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Cacciari: «Ma quale Renzi! È Conte l’unico pericolo per Conte»

«Draghi premier? Dovrebbero offrirgli una "prospettiva Ciampi": prima Palazzo Chigi, poi il Quirinale. Ma accetterebbe a patto di diventare dittatore»
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Massimo Cacciari non crede in alcun modo che le tensioni di maggioranza siano il preludio di una crisi di governo. Non la vuole nessuno, secondo il professore, «né la maggioranza, né l’opposizione».

Eppure, Italia Viva esulta: Conte ha cancellato la task force dal testo sul Recovery Plan, dopo le pressioni dei renziani. È una vittoria dell’ex premier?

Sono giochetti. Ma chi poteva pensare che Renzi avrebbe posto una questione insuperabile tanto da determinare una crisi di governo senza alcuna alternativa? Renzi ha solo bisogno di comparire, di segnare la sua presenza e continuerà a farlo, senza mai arrivare alla fine però, perché non ha nessun istinto suicida. Né lui, né nessun altro in quella compagine governativa. Non seguiamo queste sciocchezze, per carità.

E quando Rosato dice che non c’è più fiducia tra la maggioranza e il premier che cosa intende?

Significa solo che Conte è in grande difficoltà in questo momento. Ma il pericolo non viene da Renzi nel modo più assoluto, verrà eventualmente dall’incapacità di Conte di presentare un Recovery Plan.

Quindi quello di Renzi è solo un bluff?

Non è un bluff, in realtà. C’è una totale divergenza in maggioranza pressoché su tutto: sul ruolo di Conte, sull’emergenza sanitaria, sui rapporti con l’Europa, sul Recovery Fund. Per non parlare della questione più delicata: come recuperare i 200 miliardi di tasca nostra nel corso del prossimo anno? E non parlo dei soldi che forse arriveranno nel 2021, se saranno in grado di presentare uno straccio di Piano per il Recovery, parlo del debito quotidiano che stiamo accumulando, miliardi e miliardi di decreto in decreto. È questo il tema che nessuno affronta, perché significherebbe concepire una politica fiscale, introdurre una patrimoniale e altri interventi per recuperare questi soldi. La questione principale è questa, non Renzi.

Dunque richiedere l’attivazione del Mes – e sommare altro debito, di conseguenza- è insensato?

Non è insensato, perché quello è un debito che rientra nel pacchetto Europa. Certo, sempre debito è, ma io mi riferivo al debito quotidiano che stiamo accumulando e che sarà totalmente a carico nostro. Bisogna uscire da un equivoco comunicativo: le risorse che stiamo spendendo adesso, a ogni decreto, non verranno ripagate dal Recovery Fund.

E pur di non tornare a elezioni, persino Renzi evita di affrontare l’argomento?

Non solo lui. Nessuno rischierebbe di andare a elezioni, né tra i partiti di maggioranza, né tra quelli d’opposizione. Un conto era provare a far cadere il governo nell’estate del 2019, come fece Salvini, con l’esplicito obiettivo di tornare al voto per vincere, ma adesso nessuno vuole farlo. Probabilmente rinvieranno pure le Amministrative, figuriamoci le Politiche.

Tornare al voto no, ma forse più d’uno vorrebbe “licenziare” Conte…

Ma non è possibile. Con chi lo sostituisci Conte? È l’unico che in qualche modo riesce a tenere insieme Pd e Movimento 5 Stelle. Chi prenderebbe il suo posto? Di Maio? Ma stiamo scherzando?

Renzi suggerisce Mario Draghi.

Draghi a queste condizioni non ci sta, al momento sta zitto solo per non ridere. O glielo chiede in ginocchio Mattarella o non esiste che una persona come Draghi vada a Palazzo Chigi con una maggioranza di questo tipo. Se lo implorano tutti, come fecero con Cincinnato, potrebbe accettare, a patto però che gli concedano la dittatura, nel senso romano del termine.

Crede che nessuno sia disposto a concedere queste condizioni all’ex presidente della Bce?

Non lo escludo. Ma credo che debbano assicurare a Draghi anche un’altra prospettiva: la Presidenza della Repubblica dopo un anno. A Mario Draghi devi offrire una “prospettiva Ciampi” per convincerlo: prima Palazzo Chigi, poi il Quirinale. Perché, detto in parole povere, Draghi la fine di Monti non la fa.

Ma Draghi sarebbe un premier tecnico o politico?

Diventerebbe il dittatore, sempre nel senso romano del termine, accetterebbe solo se il Parlamento gli consegnasse le chiavi della città. E questa eventualità si realizzerà solo se l’Europa ci contestasse il Recovery plan, quella è la scadenza.

 

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