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Fabrizio Corona scrive ai giudici: «Non sono un criminale, non rispeditemi in carcere»

Il pg di Milano ha chiesto la revoca dei domiciliari per l'ex fotografo dei vip, che avrebbe violato il regime di custodia. Ma per la difesa «rimandarlo in carcere sarebbe un sacrilegio»
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«Utilizza gli spazi libertà che gli sono concessi in modo strumentale», e, di fatto, fa tutto tranne che curarsi. Queste le motivazioni con cui il pg di Milano, Antonio La Manna, ieri ha chiesto la revoca dei domiciliari per Fabrizio Corona, il fotografo dei vip che ha ancora da scontare un cumulo di pene che terminerà il 17 settembre 2024. Il riferimento è alle contestazioni di violazione del regime a cui è sottoposto, dal momento che Corona ha continuato a usare i social e ha partecipato ad alcune trasmissioni televisive; compromettente per l’accusa soprattutto la sua comparsata in un programma di Barbara D’Urso con relativa querelle con la ex moglie Nina Moric sull’affidamento del figlio. Appresa la notizia, Corona non ha rilasciato nessuna dichiarazione alla stampa, rispettando le restrizioni imposte, ma ai giudici milanesi della Sorveglianza consegna una lettera di due pagine scritta a mano con cui chiede scusa e di non tornare in carcere. Missiva mostrata su Instagram dallo stesso ex fotografo dei vip: «Sono vecchio, i reati li ho commessi 15 anni fa e durante la notte ho i flashback come i reduci del Vietnam», scrive. «Sono vecchio – ribadisce – non sono e non sarò più quello di prima. Non sono un criminale».

Ivano Chiesa, difensore insieme alla collega Antonella Calcaterra di Corona, si è opposto alla richiesta del pg La Manna spiegando che «le presunte violazioni, che per noi non ci sono, non sono tali da giustificare una revoca» dei domiciliari, dato che «prevale l’esigenza delle cure come dicono le relazioni presentate dagli esperti». Nell’udienza a porte chiuse di ieri, durata circa due ore, il difensore ha sottolineato come «Non si può buttare all’aria un percorso importante di cura che sta dando ottimi risultati, guai ad interromperlo dicono gli stessi esperti che lo hanno in cura». «Rimandarlo in carcere sarebbe un sacrilegio», ha detto ancora il legale. «Siamo preoccupati, e anche Fabrizio lo è, soprattutto per suo figlio, qualora dovesse tornare in carcere», ha spiegato il legale. «Le ragioni di salute che impongono che Fabrizio resti a casa non sono inferiori alla tutela della collettività. E le violazioni contestate non sono tali da giustificare una revoca dei domiciliari», ha spiegato l’avvocato, esprimendo anche un’obiezione di merito alle questioni sollevate dal pg:«Per Fabrizio Corona comparire in televisione o pubblicizzare qualcosa sui social è un lavoro. È la sua vita. E non c’ès critto da nessuna parte che non possa farlo. Sarebbe come impedire ad un avvocato di scrivere un atto. In ogni caso quando gli è stato espressamente inibito si è attenuto».

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