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Procura di Trapani, giornalisti intercettati: interviene la Cartabia

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha disposto accertamenti sul caso dei giornalisti intercettati dalla procura di Trapani
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La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ci vuole vedere chiaro sulla vicenda dei giornalisti intercettati dalla Procura di Trapani durante colloqui con le loro fonti riservate, in un caso anche durante una conversazione tra una giornalista, Nancy Porsia, e la sua avvocata Alessandra Ballerini.E così la ministra ha disposto accertamenti

Oltre a Nancy Porsia gli inquirenti avrebbero registrato le conversazioni anche di altri giornalisti.  Maurizio Agnello, procuratore facente funzioni a Trapani, in una dichiarazione riportata dal sito dell’agenzia Adnkronos ha precisato di aver «preso servizio nel febbraio 2019» avendo così «ereditato il fascicolo» e ha aggiunto che «come mi ha riferito l’ex capo della Squadra Mobile di Trapani, la giornalista Nancy Porsia è stata intercettata perché alcuni soggetti indagati facevano riferimento a lei che si trovava a bordo di una delle navi oggetto di investigazioni. Nessun altro giornalista è stato oggetto di intercettazioni. In ogni caso, voglio sottolineare subito che nella informativa riepilogativa dell’intera indagine depositata nello scorso mese di giugno non c’è alcuna traccia delle trascrizioni delle intercettazioni della giornalista Nancy Porsia e non c’è alcun riferimento ad altri giornalisti». Ma secondo la ricostruzione di Domani tra i giornalisti intercettati ci sarebbero anche  Nello Scavo di Avvenire, Francesca Mannocchi,  collaboratrice de l’Espresso, Sergio Scandura di Radio Radicale, Fausto Biloslavo de il Giornale, Claudia Di Pasquale di Report e Antonio Massari de il Fatto Quotidiano.

E il quotidiano Domani rilancia sostenendo che l’ordine di intercettare sarebbe partito dal Viminale che nel 2016 faceva capo a Marco Minniti.

L’Ordine nazionale dei giornalisti fa appello a Sergio Mattarella. «Siamo di fronte allo sfregio del segreto professionale – ha dichiarato il presidente nazionale Carlo Verna – la vicenda, leggendo le cronache, appare di estrema gravità e merita una mobilitazione non solo della categoria che l’Ordine dei giornalisti promuoverà». Perciò «ci appelleremo al Presidente della Repubblica, che oltre ad essere il supremo garante della Costituzione è anche 11 numero uno del Csm, e alla Ministra della Giustizia. Per fortuna nostra e delle istituzioni si chiamano Sergio Mattarella e Marta Cartabia».

La Federazione nazionale della Stampa, già venerdì, aveva chiesto «Chi e perché ha disposto tali misure? Si volevano scoprire le fonti, violando il segreto professionale? – si chiede la Fnsi – A che titolo sono state trascritte le intercettazioni relative ai colloqui tra la cronista Nancy Porsia e la sua legale Alessandra Ballerini? Perché, particolare ancora più inquietante, sono stati trascritti brani relativi alle indagini su Giulio Regeni?».

Anche la Camera penale di Trapani chiede«chiarimenti» sulle intercettazioni delle conversazioni di alcuni giornalisti .«Occorre comprendere chi (e per quale motivo) abbia palesemente violato la chiara regola del codice di procedura penale intercettando- sia pure indirettamente – la conversazione di un difensore nell’esercizio delle proprie funzioni difensive», si legge in unanota. «Dalle captazioni delle conversazioni della giornalista -avvenute, pare, con sistemi di geolocalizzazione- – afferma la nota -gli inquirenti hanno registrato, e trascritto nei brogliacci, le conversazioni della Porsia con il suo avvocato e con altri due avvocati che l’avevamo inserita nella lista come consulente nei processi a carico di alcuni loro assistiti. Come detto, almeno una di queste conversazioni – intercorsa tra la Porsia e un avvocato -riguardava la nomina della giornalista quale consulente di difesa inun processo in corso di celebrazione. Nella telefonata l’avvocato difensore discute con la sua consulente delle strategie processuali».«Ciascuno – dice la Camera Penale – coglie la portata autoritaria di una tale investigazione, dal momento che essa attinge due diritti costituzionali e inviolabili: la libertà di stampa e la libertà di difesa. La norma del codice di procedura penale (l’art. 103 commi 5 e7) non lascia spazio a dubbi: ’Non è consentita l’intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, nè a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite…, i risultati delle… intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, eseguiti in violazione delle disposizioni precedenti, non possono essere utilizzatì».

 

 

 

 

 

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