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Iran, l’avvocato per i diritti umani Nasrin Sotoudeh rilasciata temporaneamente

Al momento ignoti i motivi del provvedimento
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L’attivista e avvocatessa iraniana per i diritti umani, Nasrin Sotoudeh, è stata scarcerata in via temporanea «con il consenso del magistrato responsabile delle carceri femminili». Lo ha annunciato il sito della magistratura iraniana “Mizan Online”, senza precisare i motivi del provvedimento. 
Nei mesi scorsi l’avvocatessa ha iniziato un lungo sciopero della fame per protesta contro la detenzione dei prigionieri politici in Iran, interrotto a metà settembre per problemi cardiaci. Il mese scorso Sotoudeh è stata trasferita senza preavviso dal famigerato carcere di Evin, a Teheran, a quello di Qarchak, penitenziario altrettanto famigerato dove le condizioni sono anche peggiori.

 

Secondo l’agenzia Mizan «Nasrin Sotoudeh ha ottenuto un permesso di uscita temporaneo in accordo con l’assistente supervisore della prigione femminile». L’agenzia non ha fornito ulteriori dettagli.
L’Iran ha rilasciato temporaneamente migliaia di prigionieri a causa dei timori della diffusione del coronavirus nelle carceri dei paesi del Medio Oriente più colpiti dall’epidemia. Accusata di «propaganda sovversiva», l’attivista è stata condannata nel 2018 a 148 frustate e 33 anni e mezzo di carcere, di cui dovrà scontarne almeno 12. Sotoudeh, che assieme al marito è fra i principali attivisti iraniani per i diritti umani, si è sempre detta innocente, dicendo di aver soltanto manifestato pacificamente per i diritti delle donne e contro la pena di morte.

 

 

Il 20 ottobre era stata trasferita nella prigione di Qarchak, nota per i maltrattamenti sui prigionieri politici. A comunicarlo il marito Reza Khandan, che denuncia l’ennesimo abuso ai danni della moglie. Ieri «le guardie della prigione di Evin hanno chiamato Nasrin e le hanno detto di essere pronta per il trasferimento in ospedale. Invece è stata trasferita direttamente alla prigione di Qarchak! – ha scritto sul proprio profilo Facebook – Tre settimane fa, dopo essere stata ricoverata in ospedale, è stata riportata in prigione prima di completare l’intero trattamento. Secondo gli esperti, avrebbe dovuto essere nuovamente trasferita in ospedale per un esame cardiaco urgente e angiografia, ma invece le autorità di Evin l’hanno trasferita nel carcere di Qarchak, dove le condizioni sanitarie e di detenzione sono anche peggiori del carcere di Evin». Sotoudeh soffre di una serie di problemi di salute cronici.
La prigione di Qarchak è una struttura per sole donne in una fabbrica di polli inutilizzata a sud di Teheran, nota per le condizioni antigieniche e il maltrattamento dei prigionieri politici.
Nella stessa prigione si trova anche la ricercatrice dell’Università di Melbourne Kylie Moore-Gilbert, condannata nel 2018 a dieci anni di carcere per presunto spionaggio, un’accusa spesso intentata contro cittadini stranieri e con doppia cittadinanza. L’accademica è stata trasferita in prigione a luglio dopo essere stata detenuta a Evin. Fonti hanno riferito al Guardian che la ricercatrice è rimasta terrorizzata dagli agenti della struttura, con prigionieri regolarmente perquisiti e vulnerabili a focolai di malattie.

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