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La foto di Draghi in fila per il vaccino è il frutto avvelenato del populismo

Il premier Draghi in attesa della sua dose di vaccino AstraZeneca sembra un cittadino tra i tanti. Ma non è così: lui ha sulle spalle il destino di 60 milioni di italiani
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L’istantanea del giorno arriva dall’hub vaccinale della stazione Termini di Roma dove il presidente del Consiglio Draghi e consorte attendono la loro dose di vaccino AstraZeneca quasi fossero la coppia più normale e anonima del mondo. È  un déjà vu: la foto del premier arriva qualche settimana dopo la posa composta del capo dello Stato, anche lui in fila allo Spallanzani e anche lui in attesa della sua dose di vaccino. Naturalmente si tratta di due scatti non casuali e studiati fin nel minimo dettaglio dai comunicatori di palazzo Chigi e Quirinale.

E cosa vogliono dire quelle due istantanee? Vogliono comunicare la normalità del potere, la rinuncia a ogni privilegio, la prossimità del Palazzo che scende tra la “gente” per vivere fianco a fianco la durissima battaglia contro la pandemia. Ma è proprio così che deve andare? Davvero il capo del governo della sesta o settima potenza del mondo può essere considerato un italiano tra i tanti? Davvero ha gli stessi oneri di qualunque altra persona: di chi scrive tanto per dirne una? O non è piuttosto, quella foto di Draghi in fila, un segno del cedimento al populismo? È chiaro a tutti infatti che Draghi non è un cittadino come gli altri e la tutela della sua salute, al momento, è più importante di quella di chiunque altro.

– Leggi anche: Covid Sicilia, falsi dati sui contagi: arresti e indagati

Mario Draghi ha nelle sue mani il destino di 60 milioni di italiani e le sorti di un paese investito da una crisi sanitaria senza precedenti e dalla crisi economica più grave dal dopoguerra. Quella foto ha davvero poco a che vedere con la democrazia e l’uguaglianza. Quella foto è il frutto avvelenato dell’uno vale uno con cui in questi anni ci hanno riempito la testa.

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