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Beppe Grillo la spunta: il super-ministero c’è. Ora parola a Rousseau

L’accordo telefonico con l’ex banchiere regge: il M5S impone il dicastero alla Transizione ecologica
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Il compito di far sapere che l’accordo Draghi- Grillo regge è affidato alla delegazione del Wwf, appena uscita dalle consultazioni con le parti sociali del presidente incaricato. «Ci sarà un ministero della transizione ecologica», annuncia la presidente dell’organizzazione ambientalista Donatella Bianchi. È il segnale che i grillini attendevano da ore, sicuri di aver stretto un patto di ferro con l’ex capo della Bce (con tanto di telefonate mattutine tra l’elevato e l’incaricato) ma incupiti alla notizia che Draghi non avrebbe rilasciato dichiarazioni al termine degli incontri. Il futuro premier sa bene che i Cinque stelle hanno bisogno di quell’annuncio per poter convincere poi gli attivisti a dare l’ok a tutta l’operazione su Rousseau, ma sa pure che sarebbe totalmente sgrammaticato parlare pubblicamente di ministeri prima di aver sciolto la riserva col Capo dello Stato. E alla fine Draghi opta per la soluzione più pulita: lascia che siano gli ambientalisti a comunicare alla stampa le novità.

Al quartier generale tirano un sospiro di sollievo: possono sbandierare una “vittoria” davanti ai propri militanti e convocare finalmente le urne virtuali di Rousseau, rinviate di 24 ore rispetto alla data originaria. Per i big del Movimento, da Di Maio a Crimi, passando per buona parte dei ministri uscenti, «è una svolta storica» che rafforza il partito. Ora tocca ai militanti decidere su un quesito secco ma molto indirizzato: «Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico- politico: che preveda un super-ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?», si legge sul Blog. Stile Pravda a parte, il referendum non prevede alcuna soluzione intermedia, come avevano chiesto i ribelli del M5S. Gli attivisti potranno solo scegliere tra il “sì” e il “no”, l’astensione «ragionevole», per usare il lessico di Alessandro Di Battista, non è proprio contemplata. Prendere o lasciare. Le urne saranno aperte dalle 10 alle 18 ma in gioco non c’è solo l’ingresso o meno al governo. La nuova giravolta costruita da Grillo riguarda il futuro stesso di un movimento politico che attualmente ha perso la spinta propulsiva degli inizi. Quello che il fondatore chiede agli iscritti è una rifondazione radicale del partito in chiave prevalentemente ambientalista, meno puntata sui temi della casta e del giustizialismo. Una svolta che consentirebbe al Movimento di piazzarsi su un “mercato politico” ben definito, strettamente legato al centrosinistra e finalmente ancorato alla famiglia dei Verdi europei.

«Ancora una volta Beppe Grillo ha offerto al Paese una visione importante» con la proposta di istituire un ministero per la Transizione ecologica, commenta esultante Di Maio, felice per il coniglio tirato fuori dal cilindro dal garante. «Tutto questo – porterà un grande contributo all’Italia: il progetto punta infatti a sostenere l’ambiente, come il Movimento cinque stelle ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra con le opportunità di sviluppo e di crescita economica che abbiamo davanti».

Resta da capire se l’urlo di gioia e di liberazione dei vertici pentastellati potrà librarsi nell’aria o verrà strozzato in gola dal voto online. I ribelli non sembrano ancora paghi. Per questo nel pomeriggio il premier uscente Giuseppe Conte ribadisce pubblicamente il suo sostegno a Draghi. «Se fossi iscritto a Rousseau voterei sì al governo perché il paese ha tali urgenze per cui è bene che ci sia un governo», dice l’avvocato, provando a stemperare il nervosismo che ancora regna sovrano tra i frondisti, fra cui figurano proprio parecchi “contiani”. Dopo il “V- Day” virtuale contro l’ex banchiere, una larga parte di coloro che non intenderebbero appoggiare Draghi a prescindere è tornata a riunirsi nel pomeriggio. E qualcuno continua a non escludono la scissione. Ma sembra più una minaccia per non mollare il punto che una vera e propria intenzione operativa. Di Battista al momento non pare intenzionato a imbarcarsi in un’avventura al buio fuori dal Movimento. E salvo sorprese inattese da Rousseau, anche questa volta gli ortodossi saranno costretti a ingoiare l’ennesima svolta.

 

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