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La circolare “scarcerazioni” del Dap, il Pg della Cassazione: «coerente con la legge»

Per Giovanni Salvi il provvedimento sulle scarcerazioni «risulta finalizzato a far prontamente conoscere ai giudici le situazioni di vulnerabilità»
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Tutto è iniziato con lo “scoop” de L’Espresso, poi ripreso dal programma “Non è l’arena”, condotto da Massimo Giletti, e addirittura, per conto del presidente Nicola Morra, è stata scomodata la commissione Antimafia per far luce sulla vicenda scarcerazioni. Parliamo ovviamente della polemica “scarcerazioni dei boss mafiosi”, che poi boss non erano, tranne i tre al 41 bis malati gravemente, scaturita a detta dei professionisti dell’indignazione, dalla “famigerata” nota circolare del 21 marzo del Dap. Addirittura, il magistrato Nino Di Matteo, intervenendo sempre alla trasmissione di Massimo Giletti, disse: «Con quella Circolare del 21 marzo del Dap, che ha consentito a boss mafiosi di uscire dal carcere, il segnale di resa dello Stato è nei fatti. Ed è un segnale devastante, perché evoca, appunto, resa e arrendevolezza da parte dello Stato».

La circolare del Dap è un atto amministrativo

Ovviamente chi non è a digiuno di diritto penitenziario e conosce il sistema carcerario fin da subito ha detto una circolare è un atto amministrativo, non decide la “scarcerazione” dei reclusi. Sullo specifico si parla di una circolare maturata in un periodo di grave emergenza, quella del Covid 19 che si stava diffondendo nelle carceri. Quindi il pensiero è andato a tutti quei soggetti che per età e patologie potessero essere più esposti alla mortalità una volta contratto il virus. La nota ha dato il via alle “scarcerazioni”? No. In realtà già prima della sua diramazione, alcuni giudici avevano iniziato a concedere i domiciliari anche ai detenuti in regime di Alta sicurezza. Di tutti quelli che hanno usufruito della detenzione domiciliare, una parte era relativa al pericolo Covid, ma la gran parte era dovuto dalle patologie gravi che li rendevano incompatibili con la carcerazione. Infatti, come per il caso di Carmelo Terranova, c’è chi è rientrato nonostante le patologie ed è morto. Oppure, ancora prima, durante l’emergenza, c’è chi, come Vincenzo Sucato, era in carcere nonostante fosse gravemente malato e vecchio: le istanze di scarcerazione sono state rigettate ed è morto una volta contratto il Covid.Chi parla di “resa dello Stato” l’aver concesso la detenzione domiciliare per gravi motivi di salute, probabilmente non ha colto il problema.

Il Pg della Cassazione: «La nota del Dap è stata utile»

Ma a coglierlo è il Procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, che, durante il suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha parlato della famosa circolare del Dap sulle scarcerazioni. L’ha citata in merito alla grave emergenza pandemica scoppiata l’anno scorso e che è tuttora in corso. Ha evidenziato che l’obiettivo primario è parso quello della verifica, mirata e caso per caso, delle situazioni di salute più a rischio. «Utile al riguardo – spiega il Procuratore generale della Casssazione – è stata la nota del 21 marzo 2020 del Direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il cui contenuto – coerente con le disposizioni di legge e regolamentari in materia e peraltro anticipato dalle indicazioni di alcuni presidenti dei tribunali di sorveglianza – risulta finalizzato a far prontamente conoscere ai giudici le situazioni di vulnerabilità, suscettibili delle loro indipendenti determinazioni». Con questo possiamo mettere fine ai finti scoop, dove purtroppo l’informazione non ha aiutato ad elevare la società, ma l’ha sprofondata nell’ignoranza. L’effetto è stato l’inasprimento delle leggi e la dittatura del retropensiero.

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