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Il Covid in carcere si diffonde ma il sovraffollamento non diminuisce

A Reggio Emilia il focolaio più grave di Covid in carcere: 115 positivi su 350 detenuti, 4 ricoverati. Nel reparto femminile di Rebibbia contagiate 54 detenute e sei agenti
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Il sovraffollamento persiste e il Covid in  carcere si diffonde. Secondo gli ultimi dati del Dap, i detenuti sono diminuiti di soli 188 unità. Nel frattempo il Covid in carcere si diffonde sempre di più e la campagna vaccinazione è ancora a rilento a causa delle regioni che non si muovono in maniera uniforme. Secondo il garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma, l’Abruzzo è ai primi posti per percentuale di detenuti vaccinati. A seguire la Lombardia, mentre altre realtà come Lazio, Toscana e Molise sono più indietro, anche se l’arrivo del vaccino Johsnon&Johnson monodose potrebbe far compiere un balzo in avanti proprio al Lazio.

Da Reggio Emilia a Rebibbia sale la tensione

Ma qualche tensione all’interno delle carceri comincia a farsi sentire. Nel carcere di Reggio Emilia risulta il focolaio più grave. Sono saliti a 115 positivi al Covid su 350 detenuti. Mentre salgono a 4 i detenuti ricoverati. I detenuti sono in isolamento da giorni e la tensione si fa sempre più forte. Anche nel reparto femminile del carcere di Rebibbia sono 54 le detenute e sei agenti positivi al Covid, Poi c’è il carcere di Asti dove la garante locale dei detenuti, Paola Ferlauto, pur sottolineando che la situazione dei positivi sta migliorando, la forte carenza di personale e l’isolamento forzato in piccole celle la preoccupa molto. «La tensione è tanta, anche perché – spiega Ferlauto raggiunta dall’Ansa – sono aumentati i positivi tra gli agenti e molti sono in malattia. La forte carenza di personale mi preoccupa molto. I detenuti non possono muoversi dalle loro piccole celle e sono venute meno tutte le loro attività. La situazione è sul punto di esplodere. Temo un’insurrezione al carcere di Asti».

In Piemonte scoppiati focolai in molte carceri

Ricordiamo che, come riportato da Il Dubbio, ad Asti nei giorni scorsi è scoppiato un focolaio di Covid in carcere. È stato fatto il tampone a tutti i 298 detenuti e, dei 51 detenuti positivi, 44 si sono negativizzati, ma altri 25, che hanno rifiutato la vaccinazione, sono positivi. L’altro ieri è stato inoculato il Pzifer a 18 detenuti che, per loro patologie, non avevano potuto fare AstraZeneca, ne rimangono 13 che devono essere vaccinati in zona protetta. Ricordiamo che, per quanto riguarda la regione Piemonte, oltre ad Asti, anche al carcere di Saluzzo e quello di Cuneo dove ci sono i 41 bis, sono scoppiati i focolai. Ed è la regione dove, a causa di un probabile fraintendimento, ha recepito la direttiva del commissario nazionale per l’emergenza Figliuolo che avrebbe indicato di vaccinare solamente dove insorgono i focolai di Covid in carcere.

Il garante Mauro Palma ha bacchetto il presidente della Regione Piemonte

È intervenuto, con una lettera, il garante nazionale Mauro Palma che ha bacchettato il presidente Alberto Cirio per i ritardi e la strategia seguita nelle vaccinazioni. I due hanno avuto uno scambio epistolare che evidentemente non è piaciuto al garante che ha rilevato alcune perplessità. Innanzitutto – dice Palma – «perché non è assolutamente condivisibile una strategia che si basi sugli interventi laddove i focolai di contagio si sono già sviluppati». Come successo per esempio nelle carceri di Asti, Cuneo e Saluzzo citati dal governatore. «Ma anche perché tra le sue parole (di Cirio, ndr) non riesco a intravvedere date certe di avvio della fase di diffusa e capillare vaccinazione delle persone ristrette e di coloro che in carcere operano». Il garante ha ricordato che in base al Piano Nazionale «polizia penitenziaria, personale carcerario e detenuti rappresentano categorie e setting prioritari “a prescindere dall’età e dalle condizioni patologiche”. Posizione del resto opportunamente riportata dalla stessa ministra della Giustizia, proprio per chiarire la direzione della strategia adottata». Ma, com’è detto, in tutto questo c’è anche il discorso del sovraffollamento. Erano presenti 53.697 al 28 febbraio 2021, sono 53.509 al 31 marzo 2021. Quindi solo 188 in meno. Le madri detenute con figli al seguito sono aumentate di una unità rispetto ad un mese fa: erano 25 con 27 figli, ora sono 26 con 28 figli. A quanto un decreto che introduca almeno la liberazione anticipata speciale?

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