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Caso Denise Pipitone, il legale: «Basta con questo circo mediatico»

Attesi per oggi i risultati dalla Russia del test del sangue a cui si è sottoposta Olesya Rostova. Ma finora non è arrivato nulla.
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«Il dolore di un genitore non si ripaga con il ricatto mediatico. Rimaniamo sempre cauti…Vogliamo certezza e basta». Per Piera Maggio l’ora della speranza è appesa a una diretta Tv. I riflettori si accendono ancora una volta sul giallo della piccola Denise Pipitone, scomparsa nel nulla all’età di 4 anni, sulla strada di casa a Mazara del Vallo, Sicilia, nel 2004. Questa volta la pista promette bene. Ma quella «certezza» che sua madre, Piera, aspetta da 17 anni è ostaggio di un’emittente televisiva.

Tutto succede in pochi giorni. Una spettatrice invia una segnalazione alla trasmissione Chi l’ha visto?: c’è una ragazza in Russia che cerca sua madre, e per farlo lancia un appello dal programma “Che parlino pure”, in onda tutti i giorni da Mosca sul Primo Canale. Il volto di Olesya Rostova, la giovane russa, assomiglia in maniera «notevole» a Piera Maggio. Ma non solo. Olesya ha l’età che avrebbe oggi Denise, la sua storia – così piena di ombre – lascia aperta una possibilità. La ragazza, infatti, racconta di essere stata rapita da piccola. Ricorda poco del suo passato. L’hanno ritrovata quando aveva solo cinque anni in una stazione in compagnia di una nomade, ed è stata poi affidata a un orfanotrofio. Federica Sciarelli riapre il caso dagli studi di Rai3, dove tutto era iniziato vent’anni prima. Si riaccende la speranza. E un attimo dopo, neanche a dirlo, parte la macchina dello spettacolo: la verità su Denise diventa un fatto di audience.

Dall’Italia il legale di famiglia, Giacomo Frazzitta, chiede fiducioso un riscontro: «Attendiamo il gruppo sanguigno di Olesya, appena lo avremo lo confronteremo con quello di Denise. Se è compatibile si procederà con il prelievo e l’esame del Dna. Spero entro il weekend di avere le idee più chiare», spiegava l’avvocato solo qualche giorno fa. Si tratta di un un’operazione semplice. «Speravamo di poter accelerare i tempi e avere l’esito delle analisi ma quello a cui stiamo assistendo da parte della tv russa è solo un ricatto», denuncia ora il legale. Che ieri, risultati alla mano, avrebbe dovuto prendere parte via streming alla trasmissione russa per un primo confronto con la giovane donna. Niente. L’emittente si rifiuta di inviare i risultati in anticipo. L’effetto sorpresa è troppo prezioso. La famiglia di Denise grida al «ricatto mediatico». Non ci sta.

«Se entro domani non ci faranno avere i dati del gruppo sanguigno della ragazza mostrata in tv io e Piera Maggio non parteciperemo a nessun programma. Basta con questo circo mediatico», fa sapere ieri il legale della madre. «Avevamo chiesto non il dna, solo il gruppo sanguigno, cosa che potevano inviare tramite un sms o su whatsapp», spiega ancora Frazzitta. «Siamo infastiditi da questi ritardi», aggiunge. Questo atteggiamento, infatti, è uno «stillicidio» nei confronti della madre di Denise che da 17 anni aspetta una risposta, sottolinea ancora l’avvocato. «L’attesa per noi è una condizione normale, siamo abituati alle segnalazioni, che giriamo sempre alla procura e che spesso sono senza esito. Questa volta siamo cautamente ottimisti, ma così è solo un ricatto», chiosa il legale.

«La speranza di trovare e riabbracciare Denise non è mai mancata. In questi anni l’abbiamo sempre cercata, anche in tutte quelle segnalazioni, avvistamenti, che poi sono risultate nulle. Anche in questo caso andremo cauti», racconta Piera Maggio, in un audiomessaggio trasmesso su Canale 5, al programma condotto da Barbara D’Urso “Domenica Live”. «In questi anni abbiamo visto tanti avvistamenti e segnalazioni – ricorda il legale. Questa volta, però, stiamo seguendo una strada diversa, non abbiamo avviato i canali burocratici, giudiziari internazionali. C’è un contatto più diretto e speriamo di poter arrivare prima rispetto a quei canali». Eppure sarà una diretta Tv ad avere l’ultima parola.

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