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«E io, sottosegretaria 5S alla Giustizia dico: la maggioranza reggerà»

Intervista ad Anna Macina: «La priorità? Un processo dalla ragionevole durata»
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«Non temo fratture in seno alla maggioranza sul tema Giustizia. E lo dico citando la ministra Cartabia: se quello che ci unisce è più forte di quello che ci divide non avremo problemi». A parlare è Anna Macina, sottosegretaria alla Giustizia in quota 5 Stelle. Che rivendica il lavoro fatto dall’ex ministro Alfonso Bonafede, frutto dei valori simbolo del Movimento.

In quanto esponente del M5S, porta sulle spalle la responsabilità politica di quanto fatto dall’ex ministro Bonafede. Le pesa?

Io sento il peso e la responsabilità dei principi e dei valori che il Movimento ha sempre incarnato e delle norme che ne sono derivate. E al contempo sento il peso della responsabilità del momento storico che stiamo vivendo e soprattutto dell’importanza che il M5S sia in maggioranza, proprio perché può lavorare alla stesura di tante norme. Tutto il lavoro che è stato svolto sin qui dal Movimento va valorizzato per risolvere alcune questioni.

Quindi è anche una difesa della norma sulla prescrizione.

Il nodo prescrizione non va visto in maniera avulsa dal sistema, ma va riportato nella cornice della riforma del processo penale. Se noi cominciamo a parlare, come il M5S sostiene da sempre, della necessità di arrivare ad avere una ragionevole durata del processo, la questione stessa della prescrizione viene depotenziata.

Sulla giustizia si rischiano nuove fratture?

Questo governo nasce in un contesto diverso dai precedenti e ha degli obiettivi molto rigidi, dettati dal calendario imposto dalla pandemia e dalla sfida dei finanziamenti del Recovery, ottenuti dal presidente Conte. Per citare l’intervento della ministra Cartabia nell’illustrare le linee programmatiche, quello che ci unisce è più forte di quello che ci divide. L’obiettivo di tutti è portare benefici al sistema Paese. E se così sarà vorrà dire che quello che ci divide è meno forte di quello che ci unisce. Questo è il sentimento che dovrebbe governare chi in questo momento è in maggioranza, abbandonando lo steccato politico e le bandierine da piantare e, ovviamente, forme di bulimia mediatica. In questo periodo si parla forse un po’ troppo – soprattutto al proprio recinto politico – e invece si dovrebbe lavorare molto di più, parlando di soluzioni che possono far bene al Paese.

Per quanto riguarda il ddl penale, si è pensato ad una commissione ristretta in seno al ministero per scrivere gli emendamenti. Questa strada può aiutare a disinnescare eventuali conflitti?

In realtà i tavoli di lavoro ci sono tanto per la riforma del processo civile quanto per il penale. In entrambi i casi si è deciso di partire dalla legge delega, strumento scelto già dal ministro Bonafede e che viene ritenuto ancora oggi ideale. In questo modo si conferma centralità al Parlamento, che dà degli indirizzi anche politici all’esecutivo. I tavoli di lavoro saranno sicuramente di ausilio.

La ministra, nel descrivere il perimetro per le riforme ha ribadito la centralità dell’articolo 111 e dell’articolo 27 della Costituzione. Si può parlare di un giusto processo e del fine rieducativo della pena quando la condanna arriva a distanza di anni?

La chiave di lettura è sempre la ragionevole durata del processo. Perché se raggiungiamo quell’obiettivo in realtà questi problemi non esisteranno più. Ci troviamo a dover analizzare gli effetti distorsivi di alcuni strumenti che abbiamo introdotto nel nostro ordinamento, come la prescrizione, perché non siamo riusciti a risolvere il vero problema. E tra gli obiettivi che ci siamo dati nel Pnrr c’è anche la riorganizzazione degli uffici giudiziari e la concentrazione dei tempi delle indagini, in modo tale che venga raggiunto come obiettivo un processo giusto, equo e ragionevole nella sua durata, superando tutta una serie di storture del sistema.

È prevista anche la riapertura dei tribunali chiusi nel 2012?

Il tema è una prerogativa della ministra. Ci sono iniziative di legge e parlamentari che vanno in quella direzione e che andranno ad individuare dei criteri. Ridurre il carico pregresso è uno degli obiettivi che il governo si pone, anche con il Recovery. In quest’ottica, per esempio, è prevista un’implementazione del personale e la costituzione dell’ufficio del processo, che possa fungere anche da ausilio al magistrato per arrivare in tempi più brevi a sentenza.

Tra le proposte avanzate dal Cnf al governo c’è anche l’utilizzo di strumenti di risoluzione stragiudiziale. Su questo punto, come anche sugli sportelli di prossimità, qual è la vostra posizione?

Gli sportelli di prossimità sono progetti multilivello realizzati attraverso linee di finanziamento europee e di accordi con i territori a livello regionale. Quindi non vedo ostacoli alla possibilità che possano andare avanti. Inoltre, tutta la materia che mira a deflazionare il carico civile, quindi mediazione, conciliazione e negoziazione assistita, sono sicuramente da implementare, proprio nell’ottica di arrivare accorciare notevolmente i tempi del processo.

La che mira a rendere più snelle le procedure per il patrocinio a spese dello Stato è ferma in Commissione Giustizia. Il progetto ripartirà?

Il disegno di legge, di iniziativa del ministro Bonafede, è un tema che il M5S ha a cuore. L’iniziativa parlamentare non è stata azzerata e quindi le commissioni e i parlamentari stessi sono liberi di incardinare e di portare avanti un iter che io auspico vada avanti.

In tema di equo compenso, il ministro Bonafede aveva avviato un tavolo di monitoraggio con il Cnf. Unirete le forze con il ministero del Lavoro?

Assolutamente sì. Non vedo ostacoli, in questo momento storico è necessaria la cooperazione e ci sarà sicuramente. È un lavoro che non va sprecato.

Un altro tema è anche quello dell’esame di abilitazione alla professione forense.

Speravamo che la pandemia desse un attimo di tregua. Così non è stato e non potevamo rinviare ancora, per una serie di motivi, tra cui anche l’accavallamento tra due anni differenti. La soluzione scelta, che prevede un doppio orale, ovviamente è un unicuum, ma mira a salvaguardare la solennità di un esame che, ricordiamolo, consente di abilitarsi ad una professione con un alto valore morale e pubblico. È una buona via d’uscita. Di tutto quello che la pandemia ci ha insegnato, come la trattazione scritta delle cause civili, la necessità di digitalizzare la Giustizia, la semplificazione delle procedure di notificazione degli atti nei processi, dovremo fare tesoro.

A tal proposito, il portale del deposito telematico ha causato non pochi problemi. Li affronterete?

La questione è stata posta all’attenzione della ministra. Sono in corso le verifiche per appurare che i problemi siano di natura tecnica. Se dovesse essere così, è ovvio che si troverà un sistema per far sì che l’avvocato possa svolgere al meglio la propria professione. C’è ampia disponibilità, anche per promuovere corsi di formazione per gli avvocati per superare quelle che possono essere delle difficoltà di natura tecnica.

 

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