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Vergognoso mostrare gli arrestati in manette, anche se hanno confessato

I media cannibali e l'omicidio di Ilenia Fabbri. La ministra Cartabia intervenga per fermare lo scempio
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Signore e signori va ora in onda la vergogna a reti unificate.

Per l’ennesima volta, calpestando in un sol colpo la norma e i diritti che si dovrebbero tutelare, due procedure di arresto vengono recitate a favore di telecamera.Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri, accusati dell’omicidio di Ilenia Fabbri, tratti in arresto dalla Polizia di Stato nella mattinata del 4 marzo, subiscono quella che gli anglosassoni definiscono la perp walk o anche, appunto, walk of shame, passeggiata della vergogna.

Con una sapiente regia, fatta di tagli perfetti, cambi inquadratura, montaggi professionali, insomma una post-produzione degna delle sale cinematografiche, tutta l’operazione di arresto viene immortalata dalle telecamere della Polizia di Stato: dal momento in cui le volanti lasciano la caserma col favore delle tenebre, fino al momento del ritorno all’ovile, con le prede in ceppi; prede passate con la dovuta lentezza sotto le luci della ribalta, appunto in manette, affinché sia chiaro che essi sono i cattivi e, al contempo, quanto sia bravo lo Stato che li acciuffa.

Che poi il codice di procedura penale, all’art. 114, vieti espressamente “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica”; che i due siano al momento solo accusati dell’atroce delitto (ancorché, dopo gli arresti, uno di essi abbia confessato) sebbene neanche la condanna legittimerebbe questo sopruso; che addirittura la diffusione di questa gogna sia potenzialmente deleteria per il futuro esercizio della giurisdizione avendo la vocazione ad inquinarla col preconcetto, come l’Unione delle Camere Penali italiane va dicendo da tempo, tutto ciò, a quanto pare, non importa.

Eppure sono passati quasi 30 anni da quando, il 5 luglio del 1992, l’Unità dava spazio a una circolare di Claudio Martelli, allora Ministro della Giustizia (e anche un pò della Grazia) che li censurava come “comportamenti che rivelano la mancanza di un elementare senso di rispetto per la dignità della persona”.

Viene da dire che sono passati invano se, non più tardi di qualche mese fa, un altro ministro, Bonafede, il petto gonfio di orgoglio, sebbene quella volta senza la giubba blu della Polizia Penitenziaria, sorrideva a favore di obiettivo per l’arrivo sul suolo patrio di un pericoloso criminale estradato, coi ferri ai polsi e circondato da una ricca scorta, casomai avesse in animo di fuggire sulla pista dell’aeroporto. E se l’ha fatto il Ministro, insomma, perché non dovrebbe farlo la Polizia?

Se non ci inganniamo però, il tempo del clamore mediatico che corrompe animi e processi, il tempo della violazione sprezzante delle norme di legge e del rispetto per l’essere umano – che è poi ciò che distingue lo stato dal delinquente – è passato, o sta passando.

Se non ci inganniamo, lo spettacolo indecente di queste ore non dovrebbe piacere stavolta nemmeno dalle parti di via Arenula.

Intervenga, ministra Cartabia, e ponga fine a questo scempio; ché il paese di Beccaria non lo merita. —

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