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La Cassazione: «Scusate, il boss Zagaria non deve neppure stare in galera»

La Suprema Corte ricalcola la pena. Per la sua scarcerazione erano saltati i vertici del Dap
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Per la sua scarcerazione, lo scorso anno ad aprile, erano saltati tutti i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap): dal numero uno Francesco Basentini, al direttore generale della Direzione detenuti Giulio Romano. Oggi, invece, si scopre che Pasquale Zagaria, fratello del capoclan Michele e attualmente detenuto nel carcere milanese di Opera al regime del 41bis, aveva di fatto già scontato la pena e può, quindi, tornare in libertà.

La Corte di Cassazione, accogliendo nei giorni scorsi il ricorso presentato dai difensori dell’ex esponente del clan dei Casalesi, soprannominato “Bin Laden”, Andrea Imperato, Angelo Raucci e Sergio Cola, ha disposto la sua immediata scarcerazione, dopo averne ricalcolato la pena dagli iniziali 22 in 19 anni. Quando venne scarcerato la prima volta Zagaria era detenuto a Bancali a Sassari.

La vicenda è nota. Il giudice del Tribunale di Sorveglianza di Sassari, Riccardo De Vito, essendo stati tutti i penitenziari della Sardegna trasformati in strutture Covid, aveva chiesto al Dap di individuare una sede alternativa dove Pasquale Zagaria potesse curare la patologia tumorale di cui era affetto.

Zagaria, scrisse De Vito nell’ordinanza, avendo un tumore, avrebbe dovuto sottoporsi al previsto “follow- up diagnostico e terapeutico”. Al carcere di Bancali, però, a causa dell’emergenza sanitaria in atto, tali operazioni non sarebbero state garantite. Ma non solo: la patologia di Zagaria era tra quelle “che lo espone maggiormente al rischio di infezione”. Il giudice nel suo provvedimento aveva sottolineato poi di avere inviato una richiesta al Dap per capire “se fosse possibile individuare un’altra struttura penitenziaria dove effettuare il follow– up”, ma non sarebbe pervenuta nessuna risposta, neppure interlocutoria.

Un addetto della cancelleria del Tribunale di Sassari, si scoprì a posteriori, aveva sbagliato l’indirizzo mail del Dap e, pertanto, la comunicazione non era mai arrivata a destinazione. Di conseguenza l’amministrazione penitenziaria non aveva potuto rispondere e De Vito aveva dunque disposto la scarcerazione.

Ad aprile dello scorso anno Zagaria aveva lasciato il carcere di Bancali ed era stato trasferito a Pontevico, vicino Brescia dove era stato programmato il piano terapeutico Per tale detenzione domiciliare era stata individuata l’abitazione di un familiare.

Le polemiche per tale scarcerazione furono feroci: oltre ad una accesa campagna mediatica, numerose erano state le interrogazioni parlamentari che avevamo messo in pericolo la poltrona dello stesso Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Arresto nel giugno del 2007, Pasquale Zagaria venne considerato dagli inquirenti la mente economica del clan casertano, avendo spostato nelle costruzioni il settore di maggior interesse criminale dei Casalesi, concentrando le attività nel Nord Italia grazie ad appalti a ditte compiacenti.

Nel 2019 il magistrato di sorveglianza di Cuneo aveva ridotto di 210 giorni la sua pena, accogliendo l’istanza dei suoi difensori per aver subito un trattamento inumano nei periodi di detenzione trascorsi a Poggioreale, Cuneo, Lecce e Nuoro.

Tornado, infine, alla sua iniziale scarcerazione, il ministro della Giustizia Bonafede, dopo aver ‘ dimissionato’ tutti i vertici dell’Amministrazione penitenziaria, decise di affidare il Dap a due pm: il pg di Reggio Calabria Dino Petralia e il sostituto palermitano Roberto Tartaglia.

 

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