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«Con il Recovery plan la Giustizia avrà un volto nuovo». Parola di Cartabia

In occasione del Festival della Giustizia organizzato da Aiga, la guardasigilli ha garantito «risorse e impegno» sul tema portante dell'iniziativa: la digitalizzazione
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Con il Recovery plan la giustizia avrà «un volto nuovo» e sarà «più efficiente e vicina alle esigenze degli operatori e dei cittadini». Lo ha detto stamattina il ministro della Giustizia Marta Cartabia, intervenendo alla prima edizione del Festival della Giustizia organizzato da Aiga, Associazione italiana giovani avvocati. «Questo governo – ha ribadito – è impegnato innanzitutto nella grande sfida del Recovery plan, pensando proprio alle nuove generazioni. E nella sezione dedicata alla Giustizia, dentro il grande cantiere del Recovery, un capitolo importante è riservato proprio al tema di questo Festival: la digitalizzazione».

Si tratta di un’assicurazione che arriva proprio nel giorno in cui l’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato tre giorni di sciopero per i guasti del processo penale telematico. «L’utilizzo degli strumenti informatici – ha proseguito la Ministra –  si è rivelato fondamentale nella pandemia e continuerà a esserlo, per dare un volto nuovo alla giustizia che cerchiamo di rendere più efficiente e vicina alle esigenze degli operatori e dei cittadini. Con il processo telematico e con più tecnologia anche per il sistema penitenziario, con più investimenti anche nel comparto digitale contiamo anche di migliorare le disfunzioni che persistono nel portale telematico di deposito degli atti. Questa giustizia rinnovata sarà quella in cui soprattutto voi giovani avvocati sarete chiamati a operare con un maggior supporto degli strumenti informativi, senza però rinunciare agli indispensabili confronti diretti in alcune fasi fondamentali del processo».

Ad intervenire all’evento anche l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede: «Alla fine del 2019 è  stato approvato il progetto della riforma del processo civile attualmente in Parlamento e che mira alla riduzione e alla semplificazione dei riti. Ha un’importanza fondamentale per tutto il sistema economico italiano. L’Europa ci dice che gli interventi di riforma della giustizia sono propedeutici all’arrivo dei fondi previsti dal Recovery. Per questo auspico che almeno per il civile si possa trovare un perimetro di condivisione». A delineare delle criticità ci ha pensato Pietro Curzio, Primo Presidente Corte Suprema di Cassazione: «la Cassazione è incredibilmente fuori dal processo telematico. Siamo l’unico ufficio, insieme a quello del Giudice di Pace, che è privo del processo civile telematico. La cosa ha dell’incredibile perché la Corte di Cassazione è un giudice di una certa importanza ma dal punto di vista della struttura del processo è un giudice che ha un giudizio molto semplice, basterebbe pensare al fatto che non c’è istruttoria, e quindi informaticamente sarebbe facile gestirlo. Abbiamo stipulato con il Ministero un protocollo e siamo in una fase sperimentale che per gli avvocati è molto faticosa, perché devono depositare sia il cartaceo che il telematico».

Invece l’ex primo presidente Giovanni Canzio ha richiamato l’attenzione sul contenzioso tributario in Cassazione:  «Sono 120mila i ricorsi civili pendenti in Cassazione. Un numero mostruoso.E il 40% sono ricorsi in materia di tributaria». Una situazione che richiede interventi decisi per la giustizia: «qualunque riforma deve essere audace». Ha concordato sulla necessità di riforme «audaci» il presidente dell’Aiga, Antonio De Angelis, che ritiene premessa indispensabile il confronto che coinvolga magistratura e avvocatura. L’avvocato ha infatti aggiunto: «Il Festival ha l’ambizione di diventare un appuntamento annuale che vuole costituire l’occasione di analisi e confronto tra tutti gli operatori della giustizia che ha bisogno di profonde riforme: la spinta verso la digitalizzazione può cambiarne in meglio il volto».Tra i relatori anche l’ex presidente della Camera, Luciano Violante: «È necessario comprendere il passaggio da una società analogica, quella a cui appartengo io, a una società digitale, anche dal punto di vista del Diritto».

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