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«L’omosessualità è una malattia da prevenire e curare. I figli? Solo tra marito e moglie»

Il testo choc del monsignor Sgreccia inserito come manuale obbligatorio di bioetica all'Università Europea di Roma, facoltà di psicologia
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L’omosessualità «va ritenuta un’anomalia da prevenire e da curare e correggere, perché la sessualità ha un orientamento oggettivo eterosessuale». Non lascia spazio a interpretazioni il testo del  “Manuale di bioetica” (Vol. 1 – Fondamenti ed etica biomedica, Vita e Pensiero, Milano 2012) del cardinale, teologo e accademico Elio Sgreccia – accreditato come uno dei maggiori bioeticisti a livello internazionale. Le tesi riportate nel libro sono talmente tranchant da creare un caso all’Università Europea di Roma, l’istituto fondato dalla congregazione religiosa dei Legionari di Cristo che si inserisce nella tradizione delle istituzioni educative della Chiesa cattolica. Il volume citato, infatti, è stato inserito come unico testo obbligatorio dalla professoressa Claudia Navarini per l’esame di filosofia della vita e bioetica alla facoltà di psicologia.

A riportare la notizia è il quotidiano Libero (qui l’articolo della giornalista Giulia Sorrentino), che ripropone alcuni stralci del libro. Secondo l’autore, l’omosessualità «si può configurare ad un certo stadio di esercizio più come una malattia da trattare, che come un vizio deliberato». In barba, per altro, a quanto sancito dall’Oms già nel 1990 con la rimozione dell’omosessualità dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Ma il monsignor Sgreccia non si limita a discettare sui gay. Qualche pagina più avanti, nel libro che dovrebbe formare i futuri psicologi, si parla anche di aborto e procreazione assistita. «Il concepimento è lecito – si legge – quando è il termine di un atto coniugale per sé stesso idoneo alla generazione della prole». Dunque, deduce l’autore, «una procreazione è privata della sua perfezione se non è frutto dell’unione sia fisica sia spirituale tra gli sposi».  «Soltanto se il matrimonio è valido e legittimamente contratto – conclude – risulta lecito l’aiuto alla fertilità-fecondità dell’atto coniugale».

E ancora: «La fecondazione artificiale eterologa è contraria all’unità del matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori ed al diritto al figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio (…) Essa costituisce, inoltre, un’offesa alla vocazione comune degli sposi che sono chiamati alla paternità e alla maternità: priva oggettivamente la fecondità coniugale della sua unità o della sua integrità; opera e manifesta una rottura tra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa».

Infine, la stoccata sul diritto all’aborto: «In quanto uomo il medico non può compiere un’azione di soppressione della vita di un individuo umano seppure in formazione; in quanto medico è chiamato dalla professione e dalla propria deontologia a curare e sostenere la vita e ad essere rispettato nella propria autonomia».

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