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«L’obiettivo è di mandare i detenuti psichiatrici in luoghi diversi dal carcere»

La vicenda dei detenuti psichiatrici del carcere “La Dozza" di Bologna arriva in comune. La risposta dell’assessora Susanna Zaccaria
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La vicenda riportata da Il Dubbio a proposito dell’apertura del nuovo reparto di articolazione psichiatrica del carcere della Dozza per i detenuti psichiatrici approda al comune di Bologna grazie alla consigliera Mirka Cocconcelli (Lega nord).«I sindacati di Polizia Penitenziaria protestano per l’avvio del reparto di salute mentale all’interno della sezione femminile della Casa Circondariale Rocco D’Amato (già “Dozza) senza alcun preavviso e in assenza di figure sanitarie di riferimento, come riportato da articolo di stampa», premette la consigliera, sottolineando che la mancanza del personale dell’Area Sanitaria potrebbe essere vissuta in maniera problematica, con rischi per l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria operante presso quelle sezioni e dei detenuti stessi. «Queste problematiche – prosegue Cocconcelli – sono già emerse e denunciate dal Sinappe e a tutt’oggi non hanno trovato soluzione. Chiedo al Sindaco e alla Giunta un parere politico-amministrativo nel merito e come intendano ovviare alla problematica esposta dal personale penitenziario».

L’assessora Susanna Zaccaria ha risposto spiegando che il reparto, al momento ospita una sola donna con disagio psichico e che può ospitare al massimo 4 o 5 donne con patologie psichiatriche. «È presente una persona con qualifica di tecnica della riabilitazione psichiatrica. L’equipe di professionisti della psichiatria operativa in istituto sovrintende alla cura delle pazienti, recandosi in loco quando necessario e a chiamata. È presente personale infermieristico per la somministrazione della terapia psicofarmacologica, con le criticità che però purtroppo lei ha evidenziato», sottolinea l’assessora. Ha proseguito spiegando che, personalmente, crede che la strada da percorrere sia quella stabilita dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019: stabilisce che, se durante la carcerazione sopravviene una grave infermità psichica, si deve disporre che la persona detenuta venga curata fuori dal carcere, applicando la misura alternativa della detenzione domiciliare o in luogo di cura, così come già accade per le malattie fisiche.«Questa soluzione è certamente di maggiore tutela della persona malata – continua l’assessora -, questo solleverebbe il personale sanitario dal dover fare degli interventi in un luogo non idoneo e il personale penitenziario che si trova senza una specifica formazione ad affrontare delle situazioni di criticità». L’assessora Zaccaria ci tiene a sottolineare che come Amministrazione comunale operano attraverso il Garante del comune di Bologna Antonio Ianniello che è molto attivo e su questo tema e si è già molto speso. «Abbiamo ben presente – aggiunge – che è proprio la struttura delle sezioni, così come sono state concepite, a manifestare delle criticità che devono essere compensate con l’adeguata presenza di personale sanitario». Ma conclude con un auspicio: «Secondo me l’obiettivo è che non ci siano pazienti con problemi psichiatrici perché quello non è il luogo dove devono essere».

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