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Vaccini, la prima dose neanche a mille detenuti su oltre 50mila persone

Nella stessa situazione 5.764 agenti penitenziari e 503 amministrativi su circa 37 mila in organico. Diverse Regioni in grave ritardo sui vaccini
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Percentuali da prefisso telefonico per quanto riguarda i vaccini ai detenuti e personale penitenziario. Non tutte le regioni si sono attrezzate per le carceri e il tutto rischia di andare troppo al rilento.  Abbiamo i numeri, aggiornati a lunedì 8 marzo, dei vaccinati e siamo ancora in altissimo mare per quanto riguarda la copertura per raggiungere l’immunità di gregge all’interno dei penitenziari.  A questo si aggiunge il fatto che parliamo solo della prima dose. Il vaccino Covid-19 AstraZeneca, come è noto, viene somministrato in due iniezioni, nel muscolo della parte superiore del braccio. Le persone che sono state vaccinate con la prima dose di AstraZeneca devono ricevere la seconda dose dello stesso vaccino per completare il ciclo di vaccinazione idealmente nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di almeno dieci settimane dalla prima dose. Il totale dei detenuti che hanno ricevuto i vaccini, per ora solo con il primo richiamo, corrisponde a 927 persone. Questo, ricordiamo, su un totale (aggiornamento al 28 febbraio) di 53.697 detenuti.

La prima dose a poco più di 6000 su circa 37mila agenti in servizio

Sempre secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati a lunedì scorso, sono 5.764 gli agenti penitenziari avviati alla vaccinazione. A questi si aggiungono 503 persone che ricoprono i ruoli amministrativi e dirigenziali dell’amministrazione penitenziaria. Quindi, sottolineando nuovamente che parliamo solo della prima dose, sono poco più di 6000 il personale avviato alla campagna per i vaccini su un totale di circa 37mila agenti in servizio.

I ritardi delle Regioni

Numeri bassissimi, dovuti anche dalle regioni che non si muovono in maniera uniforme. Pensiamo alla regione Molise. L’ associazione Antigone locale, denuncia che negli istituti di pena della regione ancora oggi il piano vaccinale non ha interessato né il personale amministrativo, né quello di polizia penitenziaria, né tantomeno la popolazione carceraria. Una situazione più volte denunciata dai direttori delle strutture e dalla Garante regionale per i diritti delle persone detenute. «Il perdurare di questo immobilismo da parte delle istituzioni potrebbe creare un ennesimo disastro all’interno di strutture che il piano nazionale vaccinale ha individuato come presidi di primo allerta per la somministrazione dei vaccini», afferma Antigone Molise che inoltre si unisce «al coro di proteste e di indignazione che si è sollevato in merito alla gestione della pandemia condotta dalla Regione Molise e dall’Asrem». Situazione identica per quanto riguarda la Basilicata, la Toscana e la Campania. Un problema che scaturisce dalla mancanza di una cabina unica per quanto riguarda la gestione dell’emergenza. I numeri del contagio all’interno dei penitenziari sono, per ora, stazionari. I detenuti attualmente positivi, secondo gli ultimi dati del Dap, sono 468. Gli agenti che hanno contratto il Covid 19 sono invece 660. Senza una capillare vaccinazione e misure deflattive efficaci, i numeri potrebbero ricominciare a far preoccupare.

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