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L’appello dei penalisti: «Il deposito telematico non comprima il diritto di difesa»

La Giunta dell’Unione delle Camere penali scrive alla guardasigilli Marta Cartabia: «La situazione attuale mette a repentaglio la possibilità di garantire agli assistiti il corretto rispetto dei termini e delle scadenze processuali»
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Un «intervento diretto» per «definire quanto prima, in via transitoria, il ripristino anche delle modalità tradizionali di deposito degli atti difensivi e di accesso ai fascicoli processuali» e un «incontro ove illustrare le proposte per una più efficace organizzazione delle modalità di accesso da parte dei difensori ai portali telematici». È quanto chiede la Giunta dell’Unione delle Camere penali alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, sottolineando, in un documento, che «la situazione attuale genera una crescente incertezza ed una progressiva e sempre maggiore disomogeneità degli strumenti a disposizione nei diversi territori e, come segnalato dalle Camere penali territoriali, mette concretamente a repentaglio l’esercizio del diritto di difesa e la possibilità di garantire agli assistiti il corretto rispetto dei termini e delle scadenze processuali».

Secondo i penalisti, infatti, «le continue problematiche collegate ai depositi telematici», quali «limiti al caricamento dei files, blocchi del sistema, intoppi della procedura di deposito», e la «grande incertezza sulla legittimità del ricorso al deposito degli atti brevi manu – si legge nel documento della Giunta Ucpi – ricadono inevitabilmente sul corretto esercizio delle prerogative difensive che devono essere sempre garantite, in ossequio ai principi costituzionali e che impongono la salvaguardia delle tradizionali modalità di deposito per un periodo di tempo sufficiente a consentire, da un lato, l’adeguamento del sistema alla nuova disciplina telematica, dall’altro la perfetta organizzazione dell’attività professionale. Ora più che mai – concludono i penalisti – occorre garantire la vigenza di un doppio binario».

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