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Il Covid torna a uccidere in carcere: a Livorno muore ergastolano ultraottantenne

Pandemia carceraria
Nella seconda ondata è morto un ergastolano ultraottantenne recluso nel carcere di Livorno risultato positivo al Covid 19
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Nella seconda ondata c’è il primo detenuto morto avente come concausa il Covid 19. È accaduto oggi nel carcere di Livorno ed era un ergastolano ultraottantenne con patologie pregresse. Durante la prima ondata, i suoi legali, l’avvocata Luisa Renzo e l’avvocato Valerio Vianello Accorretti, avevano chiesto la detenzione domiciliare per motivi di salute visto che era un soggetto ad altissimo rischio di contagio con esito infausto. Sì, perché oltre ad essere anziano, era affetto da ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale permanente trattata farmocologicamente, calcolosi e varie cisti epatiche.  A. G., queste le iniziali dell’ergastolano, apparteneva appunto alla categoria, essendo anziano e pieno di patologie, più esposta ad un rischio elevato perché l’eventuale infezione causa con maggiore frequenza complicanze gravi che possono condurre alla morte.

Ad aprile rigetta l’istanza di detenzione domiciliare

Dopo un ulteriore sollecito, l’istanza era stata rigettata ad aprile. In piena emergenza. Fu però un caso fortunato che riuscì ad evitare il contagio e quindi l’inevitabile morte.  Ma alla seconda ondata così non è stato. Proprio ieri l’avvocato del foro di Roma Vianello Accorretti era andato da lui per un colloquio, ma gli agenti gli avevano detto che era in isolamento con la febbre e che il tampone era risultato positivo al covid.

Oggi la tragica notizia della sua morte. Il cuore non ha retto.Eppure gli avvocati, nell’istanza scorsa, hanno scritto un passaggio che oggi appare purtroppo profetico: «Il perdurare dello stato detentivo espone il signor G. ad un elevatissimo rischio di contagio e quindi un serio pericolo di vita in quanto la prescrizione principe ministeriale imposta a tutta la popolazione e con particolare riferimento ai soggetti anziani e con più patologie, è quella della prevenzione mediante isolamento, misura incompatibile con la condivisione dei medesimi spazi con più persone e del sovraffollamento carcerario, come da più parti indicato».

In questo passaggio si fa anche riferimento a quella nota circolare del Dap messa all’indice prima da l’Espresso e poi dal programma di Giletti. Oggi abbiamo l’ulteriore prova che quella circolare non solo è sacrosanta, ma da riproporla con urgenza.  Soprattutto ora che il contagio ha preso il sopravvento nelle carceri, solo a Terni risultano ad oggi 68 detenuti positivi, e che il governo ha varato dei provvedimenti dove non si prende assolutamente in considerazione i vecchi e malati. Proprio quelli dove il covid può essere letale.

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