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Esami da avvocato: rinviati gli scritti, non l’orale del 2019

Ecco le conseguenze del dpcm. Ma le opposizioni insorgono
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Niente prove scritte per gli esami d’avvocato, ma gli orali, per coloro che hanno partecipato alla sessione precedente, sono salvi. Ad annunciarlo è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che conferma le previsioni contenute nel dpcm in vigore da oggi, che sospende le prove concorsuali. «L’aggravamento della situazione sanitaria e la conseguente necessità di ridurre, quanto più possibile, le occasioni di diffusione del virus impongono il rinvio delle prove scritte degli esami d’avvocato, programmate per il 15- 16- 17 dicembre», scrive Bonafede sul proprio profilo Facebook, dicendosi dispiaciuto. La decisione arriva dopo un’analisi delle varie opzioni in campo, compresa quella di parcellizzare ulteriormente le sedi sul territorio nazionale per evitare occasioni di contagio. Ma nonostante ciò, a fronte dell’evoluzione del quadro epidemiologico, «il rinvio rappresenta purtroppo una scelta obbligata supportata anche dal ministero della Salute».

La sospensione, al momento, è prevista fino alla data di scadenza del dpcm. «Chiaramente – ha spiegato Bonafede – le esigenze logistiche e organizzative non consentono di attendere oltre, anche per venire incontro alle esigenze di programmazione di chi deve sostenere l’esame». E per cercare di ridurre i tempi della procedura, via Arenula sta studiando le soluzioni organizzative per consentire di accelerare la correzione delle prove scritte e diminuire, quanto più possibile, gli effetti negativi di questo ulteriore rinvio. «A breve indicheremo la nuova data dell’esame – ha spiegato il ministro -, al momento, sembra ragionevole ipotizzare che la prova si possa tenere nella primavera del 2021».

A confermare che le prove orali sono invece salve è Alberto Marchesi, presidente della Commissione centrale, che in una lettera ai presidenti delle sottocommissione spiega come «resta ovviamente salva la possibilità, propria di ogni sottocommissione distrettuale, di differire ad altra data le sedute di esame già calendarizzate, laddove vi siano difficoltà nella composizione del collegio od in presenza di situazioni ambientali, connotate da oggettiva criticità, che rendano sconsigliabile o comunque inopportuno lo svolgimento delle prove orali nei giorni ed agli orari già indicati». Ma non solo: è in corso di valutazione, sul piano normativo, «la possibilità di reintrodurre la possibilità di svolgimento delle prove orali con modalità ‘ da remoto”», secondo le indicazioni già contenute nel decreto Rilancio.

Durante un question time in Commissione Giustizia, il deputato di LeU, Federico Conte, ha proposto una riforma dell’esame, che «deve essere selettivo per il rilievo che l’avvocato riveste nella nostra società». Per cui se la sola prova orale non è sufficiente, «la prova scritta è troppo ancorata a parametri tradizionali da rivedere». La proposta è di valutare la possibilità di un sistema a risposta multipla, «che garantisce selezione ma con caratteristiche più adeguate», ha affermato.

Ma sul rinvio le opposizioni insorgono. «Non è una soluzione – ha commentato il deputato e responsabile Giustizia e Affari costituzionali di Forza Italia Francesco Paolo Sisto -. Procrastinare gli esami senza offrire soluzioni alternative non fa che creare dubbi e scoraggiamento nei giovani futuri avvocati». La proposta di Forza Italia è che l’esame si svolga in un’unica prova orale, unendo in un solo momento di valutazione anche le materie delle prove scritte. «Un intervento di carattere evidentemente straordinario, analogo a quello già adottato per i medici ed altre categorie – spiega Sisto – che consentirebbe di non tenere in un limbo punitivo i giovani laureati che hanno affrontato un lungo percorso di formazione e di studio assai complesso, pur di realizzare il proprio sogno professionale». Per Jacopo Morrone, deputato della Lega, «è assurdo che il ministro della Giustizia abbia deciso e comunicato il rinvio delle prove scritte per l’esame di avvocato solamente il 5 novembre, poco più di un mese prima della data prevista: che vi fosse il rischio di dover rinviare l’esame era chiaro da mesi. Le prove scritte richiedono una preparazione lunga e impegnativa – ha sottolineato -. Serve certezza, ora più che mai».

 

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