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Il Quirinale e l’antidoto al disordine

mattarella
Editoriale
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C’è una condizione precisa – tra altre pur importanti – che distingue la seconda ondata di contagi dalla prima, e che è illuminante metafora della fase che stiamo vivendo. A marzo l’epidemia era concentrata in Lombardia, epicentro dei contagi e delle vittime. Con addentellati in altre Regioni, però con numeri in buona misura gestibili. Stavolta la pandemia è diffusa in tutto il Paese, i focolai si sono estesi come subdoli grovigli, il tracciamento, soprattutto nelle città più grandi, è andato in tilt. I morti sono fortunametamente assai meno di allora, ma il panico e l’insicurezza tra i cittadini sono cresciuti esponenzialmente: il contenimento appare assai più problematico di allora. E’ uno scenario paradossale dove il dramma si mischia con la confusione in un ibrido insopportabile. Per questo la metafora è tanto semplice quanto illuminante. Se tutti gli italiani sono coivolti (i contagi stanno per sfondare quota ventimila al giorno), l’idea che qualcuno pensi di farcela da solo, magari aumentando i decibel delle misure choc, è fuorviante.

Come lo è quella, di segno contario, di un potere centrale che sparge cautela come cipria, ma un giorno sì e l’altro pure viene sorpassato da governatori o sindaci che, peraltro spesso in conflitto, procedono ciascuno per conto loro. La politica è come paralizzata al centro e preda dell’entropia in periferia. Il governo da solo fatica, e il presidente del Consiglio, di conseguenza, perde smalto nei sondaggi. La maggioranza è divaricata su aspetti fondamentali; l’M5S attende gli Stati generali come una stella cometa; il Pd su questioni decisive tipo Mes, appare diviso e dilaniato dagli scontri, sotterranei ma impietosi, tra correnti. Per converso l’opposizione annaspa tra volontà palingenetiche di una Lega “liberale”, la competition di FdI, lo smottamento di Forza Italia. Incapace di una proposta alternativa credibile e praticabile.

E’ in questa Babele che il capo dello Stato insiste nella richiesta di collaborazione tra istituzioni e sul primato del bene collettivo rispetto alle nicchie egoistiche. Non è un appello ai buoni sentimenti, è l’unica strada per uscire dal baratro. In questi mesi il Quirinale ha svolto un ruolo di sostegno al governo che adesso assume anche tratti di supplenza. Rivolgersi al Quirinale per affidarsi alla sua moral suasion del Colle può diventare l’opzione decisiva. Sapendo che il Colle non si tirerà indietro e saprà far arrivare con discrezione e saggezza, le indicazioni più adeguate. Il rapporto tra Sergio Mattarella è gli italiani è forte e, diciamo, affettuoso. E’ la cosa migliore che l’Italia possiede: non sciupiamola.

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