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Il sogno ottomano di Erdogan passa (anche) per le moschee

Il complesso bizantino di Chora riconvertito in luogo di culto a Istanbul
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L’ unico monumento bizantino a Istanbul – la capitale Bisanzio di quella civiltà – rimasto sostanzialmente integro nei secoli, segno del suo passato splendore, è stato “oscurato” ed è tornato ad essere moschea, dopo che per più di cinquant’anni era stato adibito a museo. Proprio ieri sono ricominciate le funzioni di culto islamico. Affreschi e mosaici sono stati coperti da velatini e sono ormai invisibili, perché l’lslam non tollera la rappresentazione dell’uomo. È stata cambiata anche la reggenza del monumento, passando dal Ministero della Cultura alla Presidenza degli Affari Religiosi: il nucleo più duro dell’islamismo in Turchia.

Contrariamente a quanto accadde con la rimoscheizzazione tre mesi fa di Santa Sofia, quando il partito d’opposizione che amministra Istanbul non ebbe da dire nulla in contrario, questa volta qualche flebile voce d’opposizione si è fatta sentire. Dunque l’edificio del complesso bizantino di Chora torna ad essere la Kariye Giami, la Moschea Rossa, come ancora oggi, per la verità, tutti gli stanbuloti la conoscevano: sarà una moschea anomala, abbastanza piccola, perché costituita da due meravigliose chiese adiacenti, in forme di basiliche cristiane, non orientata verso La Mecca. Costruita nel 534 come complesso conventuale del Salvatore, è stata moschea dal 1511 al 1948, quando fu restaurata e nel 1958 adibita a museo. Negli ultimi quattro anni ha subito un nuovo importante e costosissimo restauro, in una Turchia dove i restauri su edifici non ottomani sono cosa rarissima. Ora, ovviamente, si capisce il perché. Non per lo splendore ed il fascino unico della sua struttura e soprattutto della sua decorazione: marmi e pietre semipreziose che incorniciano mosaici di varie epoche e vari stili, sempre tutti risalenti nel tempo, che si alternano con gli affreschi; fantasia dei temi trattati sia nella decorazione musiva che in quella a fresco. No, non era quello che interessava restaurare. Evidentemente già si puntava a farla tornare moschea.

Così Erdogan ed il suo partito AKP pagano le cambiali sottoscritte all’MHP, il partito islamista integralista e dichiaratamente fascista che sorregge il governo, senza il quale l’AKP non avrebbe avuto la maggioranza alle ultime politiche.

Certo, la riconversione in moschea di Chora può apparire, e forse lo è, faccenda secondaria rispetto allo scontro fra Erdogan e l’Europa, via Macron. Una faccenda che non è cero questione solo di barzellette e vignette (semmai suona ridicola l’iniziativa della Procura Generale di Ankara che ha aperto un fascicolo contro Charlie Hebdo per violazione dell’artricolo del codice penale sulle offese al presidente della Repubblica: articolo che dall’inizio dell’anno ha colpito decine e decine di dissidenti). Certo, essa non può essere comparata con gli attentati in Francia che stanno costando vite umane. E tanto meno con la politica espansiva ed aggressiva della Turchia nei paesi del Mediterraneo orientale ( guardateli sulla carta geografica: dalla Siria alla Libia, passando per Grecia e Cipro e spingendosi fino all’Azerbaijan): è la riproposizione delle mire espansionistiche ottomane. Erdogan non è Solimano il Magnifico ed il sistema mondiale sa come difendersi da chi esagera nelle mire espansionistiche, ma l’area a cui Erdogan punta è la stessa che l’impero ottomano copriva fino a due secoli fa. Mancano i Balcani, ma è facile previsione che saprà inserirsi anche in quelli, sfruttando chissà quale occasione.

L’islamismo e l’ottomanesimo del “sultano” di oggi intendono coprire ( come ha analizzato giustamente Stefano Polli proprio qui sul Dubbio il 29 ottobre) le difficoltà interne, prima fra tutte quella economica: i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti del 31,2 su base annua, con punte del 49,5 per ortaggi e frutta. E mentre la lira turca continua ad affondare ( oggi occorrono 8 lire par un dollaro, mentre quattro anni fa ne bastavano 3), rischia di scendere anche il consenso popolare al regime. In questo clima il governo corre ai ripari: cosa meglio dell’aggressività verso i governanti europei e l’aggressione verso paesi limitrofi per far dimenticare la miseria di casa? La ricetta è sempre valida ed ha sempre funzionato, almeno per un po’.

 

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