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Per due giudici deve andare ai domiciliari: ma l’istanza è rigettata

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Il magistrato di Sorveglianza ha respinto l'istanza per i domiciliari dei difensori di Carmine Alfano, affetto da «broncopatia cronica asmatiforme»
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È affetto da una grave malattia respiratoria, tanto che per i due processi pendenti i giudici hanno dato il via libera ai domiciliari perché «esposto a pericolo di vita». Ha anche un residuo pena di 8 mesi ancora da scontare, ma la magistratura di sorveglianza ha rigettato l’istanza. Una vicenda non isolata, ma di “ordinaria amministrazione”, utile a capire quanto sia tuttora difficoltoso garantire il diritto alla salute nonostante che il periodo pandemico ne richiede maggiore urgenza. In questo caso parliamo di Carmine Alfano, detenuto attualmente nel carcere di Siracusa, affetto, come si evince dalla sua cartella clinica, da «broncopatia cronica asmatiforme» e da «enfisema bolloso parasettale», vale a dire da «bolle d’aria sulla superficie pleurica del polmone», tali da determinare il collasso dell’organo e, quindi, «l’interruzione della funzione ventilatoria che garantisce l’ossigenazione sanguigna». Il problema è che è stato già colpito da due attacchi di pneumotorace spontaneo «a carico del polmone sinistro, che ha determinato insufficienza respiratoria acuta che ha richiesto il drenaggio in emergenza del cavo pleurico».

Ha una severa patologia e rischia la vita in caso di Covid 19

In sede di consulenza tecnica, all’esito di un accurato esame clinico, il dottore ha formulato una prognosi «quoad vitam infausta», rappresentando che, nell’ipotesi in cui il pneumotorace «si verificasse contemporaneamente nell’emitorace destro e in quello sinistro, il soggetto andrebbe incontro a morte certa per insufficienza respiratoria acuta». In considerazione della severa patologia e del rischio esponenziale in caso di contagio da Covid-19, il medico ha sollecitato «la Direzione Sanitaria della Casa Circondariale di Siracusa ad effettuare una visita specialistica pneumologica», in realtà già richiesta dal mese di agosto del 2019. La stessa Area Sanitaria della Casa circondariale di Siracusa, con nota del 19 marzo 2020, ha segnalato che il detenuto Alfano «ha avuto un pneumotorace spontaneo ed alla Tac sono state evidenziate bolle di enfisema a carico del lobo superiore di destra e sinistra. (…) Alla visita odierna ha riferito dispnea notturna ed obiettivamente erano presenti lievi sibili respiratori. (…) In atto le sue condizioni sono apparentemente buone, ma non si può escludere che un eventuale contagio con Covid 19 possa cagionare un pregiudizio alla salute»; sempre nella nota il medico del carcere ha rilevato che Alfano «è in attesa di effettuare visita pneumologica e test di bronco dilatazione e Dlcop presso l’Ospedale Umberto I di Siracusa, inoltre, poiché ha lamentato disturbi urinari ed è stata richiesta ecografia vescica e prostata».

Sia il Gip sia la Corte d’Assise di Salerno hanno evidenziato la pericolosità della carcerazione

A tutt’oggi, però, nonostante i reiterati solleciti, non è stato effettuato alcun accertamento clinico.Com’è detto, Carmine Alfano ha due processi pendenti. In uno, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Salerno ha sostituito la misura di massimo rigore con quella degli arresti domiciliari, reputando il protrarsi della carcerazione particolarmente pericoloso per il detenuto e ritenendo addirittura superflua un’eventuale perizia. Il Gip ha evidenziato la necessità di costanti contatti con le strutture sanitarie esterne e la correlata difficoltà a causa dell’epidemia da Covid 19. Tale provvedimento viene assunto a seguito di una nota trasmessa, il 28 dicembre 2020, dall’Area Sanitaria della Casa circondariale di Siracusa, dove viene rimarcata la criticità delle condizioni di salute di Alfano. Analoga decisione di concessione degli arresti domiciliari in luogo della carcerazione, adottata il 12 gennaio scorso, è giunta anche dalla Corte di Assise di Salerno. Ha rilevato come «nel caso di specie si è proprio in presenza di una valutazione in concreto, operata dalla stessa casa circondariale, secondo cui la necessità di contatti e trasferimenti continui del detenuto presso strutture esterne, indispensabile per la cura della patologia è resa oltremodo difficoltosa dalla attuale situazione emergenziale degli Ospedali, sicché diviene effettivo il rischio che il detenuto non possa essere curato o soccorso con la tempestività necessaria e sia, perciò, esposto a pericolo di vita». Dopo quasi un mese e mezzo il detenuto si è visto rigettare dalla magistratura di sorveglianza l’istanza per la detenzione domiciliare. Il problema è che, essendo affetto da enfisema bolloso bilaterale, nella malaugurata e sfortunatissima eventualità che il pneumotorace si verificasse contemporaneamente nell’emitorace destro e in quello sinistro, andrebbe incontro a morte certa per insufficienza respiratoria acuta. La questione diventa ancora più pericolosa nel momento in cui rischia di contrarre il Covid. Problematica recepita da ben due giudici, tranne dalla magistratura di sorveglianza che ha disposto il trasferimento presso il carcere sardo di Cagliari.

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