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Viva Sanpa, quel gran film che spiazza reazionari e libertari

La docuserie Netflix sulla comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli è una coltellata alla cattiva coscienza di questo paese, un ceffone alla sua memoria rimossa
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Forse la verità sta nelle parole che uno degli intervistati pronuncia verso la fine del film: «Non ho mai sopportato quelli per cui San Patrignano era o tutto bene o tutto male». Lo ha notato giustamente Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano di qualche giorno fa. Di certo la serie Sanpa, sull’esperienza della comunità di recupero di San Patrignano è una coltellata alla cattiva coscienza di questo paese, un ceffone alla sua memoria rimossa.

In quegli anni Vincenzo Muccioli è stato beatificato e, qualche tempo dopo, trattato come il nemico pubblico numero uno. Quel che dobbiamo chiederci di quella esperienza, soprattutto per un giornale come il nostro, e se sia possibile conciliare diritto alla cura e diritto alla dignità della persona. Le istituzione totali – le carceri, i manicomi – sono il prodotto di un cultura punitiva e coercitiva che ha radici profondissime e non c’è dubbio che la San Patrignano di Muccioli abbia seguito quella scia, quel modello. Certo, è vero, quei ragazzi non erano costretti a stare lì e da un momento all’altro avrebbero potuto aprire i cancelli di San Patrignano e andare via. Ma su di loro pesava la condizione di “tossico”, una sorta di camicia di forza sociale che, di fatto, ne limitava libertà e diritti. Ed è proprio in questa fragilità che si è insinuato il “metodo Muccioli”, in questo pertugio tra senso di colpa e anelito di libertà: libertà a voler uscire dal dominio dell’eroina.

Sono passati tanti anni da quella esperienza. La droga, anzi, le droghe, sono diventate un modo molto più complesso e articolato e il metodo repressivo e punitivo sta tramontando ovunque.Ma quel che ci interessa come Dubbio è questa continua tensione tra diritti della persona e autoritarismo paternalista. Forse quei ragazzi avrebbero potuto uscire dall’eroina senza l’uso delle catene e senza frustate. Oppure, chissà, se invece non avessero incontrato Muccioli e i suoi metodi molti di loro non sarebbero qui a raccontare la loro esperienza. Perché forse la verità non esiste, esiste invece la complessità delle cose, esistono i chiaroscuri e riaffermarlo ci salva dal dominio violento e arrogante dell’inconsistente, mettendoci al riparo da chi, a distanza di venti anni, invece di ragionare su quella esperienza preferisce dividersi in modo ideologico in pro-Muccioli e anti-Muccioli. Insomma, anche noi mal sopportiamo “quelli per cui le cose sono tutto bene o tutto male”.

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