Covid nelle Rsa, il rischio di una nuova “strage degli invisibili”

Covid nelle Rsa
Il Covid nelle Rsa nella prima ondata della pandemia ha già causato oltre diecimila vittime e la in questo periodo nelle residenze è allarmante
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Ripartono, come è accaduto con la prima ondata, i contagi da Covid nelle Rsa, le residenze sanitarie assistite, dove sono ospiti gli anziani fragili. Ma è più violenta di prima. Di giorno in giorno, in tutta Italia, si moltiplicano i focolai. Nonostante ciò, nello scorso Dpcm manca un provvedimento ad hoc. C’è giusto un passaggio, breve, che però non menziona nessuna direttiva ben precisa, dalla organizzazione di squadre di infermieri e Oss pronti a intervenire alla sostituzione degli operatori assenti per malattia (molti si sono contagiati) a un supporto economico concreto.

Tanti contagi nella Rsa di Avezzano

Il Covid nelle Rsa sta creando molti problemi,  come in quella di Avezzano (provincia de L’Aquila) che alla prima ondata è passata indenne, mentre alla seconda ha registrato tantissimi contagi tra anziani e operatori sanitari. È stata commissariata, attualmente ci sono 54 ospiti di cui alcuni positivi asintomatici, una decina sono ricoverati e 20 sono morti per Covid, ma con patologie pregresse. Gli operatori contagiati – che con spirito di sacrificio hanno lavorato – sono stati 18, alcuni sono diventati negativi e stanno attualmente rilavorando. Un problema che però sta attraversando tutto il Paese.

Nella prima ondata 10 mila anziani morti

Il rischio che possa ripetersi la “strage degli invisibili” della primavera scorsa è alle porte. Ricordiamo che si parla di 10 mila anziani morti per Covid nelle Rsa, dato confermato anche dall’Iss, ma approssimato per difetto visto che non a tutti i morti – come ha recentemente scritto Panorama – è stato fatto il tampone.Nelle comunità di anziani si è registrata una elevata percentuale di contagi e decessi, per la “fragilità” dei soggetti ma anche per il travaso incontrollato di pazienti da parte di ospedali ormai giunti al collasso. Rsa e comunità di anziani in genere, rappresentano ormai, contemporaneamente, una frontiera e un laboratorio strategico contro il “nemico invisibile”, che non si limita certamente al solo coronavirus: come ha recentemente documentato l’associazione tossicologici e tecnici ambientali, c’è la legionella, stafilococchi, coliformi, clostridium difficile, klebsiella, candida auris e molti altri microrganismi patogeni, che rappresentano una reale e crescente emergenza, aggravata, nel caso delle patologie infettive su base batterica e micotica, dal fenomeno preoccupante della multi-resistenza agli antibiotici.

Linee guida condivise tra ministero, Iss e Associazioni

Il problema si amplifica inoltre, in questi ambienti, a causa delle particolari situazioni di immunodeficienza degli ospiti, fisiologicamente correlate all’età e/o conseguenti a patologie croniche o al loro trattamento farmacologico. Da queste considerazioni e partendo dalle raccomandazioni ufficiali emesse in merito dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Associazione Nazionale Strutture Terza Età, presieduta dal professor Alberto De Santis e dall’Associazione Tossicologi e Tecnici Ambientali, presieduta dal professor Marcello Lofrano, hanno congiuntamente elaborato e condiviso a livello interassociativo delle “linee-guida” finalizzate a rappresentare un riferimento di base per le migliaia di comunità di anziani esistenti in Italia, in termini di sanificazione ambientale e di biosicurezza di ospiti, loro familiari, e personale operante nelle strutture.Quello che si chiede è una imponente cabina regia di livello centrale che garantisca l’intervento specifico per ciascuna delle criticità elencate sia in termini organizzativi e di supporto, ma anche in termini economici, partendo dal Recovery Fund, evitando quindi che tutti gli sforzi sviluppati naufraghino. Ma tutto questo ancora non è stato fatto e il rischio di una nuova tragedia come la prima ondata, è oramai alle porte.

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