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Di Maio sogna Guantanamo ma dimentica che abbiamo già il 41bis

Il ministro grillino vuole un patriot act che sospende garanzie e diritti ma dimentica che l'Italia ha già leggi speciali...
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Cosa accomuna l’attentatore di Nizza e quelli di Vienna? Luigi Di Maio non ha dubbi: «L’odio verso la nostra società, verso il nostro modo di vivere e di essere liberi». E come si tutela il nostro modo di vivere liberi e in sicurezza? Rinunciando alle garanzie democratiche. O almeno è questo il suggerimento che sembra arrivare dalla ricetta proposta dal ministro degli Esteri come l’unica soluzione possibile.

«Si tratta di prendere misure che possano prevenire tragedie come quelle di Nizza e di Vienna», dice Di Maio, prima di specificare meglio il modello da cui dovrebbe trarre ispirazione l’Europa: «Si tratta di iniziare a pensare a qualcosa di più grande e che riguardi tutta l’Ue: un Patriot Act sul modello americano, ad esempio, perché oggi siamo tutti figli dello stesso popolo europeo».

L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle pensa dunque che per fermare il terrorismo, l’Unione debba attingere a uno dei pacchetti normativi più controversi della storia delle democrazie occidentali. Varato nell’ottobre del 2001, poche settimane dopo l’attentato alle Torri Gemelle, sotto la presidenza di Gerge W. Bush, l’Usa Patriot Act introduce parecchie restrizioni alle libertà individuali e rafforza enormemente il potere delle forze di polizia e dei servizi di spionaggio: maggiore sorveglianza sulle comunicazioni telefoniche e telematiche, possibilità di immagazzinare informazioni personali (dai dati bancari a quelli sanitari), perquisizioni domiciliari senza mandato, arresto di cittadini stranieri solo sulla base di “sospetta” attività terroristica, processi a porte chiuse nei tribunali militari.

Il “Presidential military order sulla detenzione, il trattamento e il procedimento nei confronti di alcuni non-cittadini nella guerra al terrorismo” che ne deriva è un vero e proprio mostro giuridico che distingue i diritti riservati agli americani da quelli riservati agli stranieri. Per questi ultimi, il Presidente si riserva la possibilità di adottare misure straordinarie qualora li ritenesse vicini ad Al Qaeda o vagamente collegati al mondo del terrore. E con la scusa della sicurezza lo Stato di diritto sconfina nell’arbitrio. Le immagini di Guantanamo – un “non luogo” giuridico e geografico – con i prigionieri in tuta arancione, senza alcuna tutela legale o umanitaria sono solo la rappresentazione fisica di quei concetti securitari.Ma ciò che Di Maio forse dimentica è che alcuni degli strumenti previsti dal Patriot Act l’Italia li adotta già da tempo.

Tutta la legislazione speciale antimafia, infatti, è stata estesa al terrorismo internazionale nel corso degli anni. E sono parecchi gli strumenti in mano all’autorità giudiziaria per prevenire e stroncare eventuali organizzazioni o singoli individui: misure di prevenzione, misure di polizia, condanne molto severe, regime del 41 bis. Per attivare «le misure di prevenzione è sufficiente la presenza di un indizio di appartenenza all’associazione mafiosa o terroristica», spiega Alberto Cisterna, presidente della XIII Sezione Civile del Tribunale di Roma, per anni pm alla Dda di Reggio Calabria, prima, e alla Direziona nazionale antimafia, poi. «Parliamo di legami probatori molto bassi, insufficienti a determinare una condanna ma che possono essere utilizzati per applicare una misura di prevenzione sia personale che patrimoniale».

Espulsioni dal suolo nazionale, sequestro e confisca dei beni sono misure applicabili con estrema facilità secondo l’ordinamento italiano, che, proprio, come il Patriot Act, prevede un “doppio binario”, attraverso provvedimenti speciali comminabili sulla base di un sospetto. Stumenti inconcepili negli altri Paesi europei, dove «le regole probatorie più severe delle nostre. È un problema culturale, non si tratta di dispensare condanne, ma di valorizzare circostanze che in qualunque altro paese europeo sarebbero considerate irrilevanti», spiega ancora Cisterna. E come se non bastasse, dopo l’11 settembre anche il nostro Paese si è attrezzato per regolamentare meglio «alcuni poteri e introdurne di nuovi. Come quello concesso ai servizi segreti di effettuare intercettazioni telefoniche all’estero senza alcuna autorizzazione giudiziaria», ricorda il magistrato.L’Italia in realtà ha già il suo Patriot Act. Ma non è detto che l’Europa frema per seguirne l’esempio.

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