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“Memento”, un’ora di camminata di Rita Bernardini sotto il ministero della Giustizia

bernardini
Ieri Rita Bernardini ha passeggiato per un'ora davanti al ministero della Giustizia con Sandro Veronesi, oggi lo farà con Luigi Manconi
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Ieri alle 13, sotto al ministero della Giustizia c’era Rita Bernardini del Partito Radicale con lo scrittore Sandro Veronesi. È un’azione di un’ora di camminata giornaliera che serve per ricordare a Bonafede quali sono i suoi obblighi nei confronti dei detenuti. Oggi, invece, a farle compagnia sarà l’ex senatore e presidente dell’associazione “A Buon Diritto” Luigi Manconi. Hanno dato disponibilità anche Roberto Saviano e Giovanni Maria Flick, oltre alle centinaia di docenti di diritto penale e penitenziario guidati dai professori Giovanni Fiandaca e Massimo Donini autori dell’Appello “Per un carcere più umano”. L’iniziativa giornaliera si chiama “memento” per ricordare al titolare di Via Arenula che ci sono diritti umani fondamentali che è obbligatorio rispettare sempre. Ricordiamo che dalla mezzanotte di lunedì, l’esponente radicale ha ripreso lo sciopero della fame rivolto a governo, ministro della Giustizia e Parlamento affinché intervengano con immediati provvedimenti nella drammatica situazione penitenziaria sempre più estranea ai fondamenti costituzionali che richiedono un’esecuzione penale “umana” e finalizzata alla “rieducazione”.

Bernardini: «Il tempo per un intervento urgente è abbondantemente scaduto»

«Pur non sapendo quale potrà essere l’esito della strisciante crisi di governo – spiega Rita Bernardini -, ritengo che ormai il tempo per un intervento urgente sia abbondantemente scaduto». Dopo 36 giorni, l’esponente del Partito Radicale, aveva sospeso il digiuno prima di Natale, per l’incontro programmato con Giuseppe Conte. A lei dal 10 novembre scorso si erano uniti a staffetta circa 4.000 detenuti, docenti di diritto penale, personaggi del mondo della cultura come Luigi Manconi, Sandro Veronesi, Roberto Saviano. «Solo chi non frequenta le carceri può dire che è tutto sotto controllo – ha commentato Bernardini – se Conte si riferisce al Covid e ai contagi al momento in Italia ci sono 800 detenuti positivi e 600 agenti di polizia penitenziaria. Non è tutto sotto controllo, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani. Da quell’incontro – aggiunge – pensavo si potesse solo andare avanti, invece ci è stato un blocco totale». Il 22 dicembre la presidente di “Nessuno Tocchi Caino” ha esposto le sue ragioni al presidente del Consiglio, a Palazzo Chigi, quindi dell’urgenza di ridurre la popolazione carceraria e dell’amnistia. In quell’occasione Bernardini ha mostrato lo schema che contiene istituto per istituto penitenziario, i dati del sovraffollamento, tenendo presente le stanze detentive, cioè le celle e i posti inagibili. Ma a quanto pare, il messaggio non è stato recepito. Tutto fermo. Mentre l’emergenza rimane e i posti in carcere sono tuttora sovraffollati.

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