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La Giustizia fuori dal piano vaccinale. Ma è polemica sugli avvocati: «I furbetti si mettano in fila…»

La polemica deflagra proprio nel giorno in cui alcuni lotti di vaccino anti-Covid AstraZeneca sono stati sospesi in diversi Paesi europei, Italia compresa
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Furbetti che saltano la fila. Nuovi privilegiati. Caste che si autoproteggono. Così vengono definiti gli avvocati, colpevoli di aver chiesto parità di trattamento rispetto agli altri componenti del comparto giustizia – magistrati e personale amministrativo – nell’ambito della campagna vaccinale. Una richiesta che si fonda su un unico, incontestabile, motivo: la Giustizia è un servizio pubblico essenziale. Un’affermazione che trova il suo fondamento nella Costituzione, che all’articolo 24 stabilisce l’inviolabilità del diritto alla difesa e della tutela dei propri interessi per via giudiziaria, ma anche nell’articolo 1 del decreto legislativo 146/1990. Nulla di inventato, dunque. Anche perché pure nel pieno della pandemia, sostengono i Coa di tutta Italia che da settimane si rivolgono alle istituzioni per dirimere la questione, avvocati, magistrati e personale amministrativo non si sono mai sottratti al loro dovere, «proprio perché la Giustizia non va in quarantena e tanto meno può essere posta in quarantena la tutela dei diritti».

La polemica deflagra proprio nel giorno in cui alcuni lotti di vaccino anti-Covid AstraZeneca sono stati sospesi in diversi Paesi europei, Italia compresa, anche a seguito della morte di un militare a Siracusa, 24 ore dopo la somministrazione del vaccino. A imbracciare le armi sono anche i politici. Matteo Salvini, leader della Lega, dice no agli avvocati tra le categorie prioritarie. «Ho parlato con il commissario Figliuolo per arrivare ai 500mila vaccini quotidiani a partire dai più fragili. Per quanto mi riguarda i politici e le altre categorie possono essere vaccinate alla fine». Non è da meno il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini: «Basta con le furberie. Ognuno rispetti il suo turno». La novità è che il nuovo piano nazionale dei vaccini, definito anti-furbetti, elimina dalle categorie prioritarie proprio quella della Giustizia. E ciò anche a seguito delle polemiche sorte in Toscana, dove a usufruire del vaccino destinato agli avvocati sono stati anche alcuni politici, o in Sardegna, dove la campagna vaccinale era iniziata solo per i magistrati e poi interrotta senza alcuna spiegazione. Il fatto ha destato non poco scalpore. Così come in altre regioni, gli avvocati – nello specifico il Coa di Cagliari – si erano fatti promotori di un appello, assieme alla presidente della Corte d’Appello e al procuratore generale, affinché tutti gli operatori della giustizia – avvocati, magistrati e personale – fossero inseriti tra le categorie prioritarie dalla Regione.

«Nel farlo – spiega Aldo Luchi, presidente del Coa di Cagliari – abbiamo inteso che la cosa riguardasse tutti, non solo noi avvocati. Invece abbiamo saputo che a Sassari avrebbero vaccinato solo magistrati e cancellieri». Una scelta che, secondo Luchi, rischiava di essere intesa come un privilegio. Da qui la protesta social: «La priorità nella somministrazione dei vaccini (come avvenuto in altre Regioni) può essere giustificata unicamente dalla circostanza inconfutabile che la Giustizia sia un servizio essenziale, ma in questo caso deve riguardare tutti gli operatori, e certamente gli avvocati che, tra tutti, sono i più esposti al rischio di contagio. La vaccinazione dei soli magistrati e personale è del tutto inutile e non trova alcuna giustificazione, se non la disparità di trattamento tra lavoratori di pari dignità e parimenti indispensabili, e l’evidente disinteresse della politica per il funzionamento della Giustizia – aveva sottolineato -. La vaccinazione dei soli magistrati e personale non farà altro che alimentare la percezione, già molto diffusa, di costoro come una casta, immagine che auspico la magistratura organizzata saprà smentire, dissociandosi apertamente da questa iniziativa settaria, come spero che faranno le istituzioni e le associazioni forensi locali, allo stato silenti».

La campagna vaccinale, mercoledì, è stata interrotta, ma al momento non è dato sapere perché. E ora, con il nuovo piano vaccinale, le cose per gli operatori della Giustizia potrebbero complicarsi. Il piano suggerisce cinque categorie prioritarie: le persone ad elevata fragilità, quelle di età compresa tra 70 e 79 anni, quelli tra i 60 e i 69 anni, persone con comorbidità di età inferiore ai 60 anni e il resto della popolazione. Rimangono tra le categorie prioritarie il personale docente e non docente, scolastico e universitario, le Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali. La strada è in salita, ma le Regioni, così come già hanno fatto Sicilia e Toscana, potrebbero, sulla base della loro autonomia organizzativa, decidere di inserire anche gli operatori della Giustizia tra coloro da vaccinare in via prioritaria.

A recapitare l’appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mercoledì, erano stati il Consiglio nazionale forense e l’Organismo congressuale forense, che con due distinte note avevano evidenziato la necessità di evitare disparità, non solo tra i diversi protagonisti del settore, ma anche a livello territoriale. E ieri, al termine di una giornata convulsa, è arrivato anche l’appello dell’Unione delle Camere penali. «Penso che gli avvocati siano una delle categorie sicuramente più esposte al contagio, perché operano quotidianamente, per molte ore al giorno, negli spazi chiusi dei tribunali. Quindi se si ragiona in termini di esposizione al rischio e di essenzialità del servizio, a meno che non si voglia mettere in discussione il servizio giustizia, credo che fare una polemica su questo sia veramente privo di senso», ha sottolineato il leader dei penalisti Giandomenico Caiazza.

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