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Esame da avvocato, oggi l’ultimo sì alla Camera. Pronto pure il decreto attuativo

Esame da avvocato, oggi l'ultimo sì alla conversione del decreto legge
In arrivo il via libera condiviso dell’Aula alla conversione del Dl, anche Fratelli d’Italia ritira gli emendamenti. Perantoni, presidente della commissione Giustizia: «Trovata una buona soluzione». Dalle norme “secondarie”, che la ministra Cartabia firmerà nelle prossime ore, la risposta all’ultima incognita: domande per la prima prova uguali in tutta Italia o semplici linee guida per le subcommissioni
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Due cose vanno notate. Innanzitutto, la consapevolezza condivisa da tutti i partiti che le norme urgenti per l’esame da avvocato non potessero restare sospese. Oggi la Camera voterà in aula il via libera definitivo alla conversione del decreto Cartabia, che consente modalità straordinarie per l’ormai imminente “sessione 2020”. Ebbene, l’attenzione per i futuri avvocati ha suscitato, già nella discussione generale di ieri, piena unità, tanto che anche la deputata di Fratelli d’Italia (unico partito d’opposizione) Ylenja Lucaselli ricorda di aver rinunciato a «discutere i propri emendamenti» perché «consapevole che è urgente dare la possibilità a oltre 26mila aspiranti avvocati di svolgere finalmente la prova di abilitazione».

Fratelli d’Italia: domande per esame siano uguali in tutta Italia

Ma sempre dalla rappresentante del partito di Giorgia Meloni arriva un rilievo critico: «È necessario predisporre anticipatamente un numero di quesiti sui quali le sottocommissioni possano basarsi per formulare le domande ai candidati, a garanzia dell’uguaglianza». Una modifica che sarebbe possibile introdurre anche con il semplice decreto ministeriale attuativo, destinato alla firma della guardasigilli Marta Cartabia proprio in queste ore.

La richiesta di omogeneità nei quesiti per il “primo orale” proviene anche dal Cnf, che auspica la predisposizione, da parte della commissione centrale insediata a via Arenula, di un certo numero di “quaestiones” uguali per tutte le Corti d’appello. Il ministero è senz’altro disponibile a emanare in proposito linee guida quanto più possibile vincolanti per i commissari locali. Solo dal testo del decreto ministeriale si comprenderà qual è il punto di equilibrio trovato.

L’auspicio di Zanettin (FI): primo orale chiuso entro luglio

Intanto il clima di Montecitorio è apprezzato da Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia e deputato cinquestelle: «Il decreto è una buona soluzione per rendere possibile e sicuro lo svolgimento dell’esame, si tratta di norme pensate per superare l’impasse creato dalla pandemia. È positiva la convergenza di tutti i gruppi, consapevoli di dover andare incontro alle esigenze dei cittadini in un momento così difficile».

La pensa così anche il capogruppo di FI in commissione, Pierantonio Zanettin. Che ricorda come il decreto introduca «delle modalità di esame decisamente innovative». Zanettin si riferisce alla sostituzione del tradizionale scritto con un’altra prova orale. Che, spiega, è auspicabile possa concludersi «entro luglio», in modo da consentire «agli aspiranti avvocati di iniziare già in autunno la seconda prova. È la nostra speranza, la stessa della ministra Cartabia», nota Zanettin, che ringrazia la guardasigilli per il decreto «provvidenziale».

Differenze di vedute si registrano in parte sulla possibilità di cogliere dal Dl per l’esame 2020 «l’occasione per favorire la discussione in commissione Giustizia sui progetti di riforma delle modalità di preparazione e accesso alla professione», come dice il dem Alfredo Bazoli. Idea che persuade meno la 5 stelle Carla Giuliano: «Questo intervento normativo», ricorda, «deve essere considerato temporaneo perché legato all’emergenza in corso».

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