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L’ombra di Draghi che spiazza i partiti nel vuoto della politica

Le reazioni dopo la svolta di Mattarella: Renzi canta vittoria, il Pd apre a un governo di Draghi. Dai grillini arriva un no secco, mentre il centrodestra invoca il voto
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Sono passate solo poche ore dalla convocazione al Quirinale di Mario Draghi, e già la strada per la formazione di un esecutivo a guida dell’ex presidente della Banca centrale europea si preannuncia in salita. Almeno a giudicare dalle prime reazioni a caldo arrivate dai rappresentanti delle varie forze politiche, fra aperture e nette chiusure.

La prima arriva dal Movimento 5 stelle che, in quanto prima forza in Parlamento in termini numerici, ha un certo peso. «Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi», mette in chiaro su Facebook il capo politico del M5S, Vito Crimi. «Ringrazio il Presidente Mattarella – esordisce – per aver cercato di consentire la nascita di un governo politico, concedendo gli spazi e gli strumenti opportuni affinché ogni forza parlamentare potesse agire nell’interesse del Paese, con senso di responsabilità. Purtroppo non è stato possibile. Qualcuno ha deciso di anteporre i propri interessi, la ricerca delle poltrone, a quelli dei cittadini. Il Capo dello Stato ha dovuto dunque prendere atto della situazione e intraprendere la strada più impervia, quella di un governo tecnico. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani».

Oggi è stata convocata online un’assemblea congiunta di deputati e senatori grillini, alle 13, «sulla situazione politica»: è lì che verrà decisa la linea del Movimento. Intanto su Twitter il deputato Andrea Colletti e il senatore Elio Lannutti mettono in chiaro che non voteranno mai un governo Draghi. Mentre il deputato Giorgio Trizzino, al contrario, invita ad ascoltare Mattarella e seguire le decisioni del Capo dello Stato. Intanto l’ex grillino Gianluigi Paragone punge su Facebook: «la forza più votata del Paese riuscirà a votare un governo sovranista, un governo europeista e ora riuscirà a votare anche un governo tecnico». «La malafede politica rischia di schiacciare gli italiani, non esiste il governo tecnico, è sempre politico. Se qualcuno cerca scuse per manovre lacrime e sangue non troverà il nostro appoggio. Ringrazio il Presidente Giuseppe Conte e il M5S tutto, avanti a testa alta!», scrive in un tweet la ministra uscente alla Pubblica amministrazione Fabiana Dadone. «Ringrazio il Presidente Mattarella per il suo impegno nel voler dare un Governo al Paese, ma noi siamo sempre stati chiari con gli italiani dicendo apertamente che il M5S avrebbe sostenuto solo un Esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo», scrive in un tweet il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro.

Sul fronte della maggioranza si registra invece la disponibilità da parte del Partito democratico. «Da domani (oggi, ndr) saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese», ha sottolineato il segretario Nicola Zingaretti sottolineando di aver «fatto di tutto per ricostruire una maggioranza» ma alla fine «il presidente Mattarella ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di governo». Messaggio ad Italia viva che invece, per bocca dell’ex ministro Maria Elena Boschi, ha assicurato pieno sostegno al governo: «Abbiamo sempre detto che sosterremo un esecutivo indicato dal presidente della Repubblica. Sosterremo questo impegno del presidente, noi ci siamo». «Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche, Viva l’Italia», scrive Matteo Renzi su twitter.

Posizioni diverse anche fra i banchi dell’opposizione con il leader della Lega, Matteo Salvini, e il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che vedono nelle elezioni la soluzione migliore per il Paese; e le altre forze del centrodestra su posizioni più sfumate. «Il problema, non è il nome della persona. E io l’ho anche detto a questa persona. Il punto è che cosa vuole fare e con chi», commenta al Corriere della Sera, sull’eventualità che Mario Draghi guidi l’Esecutivo, Matteo Salvini, che però, a promemoria della necessità di andare al voto, cita l’articolo 1 della Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo. Il punto non è il nome della persona – spiega il leader della Lega – È lui che ci deve dire che cosa intende fare. Per noi, si possono approvare rapidamente i decreti su queste priorità, e poi andare al voto a maggio o giugno. Entro l’11 aprile si può concludere il lavoro di approvazione delle misure urgenti per il Paese». «Per prima cosa – afferma Salvini – dev’esserci un impegno a non aumentare in alcun modo le tasse. No alla patrimoniale, no agli aumenti dell’Imu. Chiunque voglia governare con la Lega, si chiami Draghi, Cartabia o Cottarelli, deve saperlo. E flat tax al 15 per cento e pace fiscale sulle cartelle esattoriali. Le parole chiave sono lavoro, tasse e pensioni. No assoluto alla fine di quota cento. Qui rischiano di saltare due milioni di posti di lavoro, non si può pensare di tornare alla Fornero. Infine un piano di apertura dei cantieri e un piano di rilancio delle infrastrutture che noi abbiamo dettagliato nel nostro Recovery plan. Infine, non per ultimo, un serio piano salute. Con Domenico Arcuri che va a raccogliere le margherite e della salute si occupano persone valide».

 

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