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Ventisei anni nel braccio della morte. Ma era innocente

L’odissea giudiziaria dell'afroamericano Eddie Lee Howard. Nel’ 94 era stato condannato per omicidio e stupro
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Nel’ 94 era stato condannato per omicidio e stupro sulla base di un’impronta dentaria Dopo una lunga battaglia legale e diversi test del Dna i pm hanno ritirato le accuse Per 26 anni nel braccio della morte. Un’attesa estenuante, un alternarsi di speranze e scoramenti, con davanti la prospettiva che, prima o poi la mano del boia sarebbe arrivata a prendersi la sua vita per un omicidio mai dimostrato.

La storia di Eddie Lee Howard, afroamericano, rinchiuso per quasi un trentennio nel Department of Corrections del Mississippi, è tutta racchiusa in questo tragico trascorrere del tempo che però, fortunatamente, alla fine ha avuto un esito positivo. Sebbene a 67 anni suonati Howard ha visto una buona fetta della sua esistenza spazzata via, da lunedì scorso è un uomo libero e la sua innocenza riconosciuta.

Era stato arrestato nel 1992 per l’assassinio di un’anziana donna bianca, l’ 84enne Georgia Kemp, accoltellata a morte nella sua abitazione nella contea di Lowdness. Oltre che di omicidio Howard fu anche accusato di violenza sessuale, la signora Kemp infatti fu trovata dai vigili del fuoco quasi completamente svestita, la linea telefonica era stata tagliata. I due reati associati per la legge del Mississippi equivalgono automaticamente alla pena capitale.

Howard è stato condannato per la prima volta nel 1994, quando si è svolto il primo processo. La sentenza però fu ribaltata tre anni più tardi per poi essere ancora cambiata nel 2000. Le prove dell’accusa su basavano praticamente tutte sulla perizia del dottor Michael West. Secondo quest’ultimo infatti i segni di morsi sul collo della vittima e su uno dei suoi seni corrispondevano all’impronta dentale di Howard. Il perito dell’accusa era un membro dell’American Board of Forensic Odontology, autorità ufficiale in queste questioni, West assicurò anche di aver seguito le linee guida approvate per confrontare i segni lasciati sulla vittima con la dentatura dell’assassino.

Tutto regolare? Niente affatto. Dopo il processo definitivo il Board ha rivisto proprio le sue linee guida e vietato di usarle per le perizie nei processi. Per l’organizzazione infatti attualmente esiste «una nuova metodologia scientifica per identificare in modo affidabile un soggetto attraverso il confronto di un morso». Conclusione alla quale naturalmente si sono attenuti i giudici, tanto più che lo stesso West nel 2012 ammise che le prove fornite dalle impronte dentali non dovevano essere usate nei processi. Ciò ha permesso di ribaltare le sentenze per altri due condannati a morte incriminati proprio grazie al dentista forense. Si trattava della violenza sessuale e l’uccisione di due bambine sempre in Mississippi. In questa maniera Levon Brooks e Kennedy Brewer sono stati scagionati anche se hanno passato in carcere rispettivamente 16 e 13 anni.

Lo scorso 27 agosto dunque alla Corte Suprema non rimase altro che stabilire la necessità di nuovo processo per Lee Howard. Così l’uomo è stato fatto uscire dal braccio della morte lo scorso dicembre. I pubblici ministeri però hanno, nel frattempo, ritirato le accuse come ha confermato il procuratore distrettuale Scott Colom. Il fragile teorema su cui si fondava la sua condanna si è sgretolato come un castello Tutti i test effettuati sulla scena del crimine dopo la condanna di Howard non hanno infatti riscontrato tracce di DNA dell’uomo. Secondo Colom «non c’erano prove sufficienti per condannare Howard oltre ogni ragionevole dubbio. La mia responsabilità etica e legale richiede che io chiuda il caso».

La vicenda è stata seguita dall’organizzazione di supporto legale Innocence Project. Chris Fabricant, uno degli avvocati incaricati di occuparsi di Howard ha dichiarato che «la scienza screditata non ha posto nel nostro sistema giudiziario». Un’ affermazione solo apparentemente dura perché il caso in questione è il 28esimo tra quelli certificati come errore giudiziario.

Si tratta di un’inversione di marcia su sentenze che raramente vengono cambiate, inoltre il proscioglimento di Howard costituisce un precedente importantissimo che potrà pesare su due altri casi di condanne a morte sulle quali Innocence Project sta attualmente lavorando. Non a caso Fabricant ha ringraziato la Corte Suprema del Mississippi per avere «preso una posizione potente nel rifiutare la scienza spazzatura come base su cui mettere a morte un uomo». Comprensibilmente la felicità di Howard si è resa manifesta al momento della sua scarcerazione, intervistato dai media locali ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a realizzare il suo «sogno di libertà. In particolare gli avvocati che lo hanno assistito nel corso della sua penosa odissea giudiziaria: Senza il loro duro lavoro sarei ancora rinchiuso in quel terribile posto chiamato Dipartimento di Correzioni» ha concluso l’ex condannato Eddie Lee Howard, rinchiuso per 26 anni nel braccio della morte in attesa che un’iniezione letale mettesse fine ai suoi giorni.

 

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