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Caos vaccini in Lombardia, Fontana azzera i vertici di “Aria”

Sotto accusa la società della Regione dopo i disagi che si sono verificati nella campagna vaccinale, in particolare a Cremona. Salvini: «Entro la settimana gestione a Poste»
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Il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha azzerato il Cda della società Aria, sotto accusa per i disagi che si sono verificati, in particolare a Cremona, nella campagna vaccinale. Sarebbe invece confermato il direttore generale Lorenzo Gubian, in carica da pochi mesi.

«Stamattina ho sentito Fontana, Moratti e Bertolaso. Mi aspetto un bel segnale di cambiamento positivo», aveva annunciato il segretario della Lega, Matteo Salvini, all’uscita dell’Avis di Milano Lambrate, dopo i disservizi dei giorni scorsi nelle prenotazioni per le vaccinazioni in Lombardia, gestite da Aria. «L’obiettivo è correre. Entro la settimana dovrebbe arrivare Poste» a gestire le prenotazioni delle vaccinazioni anticovid in Lombardia al posto di Aria. «Ho sentito Bertolaso, Fontana e la Moratti. Già oggi, senza i vaccini promessi e con i problemi informatici segnalati la Lombardia è quella che ha vaccinato più di tutti in Italia. Non sono più ammesse incertezze. Dobbiamo correre, ma in tutta Italia. Noi stiamo correndo per produrre i vaccini in Italia e comprarli all’estero e poi ovunque. Se qualcuno ha sbagliato, ha rallentato o non ha capito, paga, viene licenziato e cambia mestiere, come accade in qualsiasi impresa privata», ha aggiunto Salvini.

A chi gli chiedeva se consideri la Lombardia parte lesa, l’ex ministro ha sottolineato: «A me interessa che si curino le persone e si diano i rimborsi attesi alle famiglie e alle imprese. Non faccio il giudice perché quando vado in tribunale di solito ci vado da imputato. Io spero che il governo Draghi abbia quell’autorevolezza che non aveva il governo Conte per farsi valere all’estero, per produrre i vaccini in Italia e per comprarli in ogni parte del mondo. Qualsiasi cosa funziona prendiamolo. Sono d’accordo sia con la Merkel che con il presidente Draghi, se non lo fa l’Europa facciamolo noi».

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