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Francia, un podcast racconta la vita difficile dei penalisti

"Moi et mon client" è il primo podcast che la radio francese consacra interamente alla vita e al mestiere degli avvocati penalisti
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C’è l’avvocato di estrema sinistra che ha difeso con passione i miliziani parafascisti dell’Oas, la giovane madre che assiste la presunta serial killer di bambini, il legale costretto a nascondere nel suo frigo… l’orecchio di un cliente!

Sono solo alcune tra le storie di Moi et mon client, il primo podcast che la radio francese consacra interamente alla vita e al mestiere degli avvocati penalisti. Un ciclo di racconti in prima persona che, senza retorica, ci fa entrare, anche nei suoi risvolti umani e psicologici, nei meandri di una professione spesso vittima di stereotipi e pregiudizi.

«Quando pensiamo ai penalisti ci vengono in mente le notti bianche a spulciare i faldoni delle istruttorie, ale arringhe pirotecniche, al dono dell’eloquenza che spesso può servire a vincere una causa. Ma chi pensa mai alla tempesta emotiva del primo processo perduto o alla paura provocata da un cliente durante un attacco d’ira? Alla difficoltà di difendere uno stragista o alla pena che provoca identificarsi nella parte avversa continuando a essere professionali?», spiega la giornalista Margaux Lannuzel, autrice del programma giunto alla sua seconda stagione su Europe1, il canale radiofonico privato più ascoltato oltre le Alpi.

Ogni puntata svela il dietro le quinte di un processo o di un caso che ha segnato la carriera dei penalisti, più o meno celebri, che calcano le aule di tribunale francesi. «Ci sono pressioni fortissime che bisogna fronteggiare con i nervi saldi, questo è il nostro mestiere», dice Thomas Klotz, rammentando la sua arringa pronunciata mentre due gang rivali, scatenavano una rissa in aula. O la toccante testimonianza dell’ 86enne Henri Leclerc, principe del foro transalpino e comunista, che nel ’ 63 difese dei membri dell’Oas ( gruppo terrorista di estrema destra che si opponeva all’indipendenza dell’Algeria) senza alcun pregiudizio ideologico: «Erano francesi d’Algeria, si erano uniti all’Oas più per disperazione che per convinzione, non sopportavano di dover abbandonare la terra dove erano nati, non ho esitato un secondo a difenderli». L’episodio più insolito e grottesco è quello del legale parigino Félix De Belloy che racconta, in un podcast appunto, come abbia nascosto nel frigo del suo studio l’orecchio di un cliente, glielo aveva spedito per posta: «Era accusato di spaccio di droga e si dichiarava innocente, allora ha compiuto questo gesto disperato spedendo un lobo a me, e l’altro al magistrato che si stava occupando dell’inchiesta»

 

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