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Nelle carceri milanesi tra sovraffollamento e isolamento forzato

In cella senza abiti adeguati alla stagione, scuola e attività lavorative sospese, forti limitazioni ai colloqui con avvocati e familiari
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In cella senza abiti adeguati alla stagione, scuola e attività lavorative sospese, forti limitazioni ai colloqui con avvocati e familiari. A denunciarlo in un dossier, sono gli operatori dell’area Carcere di Caritas Ambrosiana sulla situazione degli istituti penitenziari di San Vittore, Bollate e Opera. Dal dossier emerge che, nonostante il calo della popolazione carceraria dell’ 8% rispetto a quella registrata all’inizio dell’anno, quindi prima dell’emergenza sanitaria, permane, invece, una situazione di sovraffollamento: i posti teoricamente disponibili sono solo 2.923 a fonte dei 3.400 detenuti presenti. Una condizione fortemente aggravata dalla riorganizzazione degli spazi legata alla necessità di predisporre reparti sanitari per gli ammalati e per l’isolamento dei detenuti positivi al Covid- 19. Per liberare questi spazi – spiegano gli operatori della Caritas – molti reclusi sono stati trasferiti in altri reparti, trovandosi così a condividere la cella con più persone di prima. Una scelta che, sempre secondo il dossier, ha provocato persino nel carcere di Milano Bollate situazioni critiche. La condizione di sovraffollamento è resa anche più intollerabile, poi, dalla chiusura dei reparti, dei piani e, in diversi casi, persino delle celle, con una significativa diminuzione, in particolare a San Vittore, dell’applicazione della sorveglianza dinamica, un regime che prevede che, nei reparti di media e bassa sicurezza, le celle restino aperte negli orari diurni, migliorando così la vivibilità degli istituti da parte delle persone detenute.

Ma uno degli aspetti che più preoccupa gli operatori della Caritas Ambrosiana riguarda la chiusura della scuola e di gran parte delle attività lavorative, culturali, ricreative e di sostegno psicologico, sociale che nei tre istituti erano garantite dalla presenza di operatori esterni all’amministrazione penitenziaria e dei volontari. «Le attività scolastiche sono ferme e non è, a oggi, stata attivata alcuna forma di didattica a distanza, le attività trattamentali sono ridotte al lumicino», denunciano gli operatori della Caritas. Sempre secondo quanto emerge dal dossier, la presenza dei volontari è stata drasticamente ridimensionata in tutti e tre gli istituti, con evidenti conseguenze peggiorative per la vita delle persone detenute, soprattutto quelle maggiormente vulnerabili, che non possono effettuare i colloqui con i volontari e le volontarie delle diverse associazioni. Non solo. La diminuzione dei volontari ammessi ad entrare in carcere ha anche determinato un calo nell’erogazione di alcuni servizi di aiuto materiale come la distribuzione di indumenti e prodotti per l’igiene personale ( che l’amministrazione penitenziaria non riesce a garantire, nemmeno per quei prodotti essenziali previsti dalla normativa). Dalle informazioni raccolte dagli operatori risulta che la situazione sia particolarmente critica nella casa circondariale di San Vittore, dove molti detenuti non avrebbero ancora ricevuto abiti adatti per proteggersi dal freddo.

Persino l’accesso degli avvocati è fortemente limitato e non riuscirebbe ad essere opportunamente sostituito dai colloqui telefonici o dalle video- chiamate, tanto più per le persone straniere che hanno meno dimestichezza con la lingua italiana. Contemporaneamente, l’isolamento è reso ancora più intollerabile dall’impossibilità di svolgere i colloqui con i propri familiari e dalla limitazione, in alcuni casi dalla sospensione, della possibilità di ricevere i ‘ pacchi’, con indumenti, prodotti alimentari e altri beni dall’esterno, a volte persino quelli recapitati per posta. «Nonostante siano chiare le esigenze sanitarie che, in carcere come fuori, suggeriscono di limitare le occasioni di contatto interpersonale, quel che più preoccupa è il protrarsi della durata di questo regime d’eccezione, con il blocco proprio di quelle attività che più di tutte assolvevano alla funzione rieducativa della pena stabilita dalla Costituzione e che dunque sono indispensabili per un corretto funzionamento del sistema penitenziario», osservano gli operatori della Caritas Ambrosiana.

 

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