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«Il deposito cartaceo non è un vezzo: qui serve un intervento legislativo»

Il leader dei penalisti romani Vincenzo Comi contro la circolare Prestipino: scredita le capacità degli avvocati. «Ma è il portale che non funziona»
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La deroga al deposito telematico degli atti penali, prevista da una circolare della procura di Roma, continua a far discutere. Alla fine dello scorso febbraio il procuratore Michele Prestipino evidenziò la possibilità di depositare in modalità cartacea gli atti penali. Una procedura, a detta degli uffici della procura capitolina, che tiene conto della scarsa dimestichezza degli avvocati con gli strumenti informatici. Ma il deposito cartaceo può avvenire a rischio e pericolo degli avvocati, nel senso che non è escluso che questo tipo di adempimento venga eccepito dal giudice o dalle altre parti. Inoltre, il difensore che effettua gli atti in formato cartaceo recandosi in cancelleria deve presentare una «dichiarazione dettagliata e sotto la sua responsabilità delle difficoltà incontrate nell’inserimento dell’atto in PdP ( il Portale per il deposito degli atti penali, ndr) ». Per gli avvocati romani, dunque, si aggiungono ulteriori tribolazioni, come se non bastassero il pericolo contagi in tribunale ed il forte rallentamento di quasi tutte le attività giudiziarie.

Sulla circolare Prestipino del 24 febbraio si è sollevato un coro di critiche. Esprime forti perplessità il presidente della Camera penale di Roma, Vincenzo Comi, prima di tutto per la considerazione che si ha degli avvocati e delle loro capacità nell’approcciarsi alle evoluzioni tecnologiche nella professione. «Il dato oggettivo – dice al Dubbio l’avvocato Comi – è che ci sono grosse difficoltà di natura tecnica sul portale sia per creare il fascicolo informatico che per effettuare i definitivi depositi degli atti penali. Se non si ha la possibilità di caricare gli atti, è inevitabile imbattersi in problemi di consultazione della documentazione. Un caso emblematico sulla situazione che stiamo vivendo è quello dell’avviso di conclusione delle indagini preliminare. Si deve partire dal presupposto che Roma, con il suo tribunale, è una realtà molto complessa. Potremmo definirla una realtà a parte rispetto agli altri uffici giudiziari italiani». Secondo Comi, è opportuno che ognuno si prenda in carico una parte dei pesi che rendono la giustizia lenta: «Serve un intervento legislativo in modo da creare un “periodo cuscinetto” e garantire una gradualità dell’informatizzazione dei depositi degli atti penali. Abbiamo avuto a questo riguardo un precedente. Si pensi al periodo di transizione di cinque anni in ambito civile, quando è entrato in funzione il processo civile telematico».

La Camera penale di Roma, così come il Coa romano, ha sin dal primo momento offerto massima collaborazione nei confronti degli uffici giudiziari per armonizzare i depositi telematici degli atti penali e non comprimere il diritto di difesa costituzionalmente garantito. «Abbiamo avuto diverse interlocuzioni – spiega il presidente della Camera penale di Roma –, immediatamente dopo l’emanazione della circolare del procuratore Prestipino per esprimere le nostre preoccupazioni. La procura si è resa conto delle difficoltà connesse alla nuova procedura per il deposito telematico degli atti penali. Anche se va detto che attribuire agli avvocati scarsa dimestichezza con gli strumenti informatici ha rappresentato una nota stonata.

Noi avvocati ci siamo sentiti giudicati. Non possiamo accettare di essere considerati la causa delle criticità che affronta il sistema giudiziario italiano. Il deposito cartaceo non è un vezzo di noi legali. Anzi, in una situazione di transizione come questa, abbiamo dimostrato ancora una volta grande responsabilità. Non poteva accadere il contrario da parte di chi, ogni giorno, fa del diritto di difesa e del rispetto della Costituzione una missione». Il presidente della Camera penale di Roma si lascia andare infine ad una provocazione e, contemporaneamente, ad una proposta a proposito della situazione che stanno affrontando gli avvocati della capitale. «Se serve l’esercito – afferma – per caricare nel sistema informatico tutti gli atti penali, venga pure coinvolto. Chi non conosce la realtà di Roma non può comprendere a fondo quanto stiamo vivendo. Per questo sarebbe auspicabile il supporto di un super manager della giustizia per imprimere una accelerata alla realtà giudiziaria capitolina».

 

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