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La “bomba” Covid nel carcere di Tolmezzo

Tolmezzo
Nel carcere di Tolmezzo ormai i detenuti negativi sono soltanto una decina rispetto ai circa 200 ospiti dell'istituto friulano
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Ancora critica l’emergenza Covid al carcere di Tolmezzo. Su un totale di oltre 200 detenuti, solo una decina di loro sono negativi. Nel frattempo risultano contagiati tutti gli altri pochi 41 bis rimasti fino a poco tempo fa positivi. A questo si aggiunge il fatto che cinque detenuti sono ricoverati in ospedale, mentre due sono finiti in terapia intensiva. Il carcere di massima sicurezza di Tolmezzo è diventato l’esempio concreto di come l’emergenza può essere solo arginata tramite una riduzione immediata della popolazione detenuta, in maniera tale di isolare subito i positivi ed evitare che il covid dilaghi fino a colpire le persone più vulnerabili. Richiesta che proviene da più parti, persino dalla ong medici senza frontiere – abituata nei campi di guerra – che sta attualmente operando nelle carceri lombarde per far fronte all’emergenza sanitaria.

Sciopero della fame con Rita Bernardini in due sezioni

Ed è proprio nel carcere di Tolmezzo che i detenuti di due intere sezioni – oltre ad iniziare la battitura – hanno intrapreso lo sciopero della fame per sostenere l’azione non violenta di Rita Bernardini del Partito Radicale arrivata oramai a 21 giorni di digiuno. Tanti, troppi giorni di sciopero e per ora nessun segnale da parte del governo, in particolar modo dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Due esposti per i detenuti in A.S. e al 41 bis

Per quanto riguarda Tolmezzo, giungono nuovi esposti nelle procure, questa volta chiedendo di mettere al vaglio la posizione del magistrato di sorveglianza di Udine. Uno è quello depositato nella procura di Bologna dall’avvocata Sara Peresson con il suo collega Cesare Vanzetti in relazione ai detenuti di A.S.; mentre l’altro, sottoscritto sempre dalla Persson e l’avvocata Maria Teresa Pintus, attiene ai 41 bis e depositato presso la procura di Roma. Entrambi gli esposti, tra le altre questioni, chiedono di verificare se il Magistrato di Sorveglianza di Udine, tenuto ai sensi dell’art. 69 dell’ordinamento penitenziario a vigilare sull’istituto di pena, con il suo comportamento sia incorso in qualche responsabilità penale. Oppure, viceversa, se possa essere definito come “persona offesa”.

Inadeguata gestione e responsabili della mala gestio

Secondo gli avvocati, come si legge nell’esposto depositato nella procura di Bologna, «qualora si dovesse accertare che il contagio di taluni detenuti ha avuto come causa o concausa l’inadeguata gestione, da parte dei soggetti preposti, delle pratiche necessarie per evitare il diffondersi dell’infezione, ne discenderebbe che i responsabili della mala gestio (e con essi, in ipotesi, coloro che avrebbero dovuto predisporre piani di emergenza adeguati, qualora non l’abbiano fatto) avrebbero causato loro per colpa una malattia e potrebbero quindi rispondere del reato di lesioni colpose (auspicando che il male non abbia esito fatale per nessuno)».

Il ruolo del Magistrato di Sorveglianza

La denuncia viene inviata alla Procura, poiché gli avvocati ritengono che «persona offesa (o, in denegata ipotesi, che si ritiene inverosimile, indagato) possa essere con elevatissima probabilità anche il Magistrato di Sorveglianza di Udine». I legali sono stati chiari nell’esposto. Il primo compito del Magistrato è di vigilare sull’organizzazione degli istituti di pena e di esercitare la vigilanza diretta ad assicurare che l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti. Come gli avvocati hanno già ben evidenziato, l’isolamento del detenuto malato e contagioso è un preciso dovere imposto dalla legge, con la conseguenza che il Magistrato di Sorveglianza aveva il diritto-dovere di vigilare sull’isolamento dei detenuti colpiti dal Coronavirus. «E pertanto – si legge nell’esposto – o la Casa Circondariale ha taciuto la circostanza del mancato isolamento (ovvero, peggio ha dato informazioni false), ed in questo caso si è verificata un’ulteriore omissione di atti d’ufficio (o un falso ideologico in atto pubblico), o in alternativa, ipotesi a cui chi scrive non vuole credere, il Magistrato di Sorveglianza è venuto meno ai suoi doveri di vigilanza». Quindi, secondo gli avvocati, nell’uno come nell’altro caso, il coinvolgimento del Magistrato di Sorveglianza, seppur in veste diversa, è evidente.

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