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Zaky in carcere per altri 45 giorni

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L'Egitto proroga la detenzione per Zaky, lo studente dell'Università di Bologna
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Altri 45 giorni la detenzione preventiva di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio con l’accuse di propaganda eversiva mentre rientrava in patria per una visita alla famiglia. A riferirlo è Eipr (Egyptian Initiative for Personal Right) – l’associazione egiziana per i diritti umani con la quale collaborava lo studente egiziano dell’università di Bologna – su Twitter. L’udienza si è svolta ieri davanti al tribunale penale alla presenza di Zaky e dei suoi avvocati.

La proroga della detenzione di Zaky arriva al termine di una settimana che ha visto l’arresto di tre dei principali dirigenti di Eipr. A finire in carcere – tra il 15 novembre e venerdì scorso – sono stati nell’ordine: Mohammed Basheer, direttore amministrativo di Eipr arrestato nella sua abitazione al Cairo; Karim Ennarah, direttore per la parte giustizia penale, arrestato mentre era in vacanza a Dahab e Abdel Razek, direttore generale della Ong, portato via dalla sua abitazione al Cairo da agenti delle forze di sicurezza.

Al fondatore di Eipr, Hossam Bahgat, era già stato impedito di lasciare l’Egitto e i suoi beni sono stati congelati. «Si tratta di uno sviluppo molto preoccupante che evidenzia l’estrema vulnerabilità della società civile in Egitto», ha denunciato la portavoce dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, Revina Shamdasani. Anche la diplomazia internazionale, tra cui quella italiana, si è mobilitata per chiedere il rilascio degli attivisti, tutti e tre ora in carcere preventivo per 15 giorni e iscritti dalla Procura speciale per la sicurezza di Stato nel caso 855/2020. Si tratta della maxi-inchiesta che coinvolge diversi attivisti, avvocati e giornalisti con accuse di «terrorismo, diffusione di dichiarazioni false per danneggiare la sicurezza nazionale e utilizzo di internet per pubblicare notizie false». Condanna anche da Amnesty International, che parla di «un accanimento giudiziario che necessita di un’azione diplomatica forte da parte delle autorità italiane».

Due giorni fa, una cinquantina di organizzazioni e associazione a tutela dei diritti umani avevano rivolto un appello ad ambasciatori e diplomatici accreditati in Egitto perché chiedessero il rilascio dei tre attivisti, membri della ong egiziana detenuti nell’ultima settimana con l’accusa di terrorismo. In una lettera aperta, le 51 ong hanno espresso la loro «grave preoccupazione per l’escalation allarmante e senza precedenti» contro «una delle organizzazioni per i diritti umani più antiche e rispettata dell’Egitto». I tre sono accusati di terrorismo e di diffusione di notizie false che turbano la sicurezza pubblica: «Siamo scioccati dal fatto che queste accuse inventate possano essere rivolte a un responsabile amministrativo di un’organizzazione legalmente costituita», si legge nell’appello. Anche perchè -aggiungono le ong – le accuse mosse contro il direttore esecutivo della ong, Yaser Abdel Razek; il suo direttore amministrativo, Mohamed Bashir, e il suo direttore della giustizia penale, Karim Ennara, sono quelle che il governo egiziano utilizza sistematicamente per gettare in carcere le voci critiche del governo, i difensori dei diritti umani e gli attivisti politici. Per questo le ong – la gran parte del mondo arabo, ma anche di altri Paesi ed alcune internazionali – sollecitano l’intervento di ambasciatori e diplomatici per «il rilascio immediato e incondizionato» dei tre detenuti e «il ritiro delle accuse».

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