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«Sulla prescrizione i grillini dovranno adeguarsi». Parola di renziana

Intervista alla deputata di Italia Viva Lucia Annibali: «Distinguere tra assolti e condannati è anche discriminatorio»
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Come noto il 29 marzo è il nuovo termine per gli emendamenti alla riforma del processo penale. La commissione Giustizia di Montecitorio ha dovuto allungare i tempi rispetto all’iniziale data dell’8 marzo per permettere alla nuova maggioranza e alla neo ministra della Giustizia Marta Cartabia di sedersi intorno ad un tavolo e far maturare proposte di modifica – si spera il più condivise possibile – al disegno di legge sul processo. Inevitabilmente c’è sempre il nodo sulla prescrizione. Per l’onorevole di Italia Viva Lucia Annibali, membro della Commissione giustizia, «se la Ministra propone delle soluzioni, dà delle indicazioni sarebbe auspicabile che tutta la maggioranza si muovesse intorno ad esse. Poi alla fine il tema diviene quello dei numeri: ora la maggioranza è più larga, qualcuno potrebbe dover adeguarsi», riferendosi ai possibili malumori dei Cinque Stelle.

Onorevole, il 29 marzo è il termine entro il quale andranno presentati gli emendamenti al ddl penale. Italia Viva come si comporterà? Ne presenterà qualcuno?

In questi mesi abbiamo svolto diverse audizioni, durante le quali sono emerse tutte le criticità e i limiti delle soluzioni indicate. Quindi sicuramente prepareremo degli emendamenti su cui abbiamo già iniziato a ragionare. Ora però aspettiamo che la Ministra Cartabia venga in Commissione. La data ancora non c’è ma sarà prima della scadenza degli emendamenti: in quel momento cercheremo di capire anche le sue intenzioni rispetto a questa legge delega.

Quale sarebbe la direzione da intraprendere?

Gli interventi di riforma su cui dobbiamo lavorare devono essere efficaci ed applicabili: il lodo Conte bis è già di per sé molto complicato. Per esempio, a mio parere, distinguere tra assolti e condannati è anche discriminatorio. Mi auguro che si possa ripartire un po’ da zero, con un ragionamento diverso e complessivo. La Ministra ha detto che sta approfondendo e studiando la riforma Bonafede e che si potrebbe partire da quella: che questa sia una riforma che presenta diversi problemi e che non è adeguata agli obiettivi che si pone è evidente. E questo è chiaro anche dalle audizioni che abbiamo svolto: si possono contare sulle dita di una mano quelli che si sono espressi favorevolmente.

Nell’ipotesi di un unico emendamento della maggioranza, quale sarebbe la vostra posizione?

Andrebbe costruito insieme perché la legge delega riguarda tutto il processo penale. Si tratta di un lavoro abbastanza notevole da fare. Aspettiamo le valutazioni della Ministra della Giustizia, che potrebbe voler ritenere che qualcosa si possa salvare.

Secondo Lei il Movimento 5 Stelle è pronto a rassegnarsi a delle modifiche importanti sulla questione della prescrizione?

Se la Ministra propone delle soluzioni, dà delle indicazioni sarebbe auspicabile che tutta la maggioranza si muovesse intorno ad esse. Poi alla fine il tema diviene quello dei numeri: ora la maggioranza è più larga, qualcuno potrebbe dover adeguarsi.

Tra le proposte c’è la cosiddetta prescrizione per fasi, che proprio l’onorevole del Pd Walter Verini ha illustrato su questo giornale. Qual è il suo parere in merito a questo?

È una proposta che va valutata: bisogna innanzitutto capire in quale disegno complessivo andrebbe inserita. Ripeto: la legge delega presenta comunque, per quanto ci riguarda, dei grossi limiti. Occorre capire pertanto su quale tipo di testo lavoriamo. Poi le soluzioni occorre calarle nel concreto: la prescrizione processuale, che estinguerebbe il processo ma non il reato,  non esiste al momento. Insomma occorre fare opportune valutazioni perché si tratta di un argomento complesso su cui discutere in maniera approfondita.

La stessa obiezione mossa dal Presidente dell’Unione delle Camere Penali, l’avvocato Gian Domenico Caiazza, che si chiede anche quale sarebbe la sanzione processuale qualora i tempi di fase non venissero rispettati.

Si tratta di una giusta obiezione.  Sempre la legge delega prevede una serie di termini entro i quali si devono concludere le indagini preliminari, immaginando in casi di ritardi delle sanzioni disciplinari. Noi abbiamo rilevato subito la debolezza e l’insufficienza di questa soluzione: sarebbe più auspicabile ipotizzare sanzioni processuali, che quindi intervengano sul processo invece che nei termini disciplinari che restano aleatori.

Come risponde a coloro che ritengono che l’odg Cartabia abbia significato un po’ buttare la palla in tribuna?

Noi resteremo sempre contrari alla riforma Bonafede: mi auguro che quando si deciderà di rivedere il processo penale si intervenga anche sull’istituto della prescrizione, magari modificandolo direttamente. L’ordine del giorno è servito un po’ come punto di partenza per gestire questo momento di insediamento del nuovo Governo. Si tratta di un odg che richiama importanti principi costituzionali che credo siano stati messi da parte in questi ultimi mesi. Una cornice costituzionale è fondamentale e all’interno di essa ragioneremo.

All’interno dell’Odg Cartabia c’è un passaggio in cui si mira ad assicurare al procedimento penale una durata tale da non compromettere la funzione rieducativa della pena. Il principio del fine rieducativo è contraddetto da condanne inflitte a 20 anni di distanza dal fatto. Una premessa simile rappresenta un limite forte alla norma Bonafede.

Come spesso abbiamo sottolineato, la funzione rieducativa è uno dei principi cardine che con la riforma Bonafede è venuto meno, perché dà vita a processi infiniti. Con quella riforma veniva meno proprio il diritto di difesa, quello all’oblio dell’imputato. Il metodo migliore è quello dunque di guardare insieme alla riforma del processo e della prescrizione. Crediamo che questo sia il metodo migliore.

Questo principio non sarebbe contemplato nella prescrizione a fasi: essa eviterebbe che un reato si estingua solo perché scoperto tardi. Quindi una persona sarebbe comunque mandata a processo ma con le garanzie che duri tempi ragionevoli. Anche in questo caso ci troveremmo dinanzi a una persona diversa.

Certamente. E poi aggiungo: se stabiliamo che un processo duri cinque anni, a maggior ragione allora non avrà più senso bloccare la prescrizione dopo il primo grado. Inoltre sarebbe importante intervenire sulle fasi iniziali – indagini e primo grado – che sono quelle in cui si prescrivono maggiormente i reati. Torniamo al discorso di prima: una cosa è la prescrizione del reato, altro è la prescrizione del processo.

 

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