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Agguato in Congo: uccisi l’ambasciatore italiano Attanasio, un carabiniere e l’autista

Attacco di miliziani armati a un convoglio delle Nazioni Unite nell’est del Paese: «Portati nella foresta e uccisi». Rapite altre
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L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, un carabiniere della scorta e l’autista sono morti in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel parco dei Virunga, nella parte est del Paese. Il diplomatico italiano è rimasto coinvolto in un’imboscata condotta da miliziani armati contro mezzi dell’Onu in transito su una strada a nord della città di Goma, capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu. Il convoglio transitava nei pressi della città di Kanyamahoro, intorno alle 10:15 di stamattina, quando il commando armato, secondo quanto riferito da un portavoce del Virunga National Park, ha tentato di rapire alcuni membri del gruppo. L’ambasciatore e il militare viaggiavano a bordo di una autovettura di un convoglio della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo. Nell’attacco il diplomatico è rimasto ferito gravemente e poco dopo è deceduto. Con lui sono morti anche un carabiniere e un’altra persona di cui ancora non sono state rese note le generalità. I rangers del parco sono intervenuti per cercare di proteggere il gruppo ma senza successo. Solo un mese fa, erano rimasti uccisi nella stessa zona sei rangers: in quel caso, responsabile dell’attacco era stato il Mai-Mai, una milizia armata che rivendica la difesa del territorio contro altri gruppi armati. La matrice dell’attacco di oggi non è ancora chiara sebbene circoli con forza l’ipotesi di un tentativo di rapimento di personale Onu. Unico diplomatico italiano a Kinshasa, l’ambasciatore Attanasio, era nato a Saronno (Varese) nel 1967 e si era laureato alla Bocconi in economia aziendale, entrando in diplomazia nel 2004. Esperienze a Berna, al consolato generale in Casablanca e poi Abuja, in Nigeria, era ambasciatore a Kinshasa dal settembre 2017. La Farnesina ha espresso «profondo dolore» e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che era a Bruxelles per il Cae, è subito rientrato a Roma. Prima di ripartire però è intervenuto dinanzi ai colleghi europei, esprimendo pubblicamente il suo cordoglio e quello di tutta la diplomazia italiana.

«Abbiamo visto le notizie sull’attacco al convoglio delle Nazioni unite e sulla morte dell’ambasciatore italiano», e «le notizie sono estremamente preoccupanti e stiamo seguendo la situazione da vicino». Lo ha detto Nabila Massrali, portavoce della Commissione europea, in seguito all’attacco avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo nel quale è rimasto vittima anche l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio.

La dinamica dell’attacco

«I membri del convoglio, sette persone compreso l’ambasciatore Luca Attanasio, sono stati prima portati nella foresta dagli assalitori che hanno parlato in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi aggressori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi». Questa la ricostruzione fornita a InfoAfrica da una fonte locale che preferisce restare anonima per motivi di sicurezza. Una ricostruzione che in parte corrisponde con quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Secondo questa fonte, raggiunta telefonicamente a Kibumba (Niyaragongo), nell’area del parco dei Virunga, una quarta persona sarebbe stata tratta in salvo ed è adesso ricoverata in ospedale. Non è chiaro cosa sia successo agli altri tre componenti del convoglio. «Gli assalitori sono fuggiti» precisa la fonte, aggiungendo che si tratta di presunti miliziani delle Fdlr, una milizia di origine ruandese che da molti anni imperversa nella regione. «Molti attacchi nella regione sono programmati. È raro che accadano per caso. Si tratta a volte di imboscate a scopo di rapimento per chiedere un riscatto, a volte sono azioni commissionate, o ancora, possono essere commesse per eliminare gruppi rivali». Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato «di non essere stato al corrente» dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, «in una zona così pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi».

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