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Così intercettarono illegalmente i dialoghi tra avvocato e cliente

Luigi Manzi
La denuncia di una penalista di Roma finita nel fascicolo sul Ponte Morandi: «Hanno trascritto la conversazione col mio assistito. E mi viene attribuita la qualità di “compagna”. Ma è falso»
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Il fatto che stiamo per raccontarvi è grave – un avvocato che viene intercettato mentre parla con il suo assistito -, ma forse l’aspetto ancora più preoccupante è che questi episodi avvengono sempre più spesso e senza suscitare la dovuta indignazione. In questo caso però non è così perché due Camere Penali -Roma e Ligure – hanno deciso di sollevare pubblicamente la vicenda. Addirittura il direttivo dei penalisti romani ha presentato un esposto al Procuratore generale della Cassazione e al Consiglio Superiore della Magistratura. Ma adesso vediamo i dettagli della storia: l’ 11 novembre 2020 molte testate giornalistiche, come è consuetudine, pubblicano stralci e Affaritaliani. it persino l’intera ordinanza del Gip di Genova con le motivazioni della misura cautelare nei confronti dei vertici di Atlantia, tra cui Giovanni Castellucci, e della controllata nell’ambito di un’indagine avviata a seguito dell’analisi della documentazione acquisita nell’inchiesta principale legata al crollo del Ponte Morandi, e relativa alle criticità, in termini di sicurezza, delle barriere fonoassorbenti montate sulla rete autostradale.p

«Qualche giorno dopo racconta al Dubbio l’avvocato Roberta Boccadamo del Foro di Roma – leggo l’ordinanza e apprendo che viene riportata al suo interno una intercettazione telefonica tra me e il mio assistito (Antonino Galatà, ex Ad di Spea, incaricata da Aspi della sorveglianza e manutenzione della rete autostradale in concessione, ndr). Rimango basita non solo perché viene intercettata questa conversazione ma viene addirittura trascritta, e quindi utilizzata, dal gip. E mi viene addirittura attribuita la qualità di “compagna” del mio assistito, non si sa sulla base di cosa».

L’avvocato Boccadamo non è affatto legata sentimentalmente a Galatà, con lui ha solo rapporti professionali: «Io non sono assolutamente la sua compagna. Io lo assistevo in altri due procedimenti, legati a quest’ultimo. Infatti questo procedimento di cui parliamo oggi è la seconda costola di quello madre sul crollo del ponte di Genova, in cui viene iscritto il mio assistito. Io vengo nominata il 12 marzo 2019.

L’intercettazione è dell’ 11 dicembre 2019». La condizione estremamente stigmatizzabile, ci dice l’avvocato, è che «parliamo degli stessi pubblici ministeri della stessa polizia giudiziaria, ossia la Guardia di Finanza di Genova che ha svolto le indagini su tutti e tre i procedimenti in cui è indagato il mio assistito e parliamo della circostanza, a loro ben nota, che io fossi stata nominata già mesi prima dell’intercettazione. Lo dico con cognizione di causa perché io ho interloquito molto con la Guardia di Finanza di Genova durante tutto il periodo che va dal 12 marzo 2019 all’ 11 dicembre 2019, ho fatto diverse udienze con il dottor Walter Cotugno tra Tribunale della Libertà e incidente probatorio e parlato svariate volte con la sua segreteria. Quindi non potevano non sapere che io fossi la legale di Galatà».

A ciò si aggiunge che «la mattina dell’ 11 dicembre 2019 il mio assistito mi chiama preoccupato alle 7: 50 perché era venuto a conoscenza tramite i giornali di essere indagato. E quindi parliamo proprio della sua posizione nell’inchiesta.

Hanno trascritto quello che ci siamo detti, facendomi passare come compagna. È stato forse un tentativo pretestuoso per aggirare il divieto di intercettazione? Mi chiedo se non fossi già stata intercettata in precedenza: questo potrebbe significare che gli investigatori potevano essere a conoscenza di eventuali stretegie difensive».

L’avvocato Boccadamo rileva in questa storia un doppio problema: «il primo è che Guardia di Finanza e pm probabilmente hanno fatto orecchie da mercante riguardo il mio reale ruolo. Io non posso pensare che un pm di un procedimento così delicato, che sta richiedendo gli arresti domiciliari per alcune persone, non legga quello che gli hanno mandato gli uffici di polizia giudiziaria. E il secondo riguarda il gip che non ha verificato chi fossero gli interlocutori quando gli è stato trasmesso il fascicolo per emettere l’ordinanza.

Tutta la filiera non ha funzionato o non ha voluto funzionare: tre organi non si sono accorti di nulla».

Questa vicenda, conclude l’avvocato Boccadamo, «è un caso singolare che cristalizza proprio quello che avviene usualmente e cioè l’aggiramento dei divieti di intercettazione e di captazione tra assistito e difensore. È un caso di scuola macroscopico». Come vi abbiamo anticipato all’inizio del pezzo, la Camera penale di Roma ha presentato un esposto: «Il caso ha imposto – commenta al Dubbio l’avvocato Vincenzo Comi, presidente dei penalisti romani – una ferma presa di posizione e una forte stigmatizzazione degli uffici giudiziari coinvolti. Abbiamo sollecitato l’intervento del procura generale della Cassazione e del Csm di fronte ad un comportamento dei magistrati liguri coinvolti che hanno utilizzato illegalmente conversazioni che non dovevano neppure essere ascoltate. Si tratta di un fatto gravissimo, nonostante l’ampio dibattito sviluppatosi da tempo in tema di intercettazione di conversazioni tra il difensore e l’assistito. Purtroppo tali episodi continuano a ripetersi con allarmante frequenza, nonostante i divieti di legge». Anche la Camera Penale Ligure, tramite il Presidente Enrico Scòpesi e il Segretario Fabiana Cilio, hanno inviato un esposto al Tribunale e alla Procura di Genova: «Dispiace dover constatare, e francamente un po’ stupisce, come sia l’Ufficio del gip che ha emesso l’ordinanza cautelare, che il sostituto procuratore che l’ha richiesta – utilizzando entrambi le indebite interecettazioni – si siano sottratti ad un qualunque confronto sul vero tema dell’accaduto: la liceità e la possibilità stessa di intercettare le conversazioni tra indagato e difensore».

 

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