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«Io, condannato a morte nel processo mediatico, sono felice che ne inizi uno vero»

Lo sfogo di Claudio Foti, lo psicoterapeuta considerato "guru malefico" di Bibbiano
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«In qualche caso sono stato condannato a morte, dalla valanga di violenti insulti e messaggi di minaccia che sono state pilotati contro di me e contro gli indagati di Bibbiano da una regia politica che ha utilizzato una massa di account anonimi e anomali, come è stato dimostrato da Report e da un hacker fra i più esperti in Italia, Alex Orlowski, in un’intervista alla Gazzetta di Reggio per lanciare la campagna mediatica “Parlateci di Bibbiano”».

Si sfoga così, sul suo profilo Facebook, Claudio Foti, lo psicoterapeuta coinvolto nell’inchiesta “Angeli e Demoni”, considerato un vero e proprio guru della cattiva psicoterapia, fatta di manipolazioni e ricordi finti inoculati nelle menti di minori, al punto di convincerli di aver subito abusi in realtà mai esistiti. Foti, nei giorni scorsi, ha partecipato ad una conferenza stampa organizzata dal Partito Radicale, dove si è discusso della “mostrificazione” della sua figura: al di là delle possibili responsabilità penali in un processo ancora nemmeno iniziato, lo psicoterapeuta è già stato condannato dall’opinione pubblica e messo al centro di un sistema rispetto al quale avrebbe solo un ruolo marginale.

Il 30 ottobre scorso, davanti al giudice Dario De Luca, è partita l’udienza preliminare, al termine della quale si stabilirà chi, tra i 24 imputati, finirà a processo. Nel corso di quell’udienza le difese hanno però richiesto la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, in quanto tra gli atti del fascicolo del pm risultano assenti molti documenti indicati come fonti di prova.

“Angeli e Demoni”, al via il processo a Reggio Emilia

 

«Si è avviata l’udienza preliminare finalizzata a verificare se gli indagati del caso di Bibbiano dovranno andare a dibattimento. Io sono accusato di tre capi d’imputazione su circa 105 che pendono complessivamente sugli indagati. Su queste accuse mi difenderò all’interno delle aule di giustizia. Sono veramente contento che il procedimento stia facendo un passo in avanti, perché ho fiducia nella giustizia e ho fiducia nella logica del diritto penale, che prevede che il punto di vista della difesa possa confrontarsi e scontrarsi col punto di vista dell’accusa davanti ad un giudice terzo – sottolinea Foti -. Il processo mediatico che si è celebrato in Italia da oltre un anno contro di me ha una logica completamente diversa da quella del processo penale. Nel processo mediatico non c’è contraddittorio, non puoi difenderti, manco te ne accorgi e sei già condannato, condannato come professionista, condannato come persona».

«I tempi del processo mediatico rispetto al processo giudiziario sono immediati e senza appello – prosegue Foti -. Il processo mediatico ha bisogno per una narrazione più coinvolgente di semplificazione ci vuole un capo, un guru, una mente: e sono stato arbitrariamente scelto per questo ruolo! La mia immagine è stata associata a tutte le cose peggiori che sono state ipotizzate in questa vicenda di Bibbiano. Ho fiducia nel percorso giudiziario che farà certamente chiarezza per quanto mi riguarda sulle gravi distorsioni del processo mediatico».

 

Claudio Foti, lo sfogo dopo la decisione del Tribunale della Libertà

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