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Gatta: «L’esame forense saprà riconoscere chi pensa da avvocato»

Intervista al professor Gian Luigi Gatta, consulente della ministra Cartabia: «Si dovrà esporre anziché scrivere, ma sarà messo alla prova il problem solving tipico del difensore»
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«Nuovo. E impegnativo, innanzitutto per il ministero. Ma era uno sforzo necessario: sarebbe stato impensabile rinviare ulteriormente l’esame da avvocato. O ricorrere a ipotesi problematiche come lo svolgimento del colloquio orale in forma completamente telematica. Però lo schema immaginato nel decreto legge è il risultato di un bilanciamento. C’è l’innovazione per la circostanza straordinaria dovuta alla pandemia, ci sarà l’effettività della selezione, ma si è considerata anche la difficoltà che il nuovo modello comporta per i candidati». Gian Luigi Gatta, consigliere della ministra Marta Cartabia per le libere professioni, mostra fiducia. È stato lui, il professore di Diritto penale della Statale di Milano voluto dalla guardasigilli fra i propri più stretti collaboratori, a coordinare la commissione che ha studiato il decreto sulle prove d’accesso alla professione forense.

Il rebus era complicato: svolgere l’esame senza ulteriori slittamenti, senza rinunciare al rigore ma nella capacità di adattarsi all’emergenza. Da sabato il testo è in Gazzetta e decorrono i 30 giorni a disposizione della ministra Cartabia per emanare il decreto ministeriale con gli ulteriori dettagli, e soprattutto con il calendario delle prove. «Inizieranno senza ulteriori particolari dilatazioni temporali», spiega il professor Gatta, «anche se è possibile che il primo giorno dell’orale preselettivo non coincida con il 13 aprile, la prima delle tre giornate in cui era stato fissato lo scritto».

Com’è inevitabile, c’è apprensione fra i 26mila candidati e forse anche in chi sarà impegnato nelle commissioni esaminatrici. Allarme giustificato?

Ci sono molte cose da dire, ma una mi sembra più importante di tutte: è vero che rinunciare alla verifica della capacità di scrittura del futuro avvocato è un sacrificio rilevante. Però il colloquio preselettivo di un’ora, con la prima metà del tempo lasciato al praticante per studiare il caso, mette alla prova una delle abilità di cui il professionista dovrà davvero mostrarsi capace: studiare in poco tempo un caso, disegnare uno schema per interpretarlo e risolverlo. Accade per esempio al difensore che riceve una telefonata o a chi assume una difesa d’ufficio. Nello stesso tempo è chiaro che un conto è poter scrivere, con sette ore a disposizione, altro è dover esporre oralmente. Della diversità e della novità si è tenuto conto, nel predisporre lo schema. Si tratta d’altronde di un primo lato della medaglia.

A cosa si riferisce?

Al fatto che se la novità mette certamente il candidato in una condizione diversa dal previsto, servirà grande impegno da parte delle commissioni nella preparazione e nello studio dei quesiti. Ogni giorno d’esame ciascuno dei 26mila candidati dovrà trovare tre buste con altrettanti argomenti sulla materia scelta. Serviranno studio e tempestività anche da parte degli avvocati, dei magistrati e dei professori universitari che faranno parte delle commissioni.

Le sottocommissioni erano un centinaio, nel 2019. Stavolta dovranno essere 500: come si farà?

Saranno sgravate di un lavoro importante: la correzione degli scritti. D’altra parte ci prepariamo a valutare 26mila candidati oralmente: mai avvenuto prima. Nel 2019 si presentarono agli scritti circa 22mila praticanti, ne furono ammessi all’orale poco più di 10mila. C’è un impegno organizzativo considerevole. Sono previste misure per incentivare magistrati, avvocati e professori che faranno parte delle commissioni con dei gettoni di presenza. Investimento possibile grazie ai risparmi realizzati nell’ultimo anno sulle strutture fieristiche. Si ricorrerà anche a ricercatori, in particolare a chi, al termine del triennio, acquisirà il titolo di professore associato: una categoria per la quale il governo ha riservato un impegno economico consistente, si è dunque ritenuto possibile chiedere questa disponibilità.

Ben 500 subcommissioni che andranno coordinate da via Arenula: pure questa è una prova inedita.

Mentre parliamo la macchina è già partita. Non si poteva far altro: ogni anno c’è un prova d’accesso alla professione forense, un ulteriore slittamento della sessione 2020 avrebbe finito per far saltare la cadenza. Ormai credo sia chiaro il criterio a cui ci si è ispirati: innanzitutto rispettare le misure anti contagio, rendere comunque effettiva la selezione e prevedere, nella prima fase, un meccanismo che, seppure con la modalità dell’orale, riproducesse con la massima approssimazione possibile la verifica tradizionalmente affidata agli scritti.

Doppio orale, con il primo preselettivo rispetto al secondo: si è mai pensato di svolgere questa prima fase totalmente da remoto?

No. Non si poteva rinunciare alla presenza fisica del praticante nella sede della Corte d’appello, o del Consiglio dell’Ordine forense. Si tratta di un esame di Stato: se per il candidato fosse stato previsto il collegamento da remoto avremmo fatto i conti anche con notevoli difficoltà di identificazione. Ma sì è tenuto conto anche delle legittime aspettative degli aspiranti avvocati.

A cosa si riferisce esattamente?

Fra le osservazioni avanzate in questi giorni da diversi candidati ce n’è una relativa al secondo orale, in cui verrà integrata come materia obbligatoria anche quella che, fra civile e penale, non è stata oggetto del primo colloquio. D’altra parte lo scritto tradizionale prevede due elaborati in vista dei quali è necessario preparare entrambe le materie di base, civile e penale appunto. È stato obiettato, a riguardo, che in tal modo il praticante rinuncerebbe a veder valorizzata la specifica formazione acquisita nel tirocinio. Va però detto che chi ha fatto per esempio pratica civilistica e che, ragionevolmente, sceglierà di svolgere sul civile il primo orale, è obbligato sì a recuperare il penale nella seconda fase, ma potrà pur sempre inserirvi tra le procedure quella civile, sulla quale ha fatto la pratica.

Mezz’ora per preparare un’esposizione anziché per preparare la scrittura di un parere e di un atto: è più difficile?

Resta la possibilità di consultare i codici con la giurisprudenza: è il supporto decisivo sul quale i candidati potranno fare affidamento. I dettagli sul setting dello svolgimento nel luogo fisico, con candidato e segretario in presenza e il resto della commissione in videocollegamento, saranno precisati con la normazione attuativa. Fra l’altro il segretario potrà essere individuato anche in amministrazioni diverse dalla Giustizia , in modo da interferire il meno possibile con l’attività delle Corti d’appello.

Il Cnf fa notare che dare incarico alle singole commissioni di preparare i quesiti può creare disparità.

Premessa: abbiamo interloquito in modo costante con il Consiglio nazionale forense nella predisposizione delle regole. Certo, fin dal primo momento l’istituzione dell’avvocatura ha chiesto che fosse il ministero a preparare tutti i quesiti. Ma se via Arenula avesse dovuto farlo per i 26mila candidati, sarebbe stato impossibile completare la procedura selettiva in tempi contenuti. Né si poteva ridurre il numero effettivo di quesiti e replicarli su larga scala, perché fatalmente la preparazione dei candidati si sarebbe orientata in modo parziale nel momento in cui, dopo i primi giorni dell’orale preselettivo, le informazioni avessero iniziato a circolare. Ci saranno però delle linee guida a cui tutte le commissioni dovranno attenersi riguardo a grado di difficoltà e struttura degli argomenti.

Tempi: se davvero ogni subcommissione esaminerà circa 50 candidati, la prima fase potrebbe completarsi anche nel giro di qualche settimana.

Molto dipenderà dal lavoro delle commissioni, saranno loro a doversi organizzare. Da una parte è possibile che il ciclo del primo orale parta in una data leggermente posticipata rispetto al 13 aprile, dall’altra al momento credo sia prudente impegnarsi a comunicare l’esito di tutti gli orali preselettivi entro la fine dell’estate. Riguardo alla minore o maggiore difficoltà, terrei a segnalare ancora una cosa.

Prego.

Nel dibattito che si è aperto con i praticanti, alcuni hanno sostenuto che sarebbe stato meglio limitarsi a svolgere solo la prova orale tradizionale, senza la prima fase di cui parliamo. Ma in quel caso tutti i 26mila candidati avrebbero dovuto presentarsi di qui a breve con una preparazione estesa a tutte le materie, mentre di solito vi si è tenuti dopo la comunicazione dell’esito degli scritti. In realtà chi sapeva di dover essere pronto per una valutazione basata sulle conoscenze richieste tradizionalmente allo scritto ha trovato conferma del proprio affidamento, non è stato costretto a moltiplicare in poco tempo lo spettro della preparazione.

Quanto sarà difficile misurarsi con uno schema forse mai visto prima per un esame di Stato?

Ripeto, è una prova impegnativa per tutti, inclusi i commissari, che dovranno arrivare preparati a ciascuna sessione di esami. La modalità consente però anche delle tutele altrimenti impossibili: si potrà ottenere il rinvio della prova orale per comprovate ragioni di salute. E quindi anche per chi in prossimità del colloquio dovesse risultare positivo al covid.

C’è stato un notevole sforzo d’invenzione e anche una mobilitazione organizzativa: è un riconoscimento di quanto sia essenziale la funzione dell’avvocato?

Direi proprio di sì e mi pare interessante notare, a riguardo, che nella ricerca di una forma alternativa si sia arrivati a individuarne una che, seppur in modo diverso dallo scritto, mette alla prova un’abilità tipica dell’avvocato: il problem solving, la capacità di trovare una strada e una lettura in poco tempo. Il classico studio del caso con la necessità di indicare subito una soluzione. Si è rispettata la natura, la sostanza ultima della professione. Lo si farà naturalmente anche nella considerazione che si tratta di uno schema nuovo per tutti. Mi pare un risultato importante. E non è detto che una parte del modello individuato non possa tornare utile per il futuro.

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