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«Ai miei coetanei dico: studiate le lingue e accettate le proposte di lavoro all’estero»

Intervista a Sara Castegini, 28 anni, avvocato, romana. Dopo la pratica forense ha scelto Londra. Due anni fa ha accettato l'offerta di una società di biotecnologia e si è trasferita a Boston
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Sara Castegini, nata a Roma 28 anni fa, avvocato, parla tre lingue oltre l’italiano: inglese, tedesco, francese. «La conoscenza delle lingue è stata fondamentale per condurmi dove sono adesso. Conoscere le lingue significa innanzitutto poter apprezzare le diverse culture e adattarsi a nuovi stili di vita»: ed infatti la video-intervistiamo dal suo appartamento di Boston dove vive da due anni. Laureata in giurisprudenza con una tesi in diritto internazionale, dopo la pratica forense in uno studio legale a Roma ha ricevuto un’importante offerta di lavoro da una azienda statunitense che opera nel campo farmaceutico. Come ci aveva detto in una recente intervista il Presidente di Cassa Forense, Nunzio Luciano, occorrerà  nel futuro prossimo «pensare all’avvocato come un consulente a tutto campo dell’impresa, perché ciò costituirà una strada di nuove opportunità». E questa è proprio la strada che ha già intrapreso da tempo Sara Castegini, che ha studiato tanto, si è messa in gioco, non temendo di sbagliare, ed è arrivata a ricoprire un ruolo importante.

Sara, come mai si trova a Boston?

Lavoro per la bluebirdbio, una società di biotecnologie che sviluppa prodotti di terapia genica per il trattamento di malattie genetiche rare e il cancro. Non faccio l’avvocato in senso tradizionale ma sono nel dipartimento degli Affari istituzionali e regolatori. Sono felice che mi sia stata offerta l’opportunità di lavorare in America e di occuparmi di diritto, ma di un diritto finalizzato al potenziale benessere dei nostri pazienti.

In cosa consiste il suo lavoro?

Come laureata in giurisprudenza prima e avvocato poi, ho acquisito il giusto know how per svolgere questo lavoro: nello specifico mi occupo dello sviluppo e del coordinamento di tutte quelle strategie relative ai rapporti con le istituzioni, sempre in ambito sanitario e farmaceutico. Nel dettaglio: l’interpretazione e l’analisi delle leggi, delle norme, dei regolamenti che possono avere un qualche tipo di impatto sulla nostra società. Poi c’è la parte di elaborazione, ossia la scrittura di documenti programmatici tesi a sensibilizzare le istuzioni su tematiche di particolare interesse e di eventuali emendamenti e proposte di legge che poi saranno sottoposte al decisore politico. Tutto questo per quanto concerne sia gli Stati Uniti che l’Europa. 

Qual è stato il suo percorso di studi?

Fin dall’asilo ho frequentato la Scuola Tedesca di Roma dove mi sono diplomata nel 2011, acquisendo un’ottima conoscenza di diverse lingue straniere, ritenuta fondamentale nel programma di studi dell’istituto.   Poi mi sono iscritta alla LUISS dove, dopo cinque anni, mi sono laureata in giurisprudenza con una tesi in diritto internazionale dal titolo Human Intelligence: Espionage and Intelligence Gathering in National and Intenational Law, con cui ho cercato di capire i profili di legalità dello spionaggio internazionale.

Dove ha perfezionato l’inglese?

La passione per il diritto internazionale pubblico mi ha portata in Erasmus alla Humboldt di Berlino. Lì, pur conoscendo il tedesco, ho perfezionato il mio inglese per parlare con gli altri studenti stranieri. Un’altra tappa importante per implementare l’uso della lingua è stata sicuramente la partecipazione alla Philip C. Jessup International Law Moot Court Competition, la più grande competizione di diritto internazionale al mondo. Ovviamente è stato necessario perfezionare l’inglese giuridico. La conoscenza delle lingue è stata fondamentale per condurmi dove sono adesso. Conoscere le lingue significa innanzitutto poter apprezzare le diverse culture e adattarsi a nuovi stili di vita.

Dopo la laurea cosa ha fatto?

Sarei voluta andare a lavorare in una organizzazione internazionale. Poi però mi sono scontrata con la realtà dei fatti: con quella scelta non mi sarei resa subito indipendente economicamente dalla famiglia o avrei dovuto attendere anni per un concorso.

E allora cosa ha fatto?

Ho scelto di fare l’avvocato e quindi ho iniziato la pratica forense in uno studio legale internazionale di Roma, dove poter coniugare l’utile alla mia passione per i diritti. E dove non ho trovato per fortuna un ambiente patriarcale. Io seguivo dei clienti stranieri dello studio e ho scoperto questo settore del public affairs. Per un periodo, sempre pagata dallo studio, sono stata distaccata a Londra presso uno dei nostri clienti. E poi è arrivata la proposta da parte di un altro cliente, appunto la  bluebirdbio: mi ero inizialmente interfacciata con loro come risorsa giovane. Ma ho avuto la fortuna di poterli seguire direttamente e di non lavorare solo dietro le quinte. Questo mi ha permesso di farmi apprezzare.

Cosa ha spinto la bbb a volerti con loro?

Probabilmente la conoscenza del mercato italiano, ma sopratutto penso che si sia instaurato un rapporto di fiducia e stima reciproca.

E poi?

E poi mi hanno chiesto di rimanere per sempre.

Quando ha ricevuto la proposta ha tentennato?

No, assolutamente. Era un’opportunità troppo importante e ho detto subito di sì.

Come si lavora lì?

Sono rimasta molto colpita dalla cultura e dall’etica del lavoro. Qui, a differenza di quello che ho riscontrato talvolta in Italia, una opinione divergente viene vista come un arricchimento, come una possibilità per capire se nel proprio punto di vista manca qualche elemento. Qui c’è molta più libertà di assumersi le proprie responsabilità.

Qual è la sua giornata tipo?

Ora siamo in smart-working ma prima del covid ero in ufficio alle 8. La sede non dista molto da casa e posso arrivarci a piedi. Poi vari meeting per mettere a punto le strategie e aggiornare i vari dipartimenti. Chi ha famiglia spesso alle 16:30 andava a casa. Io, soprattutto all’inizio, mi trattenevo un po’ per finire tutto il mio lavoro. Qui non ci sono momenti morti. Non si invia un progetto e si resta in attesa di una risposta anche per giorni. Sono molto produttivi.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di avvocato?

Sicuramente studiare l’inglese perché il mio primo consiglio è non precludersi la possibilità di andare all’estero. L’Italia è un Paese bellissimo però i giovani laureati dovrebbero capire che l’estero offre molte opportunità di crescita culturale, di apertura mentale e di lavoro. E poi non bisogna mai avere paura di dire la propria opinione e di farla valere se si crede che sia ben argomentata.

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