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Oltre 3mila morti all’anno nelle prigioni statunitensi, molti mai condannati

Il dato emerge da uno studio della Reuters, ripreso in Italia dall’associazione radicale “Nessuno Tocchi Caino”
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Sono oltre 3000 morti l’anno i detenuti delle carceri statunitensi. Questo dato allarmante si evince dal fatto che, attraverso il monitoraggio della agenzia stampa Reuters del 20% delle carceri Usa, risultano 625 morti l’anno. Di questi, ben due terzi sono in attesa di un processo. Un dato che se moltiplicato per cinque, arriviamo appunto ad oltre 3000 decessi. Parliamo di uno studio della Reuters sulla mortalità nelle carceri statunitensi e ripreso dall’associazione radicale “Nessuno Tocchi Caino” che monitora costantemente la situazione penitenziaria di tutto il mondo. Basandosi su una parte delle carceri di bassa e media sicurezza, l’agenzia stampa ha individuato 7500 morti negli ultimi 12 anni.

Come riporta “Nessuno Tocchi Caino”, l’agenzia stampa Reuters ha presentato più di 1.500 richieste di documenti pubblici per raccogliere dati sulla popolazione di detenuti di più di 523 prigioni statunitensi, sull’assistenza sanitaria che ricevono, e sulle morti. Si tratta di uno studio su quelle che negli Usa vengono chiamate “jail”, ossia le prigioni “locali”, gestite dagli uffici degli sceriffi delle varie contee. Sono prigioni o per detenuti in attesa di processo o, una volta effettuato il processo, per detenuti condannati per reati non gravi. Come è noto il sistema penitenziario degli Stati Uniti ha poi un sistema statale di “prisons”, ossia prigioni non a livello di contea, ma di stato, dove dopo il processo vengono inviati i detenuti con reati gravi. Oltre a quelle statali, esistono anche le “prisons” federali”. L’ultimo conteggio, ripreso sempre da “Nessuno Tocchi Caino”, risalente a poco più di un anno fa contava nei vari sistemi carcerari statunitensi un totale di poco più di 2.200.000 detenuti: circa 730.000 nelle “jails”, poco meno di 1.300.000 nelle “prisons”, e 180.000 nelle “prisons” federali”. Come criterio Reuters ha scelto le “jails” che hanno una presenza media giornaliera di almeno 750 detenuti, e comunque le 10 più popolose di ogni stato. Reuters calcola di aver preso in considerazione i dati “equivalenti” a 445.106 detenuti l’anno. Se il totale dei detenuti Usa è 2.200.000, 445.000 rappresenta il 20,2%. I dati non includono sei stati, poco popolati, in cui jails e prisons sono difficili da distinguere perché gestite da strutture statali unificate: Alaska, Connecticut, Delaware, Hawaii, Rhode Island e Vermont.

In totale Reuters ha individuato, dal 2008 al 2019, 7.571 decessi, così suddivisi dai rapporti ufficiali: suicidi 2.075, omicidi 206, droghe / alcol 618, malattia 3.802, infortuni 153. Dei suicidi, Reuters indica che 3/ 4 si sono uccisi prima del processo, o addirittura prima del rinvio a giudizio. Diversi sono i casi riportati. Uno riguarda Harvey Hill che non voleva andarsene dal cortile del suo datore di lavoro ed era rimasto sotto la pioggia battente. Per quell’episodio Hill è stato accusato di violazione di domicilio e arrestato con una imputazione che in realtà dovrebbe prevedere una semplice multa fino a 500 dollari. Cominciò ad andare in escandescenza e ha subito abusi dagli agenti. Soffriva di dolori, ma è stato mandato direttamente in cella di isolamento. Nessuno lo ha controllato per 46 minuti. Quando lo hanno fatto, era già morto. Le vittime come Hill sono all’ordine del giorno: trattenute con accuse minori, e muoiono senza mai passare da un tribunale. Almeno 2/ 3 dei detenuti morti identificati da Reuters, 4.998 persone, non sono mai stati condannati per le accuse per le quali erano stati arrestati. Nessuno Tocchi Caino, sul suo sito on line, ha riportato alcune storie simili.

 

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