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L’affondo di Renzi: «Alcuni pm cercano la ribalta mediatica»

Matteo Renzi nell'intervento che ha chiuso la Leopolda
L'ex premier si difende dalle accuse e manda un messaggio agli alleati: «Senza di noi non c'è più maggioranza»
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La procura di Firenze non molla Matteo Renzi. Che contrattacca, lanciando accuse velate all’ufficio diretto da Giuseppe Creazzo, pur senza mai parlare esplicitamente di complotto. Ma tirando in ballo le motivazioni della Cassazione, che ha annullato il sequestro a carico dell’imprenditore Davide Serra bollandolo come illegittimo e annullando con rinvio quello a carico di Marco Carrai, ex consigliere d’amministrazione della fondazione Open. E anche facendo riferimento al numero di uomini e mezzi impiegati, evocando lo spreco sulle spalle dei cittadini.

«Un pm di Firenze manda 300 finanziari a casa di 50 persone perbene che vengono vegliate la mattina alle 7 per sapere se hanno contribuito alla Leopolda e alla fondazione Open. Ed è chiaro che hanno contribuito, tutti i contributi che vengono dati a noi sono regolari. Sono tutti con bonifico, tutti tracciabili – ha dichiarato in apertura della terza assemblea nazionale di Italia Viva -. Bastava fare una ricerca su google o al massimo sui motori di ricerca bancari per capire che tutto era alla luce del sole. No, si decide di fare delle perquisizioni perché ci sono dei magistrati, pochi fortunatamente, a cui la ribalta mediatica piace più che il giudizio di merito».

Insomma, accusa Renzi, conta più diventare popolari sui social che la parola dei giudici della Cassazione, secondo cui il sequestro del computer e delle mail di  Serra, manager del fondo Algebris, sarebbe stato effettuato non con il fine di confermare un’ipotesi di reato ragionevolmente formulata, bensì con «fini esplorativi e volto ad acquisire la notizia di reato in ordine ad un illecito non individuato nella sua specificità fattuale». E pertanto illegittimo. Il fine della Procura di Firenze, secondo i giudici, non era quello di verificare una tesi accusatoria già ben formulata e ancorata a dati di fatto, bensì poterne trovare una. Insomma, una vera e propria caccia al reato.

Renzi pesa le parole, ma ognuna è una frecciatina ben studiata contro la magistratura che ha, a suo dire, affossato i sogni di gloria di Italia Viva. Che si affacciava sul panorama politico con grandi sogni di gloria e sondaggi rassicuranti e che è finita per diventare una specie di pericolo da cui tenersi lontani. Ma l’ex premier vuole riportare l’attenzione sulla Cassazione e sul «chiaro segnale» lanciato dal Palazzaccio ai pm dell’accusa. Che avrebbero messo a segno una sorta di azione politica, più che giudiziaria, a dire del leader di Iv. «Quella vicenda ci ha creato un danno pazzesco – ha sottolineato – i sondaggi hanno smesso di crescere, i soldi hanno smesso di arrivare, un danno enorme anche alla nostra capacità attrattiva. Molte persone non sono passate con noi anche perché avevano paura ed è legittimo. Io penso che questo sia il segno di un modo di far politica che non è il nostro. E lo dico a maggior ragione oggi, perché mi sarei aspettato da quei pm di Firenze che hanno svegliato, con 300 finanzieri, spendendo i soldi dei cittadini, a casa gli sponsor della fondazione Open e della Leopolda, una lettera di scuse. E invece è arrivato un avviso di garanzia, che riguarda tutto il consiglio di amministrazione di Open e il sottoscritto».

Per Renzi non ci sono dubbi: è un attacco mediatico. O meglio: un attacco alla ricerca di visibilità mediatica, con tanto di carte passate alla stampa con il solo fine, afferma, di combatterlo. «Ci sono vari modi per rispondere a quello che sembra un assurdo giuridico: la Cassazione aveva parlato appena qualche settimana fa, io penso che a chi cerca la battaglia e la visibilità mediatica si debba rispondere con il diritto. Loro passano le informazioni a La Verità, noi pensiamo che la verità sia quella della Cassazione e di conseguenza noi abbiamo talmente rispetto della magistratura che le sentenze della Cassazione le abbiamo lette. Spero che le abbia lette anche il pm di Firenze o che almeno le abbia capite – ha sottolineato -. Nel dubbio sarà compito dei nostri avvocati – la professoressa Severino per Maria Elena Boschi, il professor Coppi per l’onorevole Lotti, il professor Dinoia per il dottor Carrai e il professor Caiazza per il sottoscritto – spiegare all’accusa quali sono le posizioni di diritto. Noi ai magistrati auguriamo buon lavoro e a tutti coloro che in queste ore mi stanno dando la solidarietà dico sono io che vi do la solidarietà. Perché la magistratura italiana è fatta per la stragrande maggioranza da persone perbene. L’ansia di visibilità di qualcuno rischia di nuocere anche al lavoro degli altri. Rimaniamo sulla politica, chi vuole confrontarsi con il mondo del diritto legga le sentenze della Cassazione e parli con gli avvocati». E l’ultimo messaggio di Renzi è per i partiti di maggioranza, quasi fossero coinvolti nella vicenda giudiziaria che lo interessa: «Noi facciamo politica e per fare politica Italia Viva c’è, decisiva per il Parlamento – ha concluso -, decisiva per la tenuta di questa legislatura, decisiva perché senza di noi non c’è più maggioranza».

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