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Zanettin (Forza Italia): «I magistrati non devono essere valutati proforma»

Il deputato: «Forza Italia vuole valorizzare il ruolo degli avvocati per quanto riguarda le valutazioni di professionalità dei magistrati»
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«Forza Italia vuole valorizzare il ruolo degli avvocati per quanto riguarda le valutazioni di professionalità dei magistrati». A dirlo è l’onorevole Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro in commissione Giustizia alla Camera. Il tema della valutazioni di professionalità delle toghe è tornato in questi giorni di grande attualità. Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, in una intervista, ha dichiarato che «per valutare la professionalità di un magistrato» vi debba essere «un controllo sulla qualità e tenuta dei suoi provvedimenti».

Anche autorevoli magistrati sono consapevoli che l’attuale meccanismo debba essere rivisto. Il problema, come però evidenziato con una nota inviata allo stesso Ermini dal presidente della Corte d’Appello di Venezia Ines Marini, è la mancanza attualmente di un sistema “affidabile” per valutare la “qualità” complessiva dei provvedimenti.

Ad oggi nulla è stato fatto per rimediare a questa grave “falla” e per dare quindi attuazione concreta, al di là di meri propositi verbali, ad una valutazione realmente meritocratica dell’operato del magistrato.

Onorevole Zanettin, ha fatto discutere il caso di un giudice del Tribunale di Pisa che, nonostante avesse forato con un pugnale le gomme dell’auto di una collega con cui aveva avuto una discussione e aver litigato violentemente per motivi di circolazione stradale, è stato promosso del Csm.

Nella mia esperienza ho visto diverse situazioni paradossali di questo tipo. Esiste un problema di fondo.

In che senso?

Oggi la norma prevede che se un magistrato viene bocciato per due valutazioni di professionalità consecutive debba essere destituito.

Licenziato?

Sì.

E crede che ciò possa essere una forma di “condizionamento”?

Direi una forma di pressione, una sorta di “ricatto”, in quanto se non passa il magistrato rimane senza lavoro.

Qual è secondo lei la logica di una norma congegnata in tal modo?

La norma voleva evitare che soggetti inidonei venissero promossi. Però nel caso concreto ciò si traduce che una positiva valutazione di professionalità non si nega a nessuno. È una norma sbagliata, da cambiare. Anche in sede legislativa, dal momento che esiste un “non detto” sostanziale.

I casi di destituzione, in effetti, sono più unici che rari… È così. Si verificano situazione spiacevoli, di cui ripeto sono stato testimone quando era al Csm nella scorsa consiliatura. Subentrano aspetti di carattere umano, sociale che nulla hanno a che vedere la professionalità del magistrato.

Da dove partire, allora?

Le valutazioni di professionalità non devono essere un proforma.

Lei pensa, come Ermini, che per le valutazioni si debba analizzare l’esisto delle sentenze?

È un discorso complesso. Bisognerebbe aspettare l’esito della Cassazione. A parte il tempo, va considerato che la Cassazione a distanza di una settimana, è capitato, si sia pronunciata in modo diverso su casi analoghi. Ormai la Cassazione ha perso la sua funzione nomofilattica. È un giudice di merito.

Quindi serve valorizzare il ruolo degli avvocati?

Certo. Nei Consigli giudiziari. E il ruolo degli uffici “dirimpettai” per fornire ulteriori elementi di conoscenza.

È stato più volte ricordato che le valutazione positive sono circa il 99,8 per cento.

A parte questo dato, c’è l’esperienza quotidiana. Io faccio l’avvocato e vedo quello che succede nei Tribunali. C’è il magistrato laborioso e quello pigro. Però non esistono filtri efficaci di valutazione.

Il capo ufficio può fare qualcosa?

Ha un ruolo fondamentale. Serve un controllo di gestione di tipo manageriale. Vanno utilizzati parametri di valutazione differenti.

Ad esempio?

Quante sentenze vengono scritte, in quanto tempo, e così via. Sono però tematiche oggi estranee alla cultura tradizionale della magistratura.

Ne ha parlato con il ministro della Giustizia?

Ho già avuto una interlocuzione con la professoressa Marta Cartabia nelle scorse settimane. Ho molta fiducia che si possa giungere una riforma positiva in tal senso.

E sul fronte dello smaltimento dell’arretrato?

Per smaltire l’arretrato le riforme ordinative servono meno. Servono quelle organizzative.

Altro argomento annoso.

È vero. A parità di condizioni non si spiega perché gli esiti siano diversi. Mi riferisco a Tribunali con simili scoperture di organico o medesimi contesti territoriali. Eppure le disparità ci sono.

In che tempi pensate di concludere?

Completeremo il ciclo di audizioni e poi proseguiremo il lavoro nella Commissione. Speriamo di fare in fretta.

 

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