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Il Csm trasferisce Lanzi, Rampioni: «Tentativo di silenziare Palamara»

Il laico del Csm trasferito ad un'altra commissione dopo l'incontro con l'avvocato dell'ex pm poco prima della sua audizione
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Il consigliere del Csm Alessio Lanzi, laico in quota Forza Italia, lascia la prima commissione, quella che si occupa dei trasferimenti d’ufficio dei magistrati e che ha al vaglio il materiale delle chat di Luca Palamara. La decisione di trasferirlo, a quanto si apprende, è stata assunta dal vicepresidente del Csm, David Ermini, su proposta del comitato di presidenza, a seguito delle notizie di stampa che hanno riferito di un incontro di Lanzi con il difensore di Palamara, Roberto Rampioni, la sera prima dell’audizione dell’ex pm davanti alla prima commissione, di cui Lanzi era vicepresidente. Ermini oggi ha modificato la composizione delle commissioni spostando Lanzi dalla prima alla quinta commissione e mettendo al suo posto Michele Cerabona, altro laico di Fi. Una decisione, si sottolinea da Palazzo dei Marescialli, per rasserenare il clima e garantire tranquillità nei lavori.

 

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Lanzi aveva spiegato che si era trattato di un incontro banale con un collega a cui è legato da un’antica amicizia e frequentazione e aveva assicurato che non si era affatto parlato dell’audizione di Palamara. «Ciò che emerge, e con assoluta chiarezza, è che non è mai esistito un interesse della difesa Palamara ad informazioni relative ad un procedimento disciplinare che riguarda altri – ha scritto Rampioni sulle colonne de Il Giornale, puntando il dito contro Repubblica e Corriere, che hanno diffuso la notizia dell’incontro -, ma che vi è – come è dato evincere da quanto sostenuto dagli articolisti – il diverso interesse, almeno di parte della Commissione, di silenziare il più possibile il teste, di “non offrirgli lo spunto per tornare sugli argomenti” trattati nel noto libro e inibire le iniziative, lecite e doverose, di quei membri (si apprende Lanzi, Di Matteo, Basile) tese ad “ampliare il più possibile il perimetro dell’audizione”, come del resto richiesto dai numerosi magistrati che non si riconoscono nelle correnti. Ovvero, ottenere che Lanzi lasci la Commissione, così da scongiurare preoccupanti voti di parità».

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