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Smart working al 50% . Ma i sindacati insorgono: «Poche tutele in tribunale»

Polemiche dopo il decreto firmato dalla ministra della Pa, Fabiana Dadone
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Smart working al 50 per cento. A stabilirlo è un decreto firmato dal ministro della Pa Fabiana Dadone, che fa seguito al Dpcm con il quale il premier Giuseppe Conte ha “raccomandato” un maggiore ricorso al lavoro agile per contrastare la pandemia. Una raccomandazione che riguarda anche l’amministrazione della Giustizia, prevista fino al 31 dicembre 2020, così come il protocollo sottoscritto dalle sigle sindacali lo scorso 14 ottobre e che può avere ad oggetto sia le attività ordinariamente svolte in presenza dal dipendente, sia, in aggiunta o in alternativa attività specificamente individuate, se eseguibili da remoto, alternando giornate lavorative in presenza a giornate in cui il lavoro viene svolto da remoto. Sarà compito dei dirigenti organizzare il proprio ufficio assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile almeno al cinquanta per cento del personale preposto alle attività «smartabili», favorendo la rotazione del personale. E proprio in contemporanea alla firma del decreto da parte del ministro Dadone, i sindacati del comparto Giustizia hanno diramato le «avvertenze per l’uso» del lavoro agile. Partendo dal presupposto che la quota del 50 per cento non è più da intendersi come soglia massima, bensì come «soglia minime». E stando al vademecum diffuso dai sindacati, «questo significa che, teoricamente, tutto il personale addetto ad attività smartabili può accedere a rotazione al lavoro agile», secondo i principi di rotazione contenuti nell’accordo. L’ulteriore novità è rappresentata dalla legge 126/ 2020, di conversione del cosiddetto dl Agosto, «che amplia ed estende le tutele dovute ai lavoratori definiti fragili ad altre categorie di lavoratori ed interviene con specifiche norme di protezione anche per i lavoratori fragili che operano su attività definite non smartabili». La legge prevede una specifica tutela per i lavoratori genitori di figli sotto i 14 anni, «che possono fruire di lavoro agile per tutto o in parte il periodo di quarantena disposto dal servizio di prevenzione della Asl» in caso di contagio all’interno a scuola. In alternativa, nel caso in cui non sia possibile svolgere il lavoro agile, e fino al 31 dicembre, «il lavoratore può astenersi dal lavoro e avere una retribuzione ridotta del 50%, con copertura di contributi figurativi, per tutto il periodo di quarantena». Per quanto riguarda i lavoratori fragili, gli stessi hanno diritto, fino a fine anno, a fruire del lavoro agile svolgendo mansioni equivalenti al proprio profilo nel caso in cui non sia possibile remotizzare l’attività principale.

Ma intanto l’aria nei tribunali si fa sempre più plumbea. Tant’è che i sindacati minacciano un esposto per i troppi contagi nei palazzi di giustizia. «Siamo pronti a presentare un esposto alla procura di Roma ma anche ad altre procure. Il sistema tribunale fa acqua da tutte le parti e si rischiano continui contagi da Covid- 19», ha detto all’Agi Nino Nasone, responsabile confederale del Dipartimento giustizia Flp-Cse. «Proprio oggi (ieri, ndr) abbiamo scoperto l’ennesimo caso di una dipendente risultata positiva al Covid- 19 nel tribunale penale di Roma dove già c’erano stati altri casi nei giorni scorsi. Anche a Lodi abbiamo registrato episodi simili. A Milano la situazione è drammatica. Ovviamente nelle grandi città i problemi sono maggiori – ha spiegato Nasone -. C’è una maggiore affluenza nei palazzi di giustizia e quello di Roma è il più grande di Europa. Non ci sono sicurezze né garanzie e, soprattutto, ci sono problemi di informazione chiara. Spesso si cerca di non far trapelare nulla quando chi lavora in un ufficio giudiziario risulta positivo».

I sindacati stanno monitorando la situazione su tutto il territorio nazionale, chiedendo ancora più smart working e videoconferenze, indicati come «la soluzione», assieme alle garanzie previste dalla norme di sicurezza. «Le videoconferenze sono in uso già da diversi anni per i processi di mafia o di terrorismo. Perché non utilizzarle per celebrare anche gli altri processi? – ha proseguito Nasone – È un problema organizzativo e di implementazione di risorse specifiche. Nulla è impossibile, ma prima di ogni altra cosa bisogna garantire non solo la salute ma la vita delle persone», ha concluso il sindacalista.

 

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