli avvocati Mazzia, responsabile del progetto, Giulia Cammilletti e Domenico Facchini, insieme ai referenti territoriali delle tre città, Giovanni Fiorino per l’Ordine di Taranto, Daniele Barelli per l’Ordine di Milano e Viviana Minghelli e Ombretta Pacchiarotti per l’Ordine di Roma. «È un progetto che mette insieme tante buone prassi – ha affermato nel corso della conferenza stampa Maria Masi, presidente facente funzioni del Cnf -, condividendo un’esperienza già apprezzata. Le finalità sono chiare: la missione di condividere i valori della democrazia e l’esercizio dei diritti di cittadinanza, dando senso pratico all’esercizio della legalità e la possibilità ai giovani di sentirsi protagonisti di un progetto importante». «Si è voluto prospettare un nuovo (vecchio) modello di porgere il proprio pensiero – ha affermato Di Maggio -, di dire e contraddire, secondo regole che rispecchino i principi teorizzati da Aristotele a Schopenhauer, che rifuggano dall’insegnamento che il grande “maleducatore” (la Tv) di solito propina: talk show all’insegna del “prevale chi grida di più, chi è più violento nel suo incedere o nelle sue affermazioni” o dalleinvettive e dalle offese rivolte, senza contraddittorio, attraverso i social network. L’obiettivo finale è ricondurre ed educare i giovani a discutere su tutto e di tutti, all’insegna del massimo rispetto delle idee altrui, perché il confronto ritorni ad essere fenomeno di crescita, emblema del melius re perpensa e non inutile e sterile conflitto».

Grande entusiasmo anche da parte della consigliera Giraudo: «La passione per la nostra professione e il desiderio di valorizzare le nostre competenze avventurandoci in aule diverse da quelle consuete hanno portato il Cnf a volere una commissione che si occupi di progetti di educazione alla legalità. La parola è suono, l’esempio è tuono me lo ha insegnato il presidente della mia Corte d’appello in un commovente convegno dedicato al ricordo dell’avvocato Ambrosoli – ha affermato -. È quello che possiamo dare tutti insieme, ogni giorno, con il nostro comportamento, memori del ruolo dell’avvocatura. È quello che i ragazzi con il loro entusiasmo daranno a noi, ai loro coetanei sfidandosi ed impegnandosi in questo torneo. Ogni volta che un avvocato si impegna in un progetto di educazione alla legalità pensa ai figli, ai nipoti, ai fratelli minori, si mette in gioco per regalare un pezzettino della passione che lo anima, perché alla fine tutti vogliamo credere che si possa costruire un futuro migliore e di poter dare il nostro contributo perché possa divenire realtà».

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